mercoledì, Ottobre 28

Il non detto di Conte Conte all’alba nazionalizza le autostrade poi va in Parlamento a non dire le uniche cose che la UE vorrebbe sentire in vista dell’incontro di domani a Bruxelles

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Sia come sia, in piena notte, alle prime luci dell’alba di ieri (che buffonata! Per di più dopo essersi quasi scannati: i colpi bassi si sono sprecati), il Governo afferma di avere risolto la questione Autostrade, lasciando girare l’idea che i Benetton hanno ceduto su tutto. Sarà. Occorre vedere le carte, per ora accuratamente nascoste, e tali resteranno a lungo, anche perché Giuseppe Conte ha la necessità di poter dire alla signora Angela Merkel che ha fatto ciò che si doveva, per tamponare almeno un po’ il ceffone ricevuto a Berlino e di cui ho parlato ieri.

Non sono un esperto di queste cose e quindi non dico nulla di specifico, salvo che, se ben capisco, i Benetton si sfilano dal tutto, mantenendo, per un po’, un 10% della loro società, ma scansandosi, mi sembra, sia i costi degli appalti già assegnati che quelli degli investimenti promessi. Il Governo ha lasoddisfazionedi avere tagliato fuori i Benetton, per la gioia del giovane venditore di bibite Luigi Di Maio e del mancato falegname Dibba, ma si trova sul groppone -cioè, ci troviamo noi sul groppone, sia ben chiaro- una azienda che dovrebbe gestire 3000 km. di strade, di gallerie, di ponti, probabilmente con non pochi problemi organizzativi. Avendo ‘ottenuto’ una riduzione delle tariffe, si dà anche una zappatina sui piedi, visto che ora le strade le gestisce sostanzialmente lo Stato, cioè noi.
Nulla da dire, ripeto, salvo che stiamo tornando alle nazionalizzazioni, rispetto alle quali, ora ci tornerò, c’è da dire che ogni italiano che si rispetti dovrebbe ‘fare i sorci verdi’, visti i risultati delle aziende di Stato, panettone incluso, del passato. Fiumi di denaro, disastri economici, imbrogli mostruosi.
Il punto è che tutti questi soldi -restano ancora l’ILVA, Alitalia, ecc., ecc. (figuriamoci)-, l’Italia non ce li ha, e quindi li deve chiedere in prestito o in regalo, sia ai mercati che alle istituzioni europee. Rispetto alle quali, intanto, lo sbrego c’è: optare per le nazionalizzazioni, vuol dire optare per ciò che è tradizionalmente contrario alle politichecomunitarie’, cioè è un modo per dire (perdonatemi, ma a me pare proprio così, è un suicidio) che l’idea della Europa è morta e sepolta e quindi (come soavemente dicevano Rutte e Kraus) ognuno fa per sé: i nostri problemi ce li risolviamo noi.

Se ben capisco Conte-pochette è andato in Parlamento ieri per raccontare cosa dirà il 17 luglio a Bruxelles, quando, stavolta, si vedranno davvero.
L’altra sera, Mario Monti diceva, molto scuro in volto (e vorrei vedere!), che sarebbe utile che Conte faccesse in modo di lasciare aperte tutte le strade, MES incluso, perché una ripetizione del folle rifiuto del MES è l’argomento principe che useranno i nostri avversari (perché si tratta ormai di avversari, e di avversari mortali e, attenzione, avidi!) per rifiutarci altri soldi, o meglio, per farla difficile, o meglio ancora (ma l’ho detto mille volte e quindi non lo ripeto) per accompagnarci, con molti cioccolatini, alla scomparsa come Paese significativo in Europa, specie dal punto di vista economico … altro che 7° potenza industriale! Ma pare che la raccomandazione sia stata ignorata.

Se mi posso permettere, io credo che in Parlamento pochette avrebbe dovuto fare anche altro: annunciare, con chiarezza e nettezza, che cosa intende fare con i soldi che dovessero arrivargli dall’Europa. Deve farlo, nell’interesse suo (se vuole ancora salvare il posto, sempre più in bilico, che sarebbe un bene se ci fosse una alternativa), ma specialmente del Paese, del quale probabilmente non gli importa gran che, ma che ufficialmente dovrebbe difendere.
Avrebbe dovuto, dunque, dire chiaramente come e quando investirà quei soldi, ma specialmente mostrare in concreto come pensa di poter garantire (o, se preferite, rassicurare) i Paesi taccagni sul fatto che quei soldi non verranno sprecati in ‘profumi e balocchi’.

