venerdì, Agosto 7

Il lungo week-end delle Riforme Riforme

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La discussione generale in Senato sul ddl Boschi in programma per oggi si è chiusa con ben 4 ore di anticipo. Atmosfera sonnacchiosa tra i senatori, pensieri rivolti altrove e banchi semi deserti perché non ci sono votazioni in programma, con relative diarie da incassare. E così, complici anche le temperature ferragostane, molti di loro hanno optato per il fine settimana lungo. Intanto, secondo un’anticipazione pubblicata da ‘Repubblica’, i renziani sarebbero disposti ad aprire alla minoranza Dem sulla modifica del comma 5 dell’articolo 2 (elettività dei senatori). Immediata, quanto sospetta, la «disponibilità a discutere» di Pier Luigi Bersani che rende obsoleto, di fatto, l’appello lanciato in mattinata da Roberto Speranza il quale, oltre ad insistere nel chiedere l’elettività del Senato, rifiuta, almeno a parole, il «voto vincolante in una materia costituzionale» che Renzi si appresta ad imporre alla Direzione del partito di lunedì prossimo. Fa rumore il silenzio del presidente Sergio Mattarella contrapposto alle ‘grasse’ mani di verdiniani e Responsabili vari, già pronte ad arraffare, dicono i grillini, poltrone e prebende. Il M5S lancia l’allarme sul rischio di «deriva autoritaria». Continua, intanto, il mercato delle vacche, pardon, dei parlamentari, per convincerli a convertirsi sulla via delle riforme, come ribadito questa mattina dal senatore grillino Maurizio Santangelo che ha parlato di «compravendita di voti tra Verdini e Zanda». Dal Pd smentiscono seccamente, ma, dopo i tre acquisti tosiani, un certo onorevole Giovanni Falcone di Scelta Civica (per fortuna solo omonimo del magistrato ammazzato dalla mafia) annuncia oggi il suo approdo nel partitone della Nazione «per fare le riforme».

Il Movimento di Beppe Grillo denuncia Renzi alla Corte dei Conti per il volo ‘tennistico’ a New York, utilizzato per gustarsi a spese degli italiani la finale di Flashing Meadows tra Flavia Pennetta e Roberta Vinci. La furiosa polemica tra governo e sindacati sulla chiusura del Colosseo e di altri siti archeologici per ‘assemblea sindacale’ arriva in Cdm (varato un decreto) e viene sfruttata dal premier per assestare un colpo decisivo alle odiate rappresentanze dei lavoratori: «Non lasceremo la cultura ostaggio di quei sindacalisti che sono contro l’Italia. Adesso basta». Debolissima la difesa del leader Cgil Susanna Camusso: «Ormai fare un’assemblea sindacale è diventato impossibile».

Tra il premier Matteo Renzi e il presidente del Senato Pietro Grasso è ormai scontro aperto. La seconda carica dello Stato non ha gradito la minaccia, poi smentita, dell’inquilino di Palazzo Chigi di trasformare il Senato in un «museo» e, anche se non lo ha nominato, ieri ha attaccato Matteo in maniera poco istituzionale. Forse a Grasso saranno tornate in mente le parole di Benito Mussolini che di Palazzo Madama voleva fare un «bivacco di manipoli». La verità è che l’ex magistrato siciliano si sente sotto pressione perché è rimasto l’unico a poter mettere i bastoni tra le ruote delle riforme alla gioiosa macchina da guerra renziana. È lui, infatti, che dovrà decidere a giorni sull’ammissibilità degli emendamenti all’articolo 2 del ddl Boschi, quello che stabilisce la non elettività dei nuovi senatori. Per questo il pressing renziano nelle ultime ore si è fatto asfissiante, con lo stesso premier che ha parlato di «conseguenze» alla deliberazione del presidente del Senato. Ma lui, molto salomonicamente, prende tempo.

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