sabato, Dicembre 7

Il mercante di Venezia … sotto la pochette niente Forse la realtà è il contrario di quello che ci descrivono specialmente gli stellini e i leghisti: gli italiani vogliono idee chiare, scelte nette, decisioni, perfino decisionismo; vogliono scegliere tra destra e sinistra e, per ora, c’è solo la destra

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A Venezia è successo ciò che si è sempre saputo che sarebbe successo, e che succede varie volte all’anno, ogni anno da quando c’è Venezia. Oggi è stata ‘eccezionale’, ma non poi tanto, era già successo.
Naturalmente la colpa è di altri, non certo degli attuali meravigliosi gestori del Veneto e di Venezia, non del Governo attuale, né di quello precedente, né di quello ancora precedente, e così via.
Nemmeno si è pensato di fare qualcosa anche di posticcio per proteggere il Duomo e perfino il caffè Florian.
Ma la colpa è di altri …, lo ha detto anche il sedicente ‘premier’: Venezia «ha bisogno di risolvere una serie di problemi storici che si trascinano». A furia di andare oltre, vedrete che è colpa di Adamo, magari perché troppo ricco di testosterone.

Se non fosse una cosa al limite della tragedia, la situazione nella quale ci dibattiamo in queste settimane, e specialmente in questi giorni, sarebbe comica, ma comica da fare ridere a crepapelle; certo non della risata intelligente, colta, geniale di un Totò o di un Crozza, tanto per dirne due a caso, ma di quella greve un po’ volgare, anzi spesso decisamente volgare di altri comici in giro per il nostro paese, non faccio nomi per carità di patria.

Neanche a farlo apposta, la stessa sera di martedì 12 novembre, abbiamo potuto assistere a due corpo a corpo con i duevincentidella politica italiana: Giorgia Meloni e Matteo Salvini.
Entrambi aggressivi, entrambi superficiali, entrambi incapaci di rispondere a una domanda, ma solo a fare comizi e lanciare odio e disprezzo, entrambi con la soluzione di tutto in tasca … peccato che non la abbiano usata quando erano al Governo o nelle sue vicinanze, cioè poche settimane fa. Ma specialmente entrambi ormai sfacciati nel sostenere idee e atteggiamenti autoritari e molto semplicemente fascisti. Poi discetteremo di filosofia della storia e di storia della filosofia: volete chiamarlo salvinismo o mellonismo o anche salvollismo? Fate pure: come la giri e come la volti fascismo è; anche in quello vero la galera, il confino, la cacciata dal lavoro e la deportazione sono venuti dopo, un po’ alla volta.

L’altra sera Bruno Vespa vantava il modo meraviglioso di scrivere di Mussolini e il suo radicalismo di sinistra. E, nella vita c’è sempre qualcosa di involontariamente comico e ridicolo che sembra messo lì apposta, ma è il diavoletto che opera sempre. Perché mentre Vespa magnificava il Mussolini giornalista, applaudito da Marco Damilano, di fronte a lui sedeva Uolter (al secolo Walter Veltroni), grande amico pentito di D’Alema, grande sindaco, grande politico, grande segretario del Partito, grande affossatore di Prodi, grande regista, grande scrittore e, ieri sera, grande giallista, che, seriamente, senza ridere (lui non sa, non può, è troppo alto, lui) raccontava del suo geniale libro, che narra di un commissariato di Polizia sito a Villa Borghese, composto di poliziotti più o meno di seconda scelta, mandati lì in punizione, ma che si rivelano super-poliziotti che nemmeno Bud Spencer. Un certo Maurizio De Giovanni, deve avere copiato l’idea scrivendo ‘I Bastardi di Pizzofalcone’ sei o sette anni fa … vedi che Uolter lo denuncia per plagio!

Ma torniamo all’inizio, perché tutto ciò accadeva, la stessa sera in cui si assisteva alle contorsioni insulse di un Governo (un sedicente Governo) e di una maggioranza, che sta insieme con lo sputo, ma in cui ognuno pensa solo ad uscirne con il minimo di danni possibile. Le isterie degli stellini, incapaci di quel minimo senso di responsabilità che dovrebbe indurre a pesare le parole in un momento così difficile per quasi ventimila famiglie. E invece, addirittura con le minacce del ‘capo politico’ che dice che se si fa lo scudo il Governo rischia: siamo all’assurdo, quello che sta mettendo in crisi il Governo, minaccia di farlo cadere lui! Sorvolo sulla Lezzi, la Ruocco, figuriamoci! Sono solo delle tricoteuse in salsa gialla.

Sorvolo anche su Matteo Renzi, ormai ridotto a fare solo caciara, a proporre manovre choc (tanto a parlare siamo tutti buoni) a giocare d’azzardo sull’orlo del precipizio. Anzi, forse per un momento pare avesse capito che stava esagerando e che il rischio di caduta del Governo comincia a diventare reale, ma poi deve averci ripensato.

Eh sì, perché comincia a circolare l’idea che è il PD, Nicola Zingaretti per la precisione, che non ne può più. È vero che nel pieno del caos se ne va in USA a perdere tempo con Clinton, ma potrebbe essere una mossa, perfino ‘abile’, per dire: non ho partecipato al bailamme, vi ho lasciato a litigare quanto volevate, ora basta, usciamo dalla via Pal. Potrebbe essere così, ma temo di illudermi.

