domenica, Gennaio 24

Il ‘Gruppo Marazzato’ cresce e apre a ricerca e sviluppo L’ingegner Eleonora Longo racconta la nascita del nuovo polo di Villastellone, nel Torinese, dedicato all’innovazione ambientale

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Il ‘Gruppo Marazzato’ si tinge di rosa. E apre con entusiasmo al fronte della ricerca e sviluppo puntando su risorse giovani, brillanti e competenti. Come Eleonora Longo, ventisei anni, novarese da un anno a questa parte naturalizzata torinese per vincere una sfida importante.

Quella con l’innovazione applicata all’ambiente, che costituisce uno dei capisaldi della mission della storica azienda vercellese nata nel 1952, per la quale è Coordinatrice del nuovo Centro di Ricerca e Sviluppo ubicato all’interno della piattaforma polifunzionale di Villastellone nella periferia ovest del capoluogo piemontese, al cui interno una significativa porzione di spazio ospita il nuovo ‘Centro Ricerche e Sviluppo’ in materia di nuove e sempre più efficaci soluzioni per l’ambiente.

Buongiorno, Ingegnere. Com’è approdata a ‘Marazzato’?

Si è trattato di un incontro casuale. Mi trovavo in Francia a scrivere la mia tesi di laurea magistrale avente per tema la Chiariflocculazione accellerataun processo di potabilizzazione dell’acqua. Poiché nutrivo un’ampia voglia di far ritorno nel mio Paese, ho inviato a mezzo curriculum vitae una candidatura spontanea a un’azienda del mio territorio. Mi hanno convocata prima ancora che mi laureassi tramite una videocall, preannunciandomi dei loro prossimi progetti scientifici: un sogno divenuto realtà. Ringrazio di cuore la Famiglia Marazzato e tutti i Colleghi per questa preziosa opportunità.

Da dove scaturisce l’esigenza del Gruppo per cui opera di seguire questa strada?

Principalmente dallo scopo di reperire soluzioni concretamente applicabili al mondo ambientale. Il nostro compito consiste nel far fronte a tutto quanto concerne gli aspetti d’innovazione relativi al tema della gestione rifiuti applicati ai principi dell’economia circolare. Un polo culturale di settore al fianco e al servizio delle esigenze delle società di ‘Marazzato’ e di tutte le iniziative in linea con questa materia provenienti da partners esterni e clienti.

Quando è nato il Centro?

Dopo essermi laureata ad Aprile 2019 in Ingegneria per l’Ambiente e Territorio all’Università di Pavia, ho intrapreso uno stage a maggio presso la sede di Borgo Vercelli di ‘Marazzato’. Anovembre dello stesso anno, con l’avvio della fase di apprendistato, è ufficialmente iniziata l’attività di ricerca e sviluppo presso lo stabilimento torinese di Villastellone.L’obiettivo non consiste nell’intercettare finanziamenti pubblici,bensì nel dar luogo e vita a soluzioni moderne completamente applicabili. E soprattutto a impatto zero, che si basino concretamente sui più evoluti principi di sostenibilità ambientale, in linea con il dinamismo, le competenze e i valori che da sempre contraddistinguono positivamente tutto il ‘Gruppo Marazzato’ nel complesso di tutte le attività svolte.

Che cosa accade realmente nella piattaforma polifunzionale di Villastellone?

Sin dal 2017, data della sua acquisizione, all’interno di questo sito d’eccellenza avanzato e tecnologico in cui opero ‘Marazzato’ ha sempre più avvertito la necessità di ampliare soluzioni impiantistiche sulla gestione rifiuti anche fuori dalla consueta a ordinaria amministrazione. Al tempo stesso l’idea di creare un centro di ricerca e sviluppo presso una porzione dell’attuale stabilimento di ‘Azzurra Srl’, una delle società del Gruppo, avrebbe potuto fornire un servizio migliore aggiuntivo anche ai nostri clienti: che possono così usufruire delle solide competenze maturate nel tempo della struttura, e dell’esperienza di un pool di professionisti e tecnici di laboratorio in un’ottica di asseverazione della trasparenza legata al rispetto dell’ambiente.

