domenica, Luglio 5

Il massacro di Fiorello field_506ffb1d3dbe2

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Ho conosciuto sia pur brevemente Fiorello. Me l’ha presentato la sorella Catena. C’erano anche tutti gli altri componenti di questa famiglia siciliana venuta su tra fichidindia e sacrifici. Poi ha raggiunto il successo, ma è rimasta molto unita. E questo evidentemente dà fastidio ai falliti, a chi non ha avuto la voglia, la capacità o forse anche la fortuna di uscire dal tunnel della crisi.
Quelli che lo stanno massacrando adesso in Rete mica invidiano a Fiorello i soldi.
No, gli invidiano la felicità. Oltre ovviamente al successo e alla simpatia.
Ho sempre sostenuto che il web è diventato uno strumento fantastico, di espressione e di libertà, ma sicuramente fa affiorare gli istinti peggiori, tutto il male che è dentro di noi, a cominciare dal rancore.
Perché ci si sente tutti protagonisti, pur non avendone i requisiti, e poi è facile giudicare e insultare gli altri dietro una maschera rigorosamente anonima. Invidiosi e vigliacchi.
Già altri hanno parlato di quest’attacco vergognoso a uno degli artisti fino a un momento prima più amati del panorama italiano.
C’è poco da aggiungere, se non ricordare a qualche imbecille che Fiorello ha sicuramente sbagliato, ma che ci sono persone che hanno travolto intere famiglie sulle strisce e sono scappate, eppure non hanno fatto neppure mezz’ora di galera e che magari poi sono state vergognosamente assolte.
Chi mi ha seguito nella battaglia per l’introduzione dell’omicidio stradale ne sa qualcosa. Naturalmente Fiorello non c’entra niente: è solo il pretesto per scaricare l’ennesima valanga di livore.
La società malata? No, siamo noi la società, siamo noi i malati.

 

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