sabato, Agosto 24

Il nuovo PIL field_506ffb1d3dbe2

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Il 9 settembre l’ISTAT (Istituto nazionale di statistica) ha pubblicato la revisione del PIL (Prodotto Interno Lordo) relativa all’anno 2011. È bene fugare subito un dubbio: il ricalcolo del PIL non è stato deciso dal Governo italiano, ma è il risultato di nuove convenzioni internazionali che hanno innovato le metodologie di calcolo di questo importante indicatore economico.

E infatti, già altre nazioni prima dell’Italia avevano provveduto a ricalcolare il valore del Pil seguendo le nuove regole. Come ricordato dall’Istat, a seguito di queste innovazioni in Germania il Pil ha subito un aumento del 3,4%, in Francia del 3,2%, nel Regno Unito del 4,6% e negli Stati Uniti del 3,6%. Quindi, le nuove regole, tendono a gonfiare i precedenti valori del Pil in tutto il mondo, non solo in Italia. Di conseguenza, si può affermare, senza possibilità di essere smentiti, che la revisione effettuata dall’Istat non è un favore fatto al Governo e che tale revisione non è eccessiva, visto che è in linea con quanto calcolato dagli istituti di statistica di altre nazioni.

Eliminato questo dubbio, si può esaminare perché è stata effettuata questa revisione del Pil, come è stata effettuata e quali sono stati i risultati. Questa importante modifica del Pil è il frutto di un cambiamento nel Manuale del Sistema europeo dei conti nazionali e regionali, denominato in sigla Sec. Il precedente sistema risaliva al 1995 ed era chiamato Sec95. Nell’anno 2010, dopo ben quindici anni, si è proceduto a revisionare tali convenzioni europee introducendo il sistema Sec2010. Si è giunti così, dopo un periodo di implementazione delle nuove misurazioni, alla definizione del nuovo valore del Pil. L’Istat ha rilasciato per adesso il solo valore del Pil per l’anno 2011, che diventerà il nuovo anno di riferimento. Il 22 settembre saranno presentati i nuovi dati per gli anni 2012 e 2013 e ad inizio ottobre l’Istat ricalcolerà le serie storiche dal 1995 al 2013. Quindi, contrariamente a quanto diffuso alcuni mesi fa dai mezzi di stampa, non si tratta di un aumento della crescita, ma di un cambiamento sostanziale delle regole di calcolo. Quando avvengono queste importanti revisioni, gli istituti di statistica procedono al ricalcolo di più anni in modo tale da fornire una base di confronto omogenea. Questo è il lavoro che è in corso e i cui risultati si conosceranno nelle prossime settimane.

Fatte queste premesse, osserviamo cosa è cambiato nel Pil italiano. La revisione ha comportato un incremento del livello del Pil del 2011 pari al 3,7%. Il valore è, quindi, cresciuto da 1579,9 miliardi di euro a 1638,9 miliardi di euro. Ciò non significa che l’economia cresce più velocemente, ma che il valore del Pil, secondo le nuove metodologie di calcolo, risulta più elevato rispetto a quanto calcolato con il Sec95. L’aumento del valore del Pil è in linea con quelli delle altre nazioni, come precedentemente illustrato. Quindi, non c’è nulla di eccezionale nel risultato ottenuto dall’ufficio di statistica nazionale.

Più interessante è capire quali cambiamenti hanno maggiormente influenzato il risultato. Il +3,7% nel valore del Pil del 2011 è attribuibile a tre distinte voci: un +1,6% dipende dalle innovazioni metodologiche introdotte dal Sec2010, tra cui un peso rilevante è del diverso trattamento delle spese per ricerca e sviluppo; un +1,3% deriva dall’utilizzo di nuove fonti di dati per l’elaborazione di alcune stime e dalla revisione di metodologie nazionali di calcolo; infine, le modifiche connesse ad alcuni vincoli preesistenti con il sistema Sec95 hanno comportato un incremento di 0,8 punti percentuali. L’inclusione delle attività illegali rientra in quest’ultima voce e ha fatto crescere il Pil dell’1 per cento.

Da questi dati emerge come gli organi di stampa si siano soffermati prevalentemente sulla voce che meno ha inciso sul Pil, cioè sulle attività illegali. Quindi, le prime due innovazioni, le revisioni metodologiche nel calcolo del Pil e le nuove fonti da cui trarre informazioni utili per stimare alcune componenti del Pil, hanno comportato un incremento di quasi 3 punti del prodotto.