Ciò, per due motivi.
Il primo è ovvio: ce lo stanno chiedendo espressamente da tre mesi, e nel piano della signora Ursula von der Leyen è esplicitamente previsto e quindi si deve rispondere.
Il secondo è ancora più ovvio: l’Italia è su un baratro, a Settembre-Ottobre si vedranno scoppiare tutti i problemi nascosti dai provvedimenti assistenziali e acritici fin qui adottati, occorre che entro Ottobre si muovano molte cose dal punto di vista economico, per fare vedere ai cittadini italiani che in fondo un minimo di interesse dovrebbero rivestire perfino per Conte e gli stellini, che ci sono delle prospettive, cioè che ritorna realmente un po’ di lavoro, e che ritorna davvero, serio e senza sprechi e furti.

Qui, secondo me, si gioca la vera partita, non solo con gli italiani, ma con l’Europa: non mi stancherò mai di ripeterlo, i fondi arriveranno l’anno venturo, quando la signora Merkel, posto che sia nostra ‘amica’ e non lo è, non sarà più a Bruxelles. A suo tempo parlai scherzosamente di ‘delitto perfetto’ e lo ripeto: la signora Merkel fa gli interessi del suo Paese, non del nostro, e fa gli interessi dell’Europa a trazione tedesca, come è giusto che sia, visto che, con l’entusiastica partecipazione dei populisti e sovranisti italiani, in gran parte al Governo ancora oggi, l’idea dell’Europa confederale è ormai tramontata e certo non interessa più nemmeno ai tedeschi, che ormai, aiutati dall’ormai inesistente Emmanuel Macron, hanno l’Europa in mano e non hanno quindi alcun interesse a trasferire poteri all’Europa piuttosto che tenerseli. Anche questo l’ho detto varie volte, quella sentenza della Corte Costituzionale tedesca è stata una bomba sotto le fondamenta dell’Europa, non della Germania, o meglio dell’Europa-cooperazione economica a guida tedesca. La signora Merkel lo ha capito subito che era una grande occasione. Conte (e sorvolo su Giggino) si sta ancora domandando cosa sia la Corte Costituzionale tedesca.

L’altra cosa urgentissima da dire in Parlamento da parte di Conte (e neanche questa è stata detta) è: l’Italia da domani diventa un Paese serio. Che vuol dire che da domani si pagano le tasse tutte e tutti (poi si abbasseranno) grazie all’unico strumento disponibile, la cancellazione del contante, e, secondo me, la detraibilità di tutte le spese di tutti purché fatte con strumenti elettronici. Fantasie, lo so: l’abitudine alla truffa, e la connivenza con la truffa è troppo interiorizzata in questo Paese per essere eliminata così facilmente. Per altro, ricordate la tanto sbandierata lotteria degli scontrini? Tanto sbandierata che è stata prorogata a gennaio, per di più con un ‘forse’ grosso come una casa.

Altra cosa ancora da dire sarebbe stata che da ora in poi non si ruba più sugli appalti e sul resto. Ciò si può fare con controlli seri e onesti e addirittura finendola di parlare male della ‘burocrazia’, ma anzi cercando la sua collaborazione, nell’unico modo in cui si può: incentivandola e premiandola se controlla davvero e in fretta, e invece le si impartiscono i corsi in inglese della signora Mazzucato.
Si può fare, cioè, si potrebbe, se a Roma ci fosse un Governo.
Una delle cose che Camillo Davigo dice in continuazione, per dimostrare quanto poco funzionino i nostri controlli, è che in Italia ci sono una decina di ‘colletti bianchi’ in carcere, in Germania varie centinaia. Dicendolo, forse, non si rende conto che dice anche un’altra cosa: la truffa non è una caratteristica italiana, solo che all’estero la combattono, cioè sono persone serie, in Italia no. E questo non è ‘giustizialismo’ è logica. Alla quale si risponde anche (e principalmente) controllando bene attraverso una amministrazione veloce ed efficiente e che collabori e cerchi proprio di evitare le truffe.

Il prezzo della mancanza di tutto ciò sarà uno e uno solo: la scomparsa (anche in breve) dell’Italia come Stato rispettabile e utile, con il trasferimento rapido dei suoi principaliassetaltrove, trasformando il Paese, come dice e forse (spero) teme Ricolfi, in un grande deposito di persone assistite.
Però, un punto sul quale si potrebbe e dovrebbe agire, è l’ennesimo colpo a sorpresa di sostegno all’Italia, con l’iniziativa della Commissione contro le norme fiscali sleali nei confronti degli altri Stati. Un punto a favore dell’Italia, un punticino perché è tutto da valutare, ma un punto. Se, ma solo se, tutto quello che ho detto prima ci sarà, non perché altrimenti non sarà fatto (scherziamo? è nell’interesse di tutti), ma perché potrebbe n on cambiare per noi nulla, se continueremo nella nostra attuale politica.

Dal tono di queste righe, si potrebbe pensare che sono sfiduciato sui risultati. Per quel nulla che conta, sì, è esattamente così; potrei aggiungere che per fortuna sono vecchio, ma il pensiero dei miei figli non mi fa dormire la notte.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.