giovedì, Ottobre 22

Il mondo degli esordienti field_506ffb1d3dbe2

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«In fondo al tuo cuore, dunque, il ritmo mantiene il suo eterno battito – non è forse questo che fa di te un poeta? A volte sembra scemare fino a sparire del tutto. Ti lascia mangiare, dormire, parlare come le altre persone. Poi di nuovo si gonfia, cresce e cerca di raccogliere il contenuto della tua mente in una sola danza dominante.»

(Virginia Woolf)

 

La sera di domenica 4 ottobre, Pietro Scott Jovane di Rcs ed Ernesto Mauri di Mondadori firmavano la trattativa con cui Rcs Mediagroup vendeva a Mondadori la sua divisione libri per 127,5 milioni di euro. In questo modo, il gruppo editoriale controllato da Fininvest, acquisiva i marchi Rizzoli, Bompiani, Fabbri e Marsilio. Al di là dei dettagli squisitamente tecnici dell’acquisizione, di cui non ci occuperemo in questa sede, ciò che interessa il mercato editoriale è il fatto che Mondadori controllerà circa il 35 per cento del mercato nell’editoria d’autore, che non comprende i libri scolastici. Un oscillamento nelle quote di mercato senz’altro di considerevole importanza. Come d’obbligo, in questi casi entra in scena l’antitrust: l’autorità garante della concorrenza e del mercato dovrà infatti stabilire se l’accordo viola le leggi sulla concorrenza, soprattutto per quanto riguarda le norme sui monopoli. Se ciò dovesse trovare riscontro e la quota di mercato dominata in futuro da Mondadori dovesse risultare eccessiva, alcuni marchi editoriali del gruppo dovranno essere ceduti.

Marina Berlusconi ha così commentato l’acquisizione: «Una realtà estremamente significativa del nostro panorama librario resterà in questo modo italiana. Un’editoria nazionale più solida e competitiva potrà disporre di maggiori risorse da investire nella qualità, potrà reggere davvero il confronto con i grandi editori stranieri e con protagonisti estremamente aggressivi del calibro di Amazon. Siamo consapevoli delle nuove responsabilità che ci assumiamo. E soprattutto siamo determinati a mettere tutto l’impegno necessario per tutelare e valorizzare quel sistema di eccellenze editoriali e culturali di cui la Mondadori si trova al centro.»

E se si cerca di dare all’intento un’aura in qualche modo nobile, se non necessaria, resta a vedere cosa questo possa significare per l’altra parte della barricata, quella che non s’interessa dei numeri del mercato editoriale -anche se forse dovrebbe- quella che non ha l’incombenza di doversi scontrare con la dura realtà di un 39 per cento della popolazione che non legge nemmeno un libro all’anno, e che soprattutto non deve far quadrare i bilanci a fine trimestre, minacciata a destra dal fascino della tecnologia e a sinistra da un’apatia strisciante e pervasiva. Quella cioè degli aspiranti scrittori.

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