giovedì, Agosto 22

Il Laos, la fame di energia ed i disastri delle dighe che crollano Il crollo di una diga minore su un affluente del Mekong ha finora comportato 19 morti, 7.000 sfollati ed almeno 3.000 persone in forte necessità di cure. Mega-progetti sulle dighe parecchio contestati e criticati e il ruolo della Cina nell’area

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Il crollo di una sezione di una diga in costruzione in territorio laotiano ed il disastro ambientale e sociale che ne è derivato, sono una “cartolina” dello stato delle cose relativo agli investimenti nel settore dell’energia idroelettrica e del livello di investimenti in tutta l’area del Delta del Mekong, a cavallo di Nazioni quali lo stesso Laos ma anche Cambogia e la Thailandia, la Nazione che è tra le principali beneficiarie nell’area dell’energia elettrica che sostiene il proprio apparato produttivo e le proprie aree metropolitane ed urbane.

La diga in questione è parte di un progetto idroelettrico del valore di circa un paio di miliardi di dollari che il Governo laotiano ha sempre ritenuto strategico per lo sviluppo economico d’area. Tutti coloro che si sono fieramente opposti a questa tipologia di progetti hanno sempre argomentato il proprio punto di vista sostenendo che il rischio per le popolazioni locali ed il volume dell’impatto sulle attività economiche locali come la pesca non avrebbero poi giustificato gli eventuali benefici che ne sarebbero derivati. Il cedimento della struttura, in una delle sezioni di portata minore tra almeno sei dighe in costruzione su tre affluenti del Fiume Mekong in Laos, ha di fatto sversato 175 bilioni di metri cubi d’acqua dilavando via e trascinando case ed abitazioni di varia portata nella Provincia meridionale di Attapeu, proprio vicino ai confini tra Vietnam e Cambogia.

I conteggi finora sono ancora incerti, al momento 20 deceduti, numerosi i dispersi ed almeno 7.000 persone sono state costrette a lasciare i propri villaggi dalla giornata di lunedì scorso, 3.000 persone sono in attesa di soccorsi urgenti. Ma è chiaro come le cifre siano destinate ad essere tutte aumentate. Le immagini delle aree devastate dalla furia dell’acqua fangosa e popolate di gente in fuga hanno fatto il giro del mondo, e tutto quel rosso ruggine che ha colorato i video delle tv di tutto il Pianeta è oggi oggetto di grande riflessione e non solo di preoccupazione in termini di appoggio e sostegno sotto forma di mezzi, personale addestrato e medicine.

Il progetto -che prevede la costruzione di tre dighe maggiori oltre alle tre più recenti e piccole di tipo ausiliario simili a quella che è crollata- è destinato a generare elettricità ottenuta da fonte idrica su tre differenti fiumi che successivamente confluiscono in natura nel più grande Fiume Mekong. L’energia elettrica che sarà ottenuta da queste infrastrutture idroelettriche viene pianificata in produzione nel Sud del Laos ma -in verità- al 90 per cento è diretta verso l’utilizzo in Thailandia. Il progetto ha avuto inizio nel 2013 e -nelle previsioni- era stato calcolato che sarebbe entrata in funzione per il prossimo anno.

L’intera rete di dighe in costruzione in territorio laotiano e -più in generale- nella cosiddetta Grande Area del Fiume Mekong è stata sempre caratterizzata da forti polemiche, si tratta di una rete infrastrutturale a fini di ottenimento di energia idroelettrica che riguarda il Delta del Mekong ma anche di tutto il complesso sistema fluviale che confluisce in vario modo nel Mekong stesso. Questo grande fiume asiatico si sviluppa a partire da una distanza di circa 2.700 miglia, dal Plateau Tibetano in territorio cinese fino a giungere alla vasta area del Delta del Mekong in Vietnam passando attraverso i confini di Myanmar e Thailandia per poi confluire attraverso il Laos, la Cambogia ed il Vietnam fin nel Mar Cinese Meridionale.

