giovedì, Agosto 6

Il malessere dei ragazzi che parla, vanamente, alla politica

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Le asimmetrie che si sono create all’interno della società funzionano come gigantesche differenze di potenziale, generando energia negativa, un sintomo che preferiamo ignorare perché soprattutto coloro che dovrebbero dare risposte, principalmente i politici, si sentono al sicuro dietro il loro benessere, ma scontano anche una profonda impreparazione, quando non vera e propria ignoranza, essendo spesso dei beneficati il cui unico merito è di vantare le giuste contiguità con chi distribuisce le carte. Anche in politica funziona come per la maggior parte della collettività, la qualità in garage e l’incapacità nei nodi decisionali e operativi.

Una classe politica modesta, ossessivamente centrata sui propri conflitti e suoi propri giochi di potere, diventa fatalmente parte del problema non certo la fonte della sua soluzione. Basterebbe considerare qual è il livello di efficienza del welfare nel nostro Paese, calibrato su una società oramai estinta, oppresso da una domanda cresciuta in modo vertiginoso, nonché da una drammatica carenza di organico, e talvolta di formazione, che finisce per prosciugare le energie degli stessi operatori, anche i più volenterosi, sfibrando le loro stesse vita.

I servizi sociali sono l’avamposto su cui è stato caricato un peso inaudito, vicino a loro la scuola, investita da uno tsunami che non conosce precedenti. Si pensi, tanto per non rimanere nel vago, alla piaga degli adolescenti che decidono di non andare più a scuola, chiudendosi in se stessi, perché non reggono il livello di collaudo sociale che essa implica, oppure perché non trovano senso in quello che fanno. Accanto a loro famiglie sopraffatte e senza strumenti, che spesso assistono impotenti a queste manifestazioni di ritiro sociale dei figli. Situazioni in cui anche gli operatori, pubblici e privati, si raccapezzano con una certa difficoltà, trattandosi di fenomeni nuovi e impegnativi da affrontare.

È in un Paese che si sta consumando nel malessere esistenziale delle giovani generazioni, minando il suo stesso futuro, quello in cui si sono svolte le primarie del Partito Democratico, forse l’unico che mostri di avere un capo e una coda nel panorama politico nazionale, che potrebbe cominciare a porsi le domande vere, quelle relative alla vita delle famiglie. Tuttavia su questi temi non si registrano dibattiti o confronti programmatici, si parla di alleanze o di strategie che nessuno capisce, se non la stessa politica. Sullo sfondo, lo si lasci dire a chi il Paese lo gira tutto l’anno e non possiede ragioni ideologiche da difendere, i problemi vitali come quello costituito dalla sofferenza delle famiglie, dei bambini e dei ragazzi. Ma sullo sfondo resteranno perché la politica non possiede la minima idea di come funziona il Paese. In agenda finiscono i temi che rappresentano mondi in grado di imporsi all’attenzione della politica e dei media. Quello che invece non ottiene udienza è la normalità, così pregna di inquietudine, che pretenderemmo di curare come malattia ma che in realtà è solo un grido di aiuto di chi non riesce a capire come è arrivato in questo mondo e quale ruolo dovrebbe ricoprire.

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