giovedì, Agosto 6

Il Marco scomodo: Pannella, una sconfinata libertà felice Marco Pannella: piccola storia di una vita grande / 5

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Ogni grande marcia comincia con un piccolo passo. Copyright del Presidente Mao, cui con ogni evidenza Pannella si ispirava senza mai dichiararlo, altro che Ernesto Rossi e Gandhi, Voltaire e Croce. Marco Pannella non era, e non è, un Santo (anzi) e neppure un santino, come lo si vorrebbe ridurre da parte di amici e nemici, per meglio ‘ridurlo’ e anestetizzarlo, in vita e oltre. Lui, invece… Questo ‘famoso’ appello lanciato da Pasolini post mortem al XV Congresso del Partito Radicale il 4 novembre del 1975 (a Firenze) ha trovato straordinaria incarnazione, e soprattutto continuità («La vera forma e forza delle cose», MP dixit) proprio nel leader radicale. «(…) voi non dovete far altro (io credo) che continuare semplicemente a essere voi stessi: il che significa essere continuamente irriconoscibili. Dimenticare subito i grandi successi: e continuare imperterriti, ostinati, eternamente contrari, a pretendere, a volere, a identificarvi col diverso; a scandalizzare; a bestemmiare».

Ma è di converso curioso che il più anticomunista (sostanzialmente, non opportunisticamente: e in nome di libertà e nonviolenza) dei politici italiani fosse in realtà quasi ‘ispirato’ nei suoi comportamenti dai leader comunisti. Solo che lui, Pannella, era un po’ meno democratico. (Una provocazione, questa nostra, certo, ma con qualche fondamento. Specie per quanto riguarda la gestione ‘interna’). Leninista nella concezione del Partito, stalinista e brezneviano nell’autoperpetuazione e nel culto (reale) della personalità, trotzkista nella proiezione internazionalista seppur sanamente ‘reinventata’ in transnazionale , maoista nell’ideare e condurre le sue ‘lunghe marce’, castrista nel populismo paternalistico, quanto a Pol Pot e ad altri simpatici soggetti dobbiamo rifletterci un po’ su, ma ad applicarvicisi qualcosa salta fuori di sicuro. E poi Fedele ‘Fidel’ Confalonieri definiva Silvio Berlusconi un ‘Ceausescu buono’. Ecco, pure Pannella, anche se meno buono (di Ceausescu, oltre che di Berlusconi). E al Presidente Mao oltre che la tenacia da ‘Lunga Marcia’ lo accomunava la volontà di sparare sul proprio ‘Quartier generale’. Come ben sanno tutti quelli che gli sono stati a fianco con responsabilità operative attraverso gli anni e i decenni. Divisi in due, opposte categorie. Chi avendo ingoiato continuamente di tutto, e non era cioccolata (e incassandone anche lauti ‘dividendi’) si è poi ritrovato a riversarglielo addosso illuminato sulla via (o sulla strada) di Pescara. Dove, come da canzone di De Gregori «fu inseguito dai parenti ingordi». Di allora e di ora. E chi manzonianamente «vergin di servo encomio e di codardo oltraggio» prosegue nei modi più diversi, umili o geniali che siano, a coltivare i semi piantati da Pannella.  

(Il coautore Isio Maureddu, amico e stretto collaboratore specie negli ultimi anni di Marco Pannella, si dissocia formalmente da queste considerazioni. Per quanto…).    

All’interno di tutto questo, e di una certo non facile personalità, Giacinto ‘Marco’ Pannella era, è, animato, in senso proprio, da una irrefrenabile voglia di libertà, per sé stesso e per gli altri. Pannella era un uomo scomodo, e lo è tuttora come ‘pietra d’inciampo’ della politica e non solo. Italiana e non solo. E non casualmente si intitolava ‘Il Marco scomodo’ il libro di Gabriele Paci, all’epoca Direttore dell’Agenzia stampa quotidiana ‘Notizie Radicali‘, in cui si ricostruisce la vicenda dell’’espulsione’ dal Parlamento di Pannella, le cui dimissioni da parlamentare nel vennero inaspettatamente accettate in prima battuta (contro la prassi costante) il 25 ottobre 1989 da un’Aula della Camera dei Deputati i cui membri avevano dichiarato tutt’altro. Ma, ansiosi di liberarsi di lui lo impallinarono spietatamente. Peraltro in tutta la sua esistenza politica, e sempre da protagonista più e più volte eletto, Pannella ha fatto il parlamentare italiano complessivamente per soli 14 anni.     