Cina, Laos e Cambogia hanno da tempo avviato programmi di sviluppo idroelettrico con più di una dozzina di dighe pianificate, in costruzione o già completate nell’area del fiume principale così come sono in progettazione e in via di costruzione numerose altre dighe sui fiumi minori afferenti. Il Laos, un Paese ancorato al suo retaggio vetero-comunista, è oggi un Paese povero (tra i più poveri certamente nell’area asiatica) oltreché isolato dal resto del Mondo. Così, i progetti idroelettrici sono visti dalla propria classe dirigente e dai politici al governo come la chiave principale per agguantare il treno dello sviluppo e della crescita della Nazione. I critici verso la progettualità connessa con un così vasto complesso di costruzione delle dighe temono che bloccare e strozzare in più punti il Mekong possa causare pericoli e danni economici maggiori dei benefici che si possono ottenere attraverso l’energia elettrica ottenuta dagli impianti idroelettrici e dalle dighe, compromettendo molto seriamente le attività della pesca e variamente connesse con le risorse idriche locali e danneggiando la ricca zona agricola locale, che dipende principalmente dalla messa in sicurezza delle rive lungo tutti i percorsi fluviali e dallo scorrimento protetto dei sedimenti lungo i letti del Fiume principale e dei fiumi minori afferenti fin dalla sommità del percorso per poi raggiungere la foce senza ostruzioni.

«Se tutti questi progetti fossero realizzati essi trasformeranno uno dei fiumi più iconici al Mondo ed il secondo per biodiversità fluviale, in una semplice serie di riserve energetiche», ha affermato il Gruppo di pressione sociale International Rivers che opera nel settore specifico della difesa ambientale e dei sistemi fluviali nell’area del Mekong.

L’elettricità prodotta dalle dighe può sostenere la crescita delle popolazioni urbane e fornire un supporto finanziario ai vertici politici ed amministrativi locali, alle forze militari che esplicano potere ed alle multinazionali variamente conglomerate. Le agenzie di sviluppo internazionale spesso sono d’accordo nel finanziare almeno parzialmente i progetti delle dighe, nonostante le ataviche preoccupazioni sulla corruzione nell’area, in parte perché l’energia idroelettrica è vista come preferibile a quella ottenuta da carbone e carbonfossili o altri progetti fossili che contribuiscono pesantemente all’inquinamento ambientale e soprattutto al riscaldamento globale. Molti studi indipendenti, però, hanno dimostrato che i progetti idroelettrici nel Sud Est Asia, specialmente quelli di maggior portata- contribuiscono in modo diretto all’erosione, al decadimento delle ricorse ittiche ed alla biodiversità, oltre ad altre svariate forme di impoverimento delle comunità rurali che sono spinte a lasciare i siti delle dighe e spostarsi verso zone meno ricche del proprio territorio.

Il crollo della diga del lunedì 23 luglio non è certo il primo in Laos. Lo scorso anno, una diga sul Fiume Nam Ao che era in costruzione come quota parte del progetto idroelettrico minoritario, è esplosa sebbene non sia stata segnalata alcuna morte dopo quell’incidente.

Martedì scorso il Primo Ministro laotiano Thonglor Sisoulith ha sospeso un incontro governativo ed ha guidato una delegazione di vari membri del proprio Governo a monitorare le operazioni di messa in sicurezza della vasta zona del crollo. La diga che nei progetti produrrà 410 megawatt è in costruzione da parte della ditta Xe-Pian Xe-Namnoy Power Company, una joint venture che comprende due compagnie della Corea del Sud, una della Thailandia ed una del Laos. SKE& C una delle società sudcoreane, è una società filiale dell’SK Group, una delle più grandi conglomerate commerciali ed economiche della Corea del Sud ed ha costruito impianti idroelettrici sia nella propria Nazione sia all’estero.

Resta ovvio che l’interesse del grande colosso economico asiatico cinese sia nell’area del Mekong sia verso il quadrante Sud Est asiatico più in generale, è molto alto. Varie società cinesi sono impegnate a costruire reti infrastrutturali di vasta portata nel vicino Vietnam e l’energia idroelettrica è questione di particolare rilevanza per la Cina non solo all’interno del proprio territorio ma anche per sostenere lo sviluppo in Nazioni “amiche” e partners d’area. I competitor “classici” in ambito ingegneristico ed edile quali Giappone e Corea del Sud si scontrano poi con il notevole apporto di capitali cinesi che sono una delle migliori armi a proprio vantaggio, lì dove il know how tecnologico potrebbe vedere un panorama di offerta tecnologica più popolato e competitivo.

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