Ciò che colpisce in questo gran vociare assurdo è la evidente pochezza del Governo, che non ha la minima idea di cosa fare, anche solo sul piano giuridico: il mitico avvocato che sa tutto e risolve tutto … sotto la pochette niente. Non potrebbe almeno chiedere ad Alpa (chiunque esso sia) di dargli una mano, un consiglio, per carità non dico un parere, quelli si pagano a caro prezzo e forse perfino Conte si rende conto che non sarebbe elegante chiederlo al suo collega o aspirante collega di studio.

Però è evidente che Conte & co. non sanno che fare; è evidente che la palla in mano l’ha l’ArcelorMittal, che sta semplicemente facendo quello che ha detto: chiudere la fabbrica e lasciarci la ferraglia. E già, nemmeno questo il signor pochette sa impedire: che quelli smantellino la fabbrica rendendola inutile per chi sa quanto tempo, in modo da portarsi via i clienti e non avere nemmeno in prospettiva un concorrente. Solo il Governo o solo Conte ancora non lo ha capito? in fin dei conti, se ben capisco, la ILVA è ancora dello Stato, la Arcelor la ha solo in affitto, e è normale che un affittuario ti restituisca il bene smontato? Se io prendo in affitto una automobile, poi che faccio, la restituisco senza volante e senza motore?

Ma tanto ragionare è inutile. Quella gente a Roma pensa di sapere tutto e poi con chi vuoi ragionare, con la signora Lezzi, con Emiliano, con Di Maio, suvvia con Patuanelli … su, su, lo so che vi viene da ridere, ma non è il momento di ridere, credo, io forse sarò scemo, ma vi confesso che a me viene l’itterizia a pensare a quelle ventimila famiglie dalla sera alla mattina in mezzo ad una strada e, devo dire, le ammiro: mi sarei aspettato una rivolta di piazza, ma proprio una vera rivolta, tipo Hong Kong, Caracas, Santiago del Cile.
E invece nulla. E questo fa pensare. Certo, la stanchezza, lo sfinimento, la sfiducia. Ma solo questo? La nostra classe operaia di battaglie dure ne ha fatte, ne sa fare. E allora?

Azzardo un tentativo di risposta, tornando all’inizio.
La violenza bieca, l’improntitudine, la faccia di bronzo della destra più rozza autoritaria e oscurantista che si sia mai avuta in Italia, certo agevolata dalla ‘incultura’ dominante in una Italia dove la scuola insegna solo come evitare di andarci e scansare lo studio, quella destra trova, per ora nei sondaggi e non è trascurabile, un enorme successo. Fondato sui risultati? No, dove sono i risultati? gli italiani, con tutti i loro limiti, lo sanno che non ce ne sono stati. E allora? Se io chiedo a qualcuno che vota quella roba lì perché lo fa o lo farebbe, la risposta non è perché sono bravi e onesti, anzi, il contrario, non hanno fiducia in quella gente. Sperano solo che, visto che urlano tanto e dichiarano di volere fare strafasci e rivoltare tutto, qualcosa faranno. Ma specialmente, molti pensano che se li si votasse ci sarebbe una scossa e una reazione positiva, appunto di reazione, di presa di coscienza del problema. Insomma una sorta di moderna ‘facite ammuina’!
Voglio dire che forse la realtà è il contrario di quello che ci descrivono specialmente gli stellini e i leghisti: gli italiani vogliono idee chiare, scelte nette, decisioni, perfino decisionismo; vogliono scegliere tra destra e sinistra e, per ora, c’è solo la destra. Certo, se gli si offre solo autoritarismo, meglio di nulla.

E allora la palla passa allasinistra’, e per essa a Zingaretti, se esiste.
È venuto cioè il momento di mandare a quel paese non solo gli stellini post-ideologici o non so cosa, non solo Renzi e le sue manovrette da cortile, ma anche Franceschini l’oscuro manovriero, manovrato o manovrante Mattarella … si dice. È venuto, o se preferite è tornato, il momento delle idee, dei progetti in grande, sì, delle ideologie da opporre alle sciocchezze paraideologiche della destra. È venuto il momento delle idee vere, serie, colte, consapevoli.

Occorre, in altre parole, che la sinistra nonché riprenda, rivendichi la propria identità e il proprio progetto, senza paura di passare per ideologica, comunista o quel che si voglia.

E dunque, bisogna mettere le carte in tavola, ora subito senza attendere un minuto: dire fin da ora o ci state o il Governo è -ripeto ‘è’, non ‘sarà’ o ‘sarebbe’- è già finito. Si approva la finanziaria e via. Anzi, se volete ricattare noi, la sinistra, e cioè il Paese minacciando di non fare passare la finanziaria, vi sbugiarderemo in tutta Italia, ma poi andiamo al voto, subito. Ma liberi da pastoie, da accordi, da compromessi, da alleanza: soli, duri, nudi e puri! Sì, lo so, straparlo.

Vincerebbe la destra di Salvini & co.? può darsi, è un rischio, che vale la pena di correre, già prima delle elezioni emiliane, ripeto oggi, subito. Spiegando bene agli italiani cosa è questa destra … poi se non lo capiscono, beh, un ventennio lo abbiamo avuto e siamo sopravvissuti, ne avremo un altro? Forse e magari non in orbace, ma in felpe verde pisello, ma poi passerà anche quello.

Oddio, l’idea di uno Zingaretti sulle barricate è un po’ surreale … ma non si può mai dire, anche Montalbano ogni tanto si incazza. Ma è certo che farsi macinare e sminuzzare così, non vedo che senso abbia. Credo che perfino Franceschini cominci a capire che per ora di Presidenza del Consiglio non ce ne è per lui. Poi si vedrà.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.