mercoledì, Luglio 17

Il nuovo terrorismo dell'ISIS

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Il termine ‘terrorismo’ è ormai una presenza costate del dibattito pubblico in Italia e in tutto l’Occidente. Dobbiamo preoccuparci della minaccia del terrorismo, controllare l’infiltrazione di terroristi ai nostri confini, i militari o le forze dell’ordine (a seconda del contesto interno o esterno a cui ci si riferisce) sono impegnati in azioni di anti-terrorismo. Senza poi dimenticare altre frasi altisonanti come ad esempio il terrorismo è una minaccia globale, il terrorismo vuole distruggere il nostro modo di vita e via discorrendo. Malgrado questa inflazione mediatica del termine, se ci chiediamo cosa sia il terrorismo ci troviamo di fronte a difficoltà enormi. Anche gli studiosi più accreditati faticano a trovare una definizione comune e quindi si limitano a offrirne una valida per la loro prospettiva che poi viene prontamente criticata, integrata, modificata o ignorata da colleghi con background e interessi di studio diversi. Se dunque una definizione condivisa e condivisibile pare fuori dalla nostra portata, più facilmente raggiungibile e utile da un punto di vista pratico è il prendere in esame alcune caratteristiche specifiche del fenomeno che oggi abbiamo sotto gli occhi.

Qualche tempo fa proprio sulle pagine de L’Indro l’analista Claudio Bertolotti proponeva, partendo dal caso della Tunisia, la definizione di nuovo terrorismo insurrezionale. Alcuni elementi vanno presi in considerazione. Per prima cosa, come si evince dalla definizione stessa, il terrorismo dei movimenti jihadisti dell’area del Mediterraneo non è un fenomeno a sé stante ma è strettamente collegato con un’insurrezione di carattere più generale. Detto in altri termini, il terrorismo di ISIS e gruppi similari non deve essere interpretato semplicemente come un fenomeno a sé stante, al contrario esso è una tattica militare che viene impiegata per la sua economicità e semplicità per i fini strategici di un’insurrezione. Prendiamo in esame questi ultimi tre elementi.

Economicità. Il terrorismo è economico nel senso che con un investimento ridotto riesce a ottenere risultati pratici o mediatici notevoli. L’esempio classico è quello dell’11 settembre 2001, ma anche se pensiamo ai più recenti attacchi a Parigi e Bruxelles possiamo vedere questa dinamica all’opera. Preparare gli esplosivi per le cinture degli attentatori suicidi o dotare loro e altri membri del commando di armi automatiche facilmente reperibili sul mercato, è un’operazione semplice e a basso costo (seppur servano comunque elementi addestrati soprattutto per ciò che riguarda gli esplosivi), ma gli effetti mediatici sono stati notevoli e i costi per le aumentate misure di sicurezza enormi. In Iraq, per esempio, ISIS impiega moltissimi veicoli bomba guidati da attentatori suicidi, spesso tali mezzi sono riusciti a penetrare le difese nemiche e a permettere operazioni offensive di successo e per questo rappresentano una sorta di bomba intelligente, che però nella versione militare occidentale ha un costo decisamente più elevato. Un Tomahawk statunitense costa più di 600.000 dollari, un mezzo bomba dell’ISIS viene costruito con un veicolo spesso rubato, modificato con materiale di recupero, armato con esplosivo ricavato dal campo di battaglia o facilmente prodotto e acquistato e guidato spesso da un foreign fighter che non necessita di particolare addestramento e probabilmente si è accollato il costo del viaggio per raggiungere il campo di battaglia.

Semplicità. Il discorso appena fatto illumina bene anche perché il terrorismo sia una tattica relativamente semplice da impiegare. È vero che per modificare i mezzi-bomba o per costruire le cinture esplosive o gestire in modo sicuro i fondi attraverso banche, internet e fondi neri servono esperti capaci con magari anni di esperienza alle spalle. Ma è altresì vero che questi personaggi chiave sono relativamente pochi (su di loro torneremo comunque più avanti) e che le tattiche offensive tipiche del terrorismo (omicidi mirati, attacchi suicidi, stragi di massa e simili) sono semplici da portare a termine e non richiedono particolari accorgimenti anche perché spesso si colpiscono obiettivi scarsamente protetti, i cosiddetti soft-target.

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