Diversa la situazione per quel che riguarda l’economia illegale. Anche in questo caso è bene spiegare la ratio di questo calcolo: il valore reddito nazionale deve essere rappresentato in modo completo dalle statistiche ufficiali e, quindi, esso deve comprendere anche le attività vietate dalle leggi nazionali, ma fondate su uno scambio volontario tra soggetti economici. A livello europeo si è deciso di stabilire quali attività illegali prendere in considerazione, per evitare che differenti legislazioni nazionali o differenti approcci degli istituti di statistica producessero valori del Pil non comparabili. Per questo motivo le autorità europee hanno deciso che sono solo tre le attività da prendere in considerazione: il traffico di sostanze stupefacenti, i servizi della prostituzione e il contrabbando di sigarette o alcol. Seguendo le istruzioni di Eurostat (l’istituto di statistica europeo), l’Istat ha individuato gli aggregati da stimare scartando le attività considerate di poco interesse per la loro scarsa rilevanza. In conseguenza di ciò, nel calcolo del Pil italiano non verranno inclusi il contrabbando di alcol e il commercio internazionale di servizi di prostituzione in quanto ritenuti economicamente poco significativi. L’Istat ha proceduto a stimare le varie voci, come ad esempio il consumo di droga o il valore dei servizi di prostituzione, sulla base di dati campionari rinvenibili in banche dati dei ministeri, da indagini di associazioni di volontariato o da altre indagini internazionali. Per fare un esempio, in merito alla quantità di droga consumata, si è partiti dal numero di consumatori tra 15 e 64 anni, dato calcolabile utilizzando le informazioni pubblicate da autorità nazionali come il Ministero della Salute, poi sono state fatte assunzioni sulla frequenza d’uso e sulle quantità consumate e, infine, utilizzando i dati del Ministero dell’Interno sui prezzi medi unitari delle droghe si è arrivati a stimare il valore di questa nuova componente.

Utilizzando questo approccio per tutte le attività illegali l’Istat ha calcolato che nel 2011 la commercializzazione di droga è arrivata ad un valore di 10,5 miliardi di Euro, l’attività di prostituzione era pari a 3,5 miliardi e il contrabbando di sigarette valeva 300 milioni di Euro. Considerando l’indotto prodotto da queste attività si arriva ad un valore di 15,5 miliardi di Euro, pari allo 0,9 per cento del Pil. Questo valore, quindi, è stato aggiunto al Pil 2011 calcolato con la metodologia precedente, la Sec95.

C’è un altro aspetto interessante tra quelli segnalati dall’Istat. La revisione di metodologie e l’uso di nuove fonti ha permesso di stimare con più dettagli anche la cosiddetta economia sommersa, cioè l’insieme delle attività che vengono occultate all’autorità fiscale attraverso comunicazioni volutamente errate nel valore del fatturato o dei costi o perché si utilizzano lavoratori non regolarizzati. Le nuove fonti e il nuovo metodo di calcolo ha condotto l’Istat ad una stima dell’economia sommersa pari a 187 miliardi di Euro nel 2011, l’11,5 per cento del Pil.

Considerando le attività illegali e l’economia sommersa si arriva a definire il perimetro della cosiddetta economia non osservata. Nel 2011 il peso dell’economia non osservata era pari al 12,4 per cento del Pil, cioè oltre 200 miliardi di Euro.

I nuovi dati dell’istituto di statistica pongono in luce due questioni importanti. In primo luogo, queste variazioni nei valori mostrano il grado di aleatorietà nel calcolo del Pil. È vero che ormai esistono metodologie omogenee in Europa e in tutte le nazioni sviluppate e che le revisioni sono fatte seguendo un approccio prudente e basato su dati osservabili da fonti attendibili. Ma il calcolo del Pil rimane pur sempre collegato alla metodologia scelta e ai dati disponibili per effettuare le stime dei valori non direttamente osservabili. Ciò significa che il rispetto dei vincoli dei trattati europei può essere facilitato dal modo in cui le autorità nazionali di statistica valutano determinati settori economici, come ad esempio l’economia non osservabile. Data l’attuale impostazione delle regole europee, variazioni del Pil anche di pochi punti assumono grande importanza perché hanno impatto sui dati di finanza pubblica. Si consideri che utilizzando le nuove stime del Pil, il rapporto deficit/Pil italiano per l’anno 2011 scende dal 3,7 al 3,5 per cento. Due decimi sembrano pochi, ma se la differenza fosse stata tra 3,1 e 2,9% nel rapporto deficit/Pil ciò avrebbe comportato l’avvio o meno di una procedura di infrazione per deficit eccessivo. Quindi, sarà saggio per i Governi ricordare che il valore del Pil, diversamente da quello di deficit e debito, è in parte soggetto a stime ed errori.

Un altro aspetto interessante è il peso dell’economia non osservata. Nel 2011 era pari, come evidenziato in precedenza, a oltre 200 miliardi di Euro. Questo valore, seppur calcolato con procedure rigorose, sarà sempre aleatorio. Già è singolare che sia stimato un valore per un’economia non osservabile, se poi queste stime cambiano in base alle metodologie di calcolo ci si accorge, nuovamente, di quanto siano poco utili certi rigidi parametri europei. Ad esempio, se gli italiani fossero così bravi da nascondere parte delle loro attività in modo tale che anche utilizzando gli indicatori più moderni e raffinati l’Istat non riuscisse a coglierle, avremmo sistematicamente un valore del Pil italiano inferiore a quello reale. Di conseguenza avremmo parametri di finanza pubblica non in linea con i precetti europei solo perché l’Istat, con gli strumenti a sua disposizione, non riesce a stimare in modo ottimale la grandezza dell’economia non osservata.

Queste considerazioni dovrebbero indurre tutti i politici europei, non solo quelli italiani o dei Paesi in difficoltà, verso un approccio più pragmatico quando si giudica la salute delle finanze pubbliche basandosi su differenze di pochi decimali.

 

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