In quegli (questi) anni ’90 dello scorso secolo, opo il ciclotimico settennato di Francesco Cossiga, il ‘picconatore’ che era stato premiato per il rapimento e l’omicidio di Aldo Moro che quantomeno non aveva saputo evitare, con la salita al Colle, toccò ad Oscar Luigi Scalfaro. ’Il Pertini cattolico’ eletto Presidente della Repubblica nel 1992, rimanendo in carica sino al 1999, segnando così con la sua presenza l’intero decennio. E i primi anni di Silvio Berlusconi di cui fu feroce, e a nostro avviso istituzionalmente rigoroso, avversario. Decisivo nella operazione da lui ideata e condotta a buon fine dell’elezione del politico democristiano alla Presidenza della Repubblica fu Pannella. Ben presto ci fu un’aspra rottura. Poi quel decennio accelera. E ne ricostruiamo, per ora, i passaggi quasi solo per titoli, ché ognuno merita ampia disanima.

Poi la storia e le cose accelerarono. E nel 1992, con Tangentopoli, la dissoluzione di antiche forze politiche e del ‘Partito Socialista Italiano’ che dei radicali era stato altalenante sponda, e furono le elezioni del 1994 con l’alleanza radicale con Berlusconi appena sceso in campo, e candidati, eletti, nelle liste di ‘Forza Italia’. Tra cui Emma Bonino. Pannella giocò però anche la carta della presentazione autonoma, sfiorando di poco la soglia di sbarramento del 4%. E fu la stessa Bonino Commissaria europea (su indicazione del Governo Berlusconi) dopo le elezioni per il Parlamento Europeo che seguirono di poco le politiche. Dimostrando in quei cinque anni in cui i Radicali erano arrivati finalmente al Governo (dell’Europa) che uomini e donne di Governo erano sempre stati, anche dai marciapiedi e dall’opposizione, e quando arrivavano al Governo vero erano ben capaci di gestirlo. E fu la campagna ‘Emma for President’ nel 1999 (venne eletto invece Carlo Azeglio Ciampi), e furono le immediatamente successive Elezioni Europee in cui i Radicali toccarono la loro massima soglia storica, sotto l’insegna della ‘Lista Bonino’ arrivata all’8,5% e sette eletti. E furono, in quegli anni, come prima e dopo tante altre e fondamentali cose.  

 La sintesi anche di quegli anni nella vita di Marco Pannella è la ricerca e l’affermazione di una sconfinata libertà. ‘Una libertà felice’ come ebbe a titolare la propria sostanzialmente unica vera autobiografia (oltre alla sterminata e parcellizzata autobiografia a puntate domenicalmente affidata ai microfoni di ‘Radio Radicale’ ed alla catarrosa ma abile badante Massimo Bordin), affidata all’affettuosa e leale vicinanza di Matteo Mecacci e uscita pochi mesi dopo la sua ‘partenza’ del 2016. «E ora registro me stesso. Una penna, un foglietto, anche un microfono. Non è che mi senta pronto per stendere le memorie di un rompicoglioni. Voglio soltanto sistemare la mia gioia e, quando c’è, anche il mio sconforto. Per questo annoto, per questo registro. Perché la conquista della democrazia passa anche in un abbraccio, in una discussione sul liberalismo e un’altra sulle rivoluzioni, passa per ogni uomo e per ogni idea capace di migliorare il mondo. Passa per ognuna delle cazzate che ci vengono in mente e che abbiamo la voglia e la forza di comunicare e condividere. L’importante è osare e usarsi, l’importante è accettare ogni sfida che può guadagnare un grammo in più di libertà».

Perché Marco Pannella era agito da un amore sconfinato e da una generosità sin quasi eccessiva a tutti i livelli (un suo amico degli ultimi anni, e migliori checché ne dica la vulgata, la chiama ‘misericordia’, ma la si chiami come la si chiami il concetto è quello). Perché Marco Pannella era anche una grandissima testa di cazzo, ma un uomo libero, e commosso della libertà, propria e altrui, e proprio per questo capace di amare tenacemente e profondamente, a modo suo e con modi suoi, l’altrui libertà. Quella del singolo uomo e della singola donna, e quindi quella di tutti gli uomini e tutte le donne quando diventano un assieme collettivo, divenendo gruppo, popolo, partito, o qualunque forma di libera ‘ecclesia’ (cioè ‘assemblea’) dir si voglia. Amandola, e quindi lottando per la propria e altrui libertà.    

Una sconfinata libertà, una sconfinata libertà felice.

(Continua)

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Sull'autore

Gabriele Paci Giornalista. Editore con ‘La Voce multimedia’. Già, tra l’altro, Direttore di ‘Notizie Radicali’ Agenzia stampa quotidiana. Isio Maureddu Esponente storico del ‘Partito Radicale’ e oggi del ‘Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito’. Già Consigliere generale di ‘Radicali italiani’. Amico e stretto collaboratore di Pannella, in particolare negli ultimi dieci anni.