domenica, Luglio 21

Il Papa dei poveri e la politica in America Latina field_506ffb1d3dbe2

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L’ascesa al Soglio Pontificio di Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, ha rappresentato un notevole segnale di discontinuità da parte della Chiesa cattolica. Il Pontefice argentino, eletto il marzo scorso, ha subito impressionato il mondo non solo per il suo comportamento informale e moderno, ma anche per il suo messaggio, che pone fortemente l’accento sulla difesa dei poveri e dei meno fortunati, evitando i toni intransigenti nei confronti di tematiche come l’omosessualità e l’aborto che avevano caratterizzato l’opera dei suoi predecessori.

Dunque, mentre Wojtyla combatteva il comunismo sovietico, e Ratzinger lottava contro la secolarizzazione nella società, Francesco sembra più interessato all’evangelizzazione e alla lotta contro la povertà.

Per quanto non sia certo un riformatore o un ribelle, il suo apparente progressismo in materia sociale ed economica, sostenuto dalla popolarità che gode tra i fedeli avrà un impatto non indifferente sul suo continente d’appartenenza. I Governi del sudamerica hanno ora un interlocutore diverso, e sarà interessante vedere come la rinnovata attenzione verso i più deboli e le critiche allo sfarzo e alla ricchezza promosse dal pontefice influiranno sulle dinamiche sociali e politiche della regione.

La speranza del Vaticano è che con l’elezione di un Papa sudamericano sia possibile invertire il trend che ha portato il cattolicesimo a perdere fedeli nella regione. Se è vero che l’America Latina ospita il maggior numero di fedeli nel mondo (1,2 miliardi), se si osservano i cambiamenti percentuali la Chiesa negli ultimi anni ha perduto molto appeal: il censimento brasiliano del 2010 mostra che i cattolici rappresentano il 70% per cento della popolazione, quando nel 1970 erano il 90%. Anche il cattolicissimo Messico sperimenta un calo. Nell’ultimo decennio, i messicani cattolici sono diminuiti del 5%.

 

Per gettare uno sguardo nel complesso scenario presente e futuro dei rapporti tra i Governi latino-americani e la Santa Sede, abbiamo intervistato  R. Andrew Chesnut, che occupa la cattedra intitolata al vescovo Walter F. Sullivan in Studi cattolici ed è Professore di Studi religiosi alla Virginia Commonwealth University.

Professor Chesnut, Papa Francesco è molto amato e popolare tra i cattolici dell’america latina. Non solo per essere uno di loro, ma anche per il suo discorso rivoluzionario su temi economici e sociali. Dopo un anno di pontificato, pensa che questa sorta di nuova faccia del cattolicesimo possa fermare il processo di secolarizzazione che è costata alla Chiesa la perdita di numerosi fedeli?
No, un cattolicesimo rivitalizzato non fermerà il processo di secolarizzazione in America Latina. Ad ogni modo, la grande emorragia di credenti cattolici ha perlopiù favorito il Pentecostalismo, e io ritengo che questa sia la ragione principale per cui è stato scelto un cardinale latino americano come Papa. Il Brasile nel 1950 era cattolico per il 99%, e solo l’1% era protestante. Oggi è per il 63% cattolico e per il 23% protestante! Se questa tendenza continuasse, il Brasile non sarà più una nazione a maggioranza cattolica entro due o tre decenni!

Uno dei temi che in questi mesi ha attraversato il dibattito è quello del rapporto tra Francesco e la Teologia della Liberazione
Non c’è dubbio che in Argentina non fosse un sostenitore della Teologia della Liberazione, diversamente da molti suoi confratelli gesuiti. D’altra parte, come Papa Francesco ha adottato un certo tono liberazionista, e naturalmente la sua attenzione per i poveri e i diseredati della Terra è un concetto centrale per la Teologia della Liberazione. Ma ha anche una profonda influenza carismatico/pentecostale, dimostrata da un esorcismo, informale e pubblico, a un parrocchiano messicano e la sua attenzione per l’evangelizzazione, che nella cattolica America Latina è stato finora condotto unicamente dai membri del Rinnovamento carismatico. In un recente articolo su ‘Huffington Post‘ ho definito Francesco un liberazionista carismatico.

I capi di Stato dell’America Latina sembrano desiderosi di assicurarsi il supporto del Papa per ottenere più voti dai cattolici. Dilma Rousseff, Presidente del Brasile, ha sostenuto che «la povertà è un nemico in comune» per il suo Paese e il Vaticano, mentre i supporter peronisti di Cristina Kirchner hanno appeso manifesti a Buenos Aires collegando il pontfice al partito della Presidenta. Questi Governi beneficeranno realmente del nuovo corso?
Il Presidente Kirchner non ha certo beneficiato del tentativo del suo Partito di legarsi al connazionale argentino Francesco. L’elettorato dell’America Latina è sufficientemente accorto da accorgersi delle ciniche macchinazioni dei politici, che cercano di salire sul carro di Francesco nonostante il loro percorso politico contraddica la preferenza del Papa verso i poveri. Nondimeno, la speranza è che i governi della regione seguano l’indcazione del Papa di concentrare la loro azione sui poveri e gli espropriati.

Pensa che questa preferenza di Francesco verso gli indigenti possa cambiare le relazioni burrascose tra la Chiesa e i Governi più a sinistra della regione, come Cuba, Bolivia e Venezuela? Il Presidente venezuelano Maduro sembra voler ricucire i rapporti con il Vaticano. Quanto può funzionare?
Potrebbe essere benefico per tutti, dato che il Papa e questi Governi di sinistra condividono certi obiettivi. Inoltre, una distensione potrebbe offrire alla Chiesa una leva in più per premere verso una maggiore libertà politica e, in particolare nel caso cubano, maggiore libertà religiosa. Da parte loro, i Governi che attuano politiche di sostegno nei confronti dei poveri e degli oppressi possono rivendicare di essere in linea con la missione di Francesco.

E i Governi liberali e conservatori? Le critiche rivolte da Francesco al Washington Consensus e al Fondo Monetario Internazionale potrebbero rivelarsi un elemento di contrasto.
Non necessariamente di contrasto, ma penso che le amministrazioni conservatrici in America Latina sperimenteranno un grado maggiore di pressione politica per implementare politiche che diano beneficio ai poveri. Da osservare con interesse sono i partiti politici di stampo cattolico, come il PAN (Partito di Azione Nazionale) in Messico, che si orienta verso un cattolicesimo conservatore.

Pensa che a livello regionale ci sarà una spinta maggiore verso leggi più progressiste su argomenti delicati come l’aborto e i matrimoni gay, o le chiese locali vi si opporranno ancora con la stessa decisione?
No, probabilmente quello a cui assisteremo sarà un maggiore silenzio da parte dei vescovi locali, proprio come Francesco ha mantenuto ha fatto in occasione dell’approvazione delle più recenti leggi sui matrimoni gay, come quella approvata in Francia. il Papa ha criticato alcuni vescovi (principalmente statunitensi, ma senza farne i nomi) per essersi concentrati su aborto, matrimoni gay e contraccezione. Dato il netto declino del cattolicesimo in America Latina e il fatto che la Chiesa negli USA resiste solo per via dell’immigrazione da questa regione, mi aspetto che i vescovi si allineino a Francesco, che al momento è la persona più riverita e popolare del mondo.

 

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