Quali i vantaggi immediati che presenta la struttura in oggetto?

Disporre di un centro ricerche all’interno di una piattaforma polifunzionale di smaltimento consente di avere immediatamente a disposizione i rifiuti, la materia prima da sperimentare e trasformare, abbattendo i costi, moltiplicando le opportunità di ricerca in loco e ottimizzando i tempi. Con in più la certezza di lavorare al sicuro in un contesto autorizzato e dotato di tutte le cautele e prescrizioni normative del caso, e in un regime di pieno rispetto e massima collaborazione con il territorio circostante e gli abitanti del luogo.

Ingegner Longo, quale il primo passo da Lei compiuto dopo il Suo insediamento?

Insieme ai tecnici di ‘Azzurra’ abbiamo dato luogo al progetto di sviluppo impiantistico del trattamento chimico-fisico biologico raddoppiandone e più la portate: dagli iniziali 50mila metri cubi annui sino ai 105 mila attuali quale volume complessivo di rifiuti trattati liquidi, pericolosi e non. Un obiettivo centrato grazie anche all’ausilio prezioso di abituali collaboratori esterni che ci ha permesso di mantenere invariato il medesimo footprint pur a fronte di una maggiorata capacità operativa, ove per ‘footprint’ propriamente detto s’intende l’impatto con il territorio circostante sia visivo che urbanistico.

Questo è il punto di partenza. E poi, che cos’altro bolle in pentola?

Da qui si procede con l’ambito traguardo di fare della struttura un punto innovativo in materia di Best Available Technologies, ovvero procedimenti ultra avanzati applicati al mondo dei rifiuti liquidi industriali.

Il ‘Gruppo Marazzato’ ha siglato anche una convenzione con il Politecnico di Torino. Può parlarcene?

Abbiamo preso parte ad alcuni eventi che il prestigioso ateneo aveva intavolato per incontrare le aziende, e durante uno di essi abbiamo stabilito un contatto utile con il Dipartimento per il Trasferimento Tecnologico nella persona del Vice Rettore Giuliana Mattiazzo, altresì figura-chiave nel coordinamento fra tale Ente e le imprese interessate. Grazie alla Dottoressa Valeria Catanzaro siamo invece stati successivamente invitati a un workshop tematico dedicato alla condivisione dei progetti che il Politecnico mette a disposizione per le PMI. È così che sono state individuate intese comuni che hanno condotto entrambi in egual misura all’accordo condiviso.

Quali i progetti attualmente in corso?

Nel prossimo quinquennio investiremo principalmente su cinque fronti: realizzazione di geopolimeri a partire da fanghi di dragaggio, ottimizzazione dell’impianto di depurazione biologicadi Villastellone, processi (bio)chimici sostenibili, recupero dei chemicals dai rifiuti, studio e approfondimento del PatentLandscape mondiale (innovation trend, technological ecosystem), pre-trattamenti di rifiuti liquidi durante il loro trasporto. I primi due sono progetti avviati, mentre gli altri seguiranno a ruota.

Ancora una domanda, Ingegnere: mission e vision nel lungo periodo?

Scopo trainante è quello di realizzare uno spazio dedicato ai clienti per poter testare processi innovativi dal team del centro approntati sui loro rifiuti. L’équipe specializzata è composta, oltre che dalla sottoscritta, dall’Amministratore Delegato di ‘Azzurra Srl’ Ivano Bosi e dallo staff tecnico con la biologa Stefania De Pandis e l’ingegnere chimico Maurizio Anlero.

Una proiezione di massima?

L’obiettivo più prossimo consiste nella realizzazione fisica del Centro entro il prossimo luglio 2021.  Esiste già una porzione dell’attuale stabilimento che abbiamo scelto di destinare a ciò con una palazzina uffici dedicata da implementare con tanto di laboratorio e postazioni per i ricercatori. Con in più la possibilità di installare all’interno di un ampio capannone coperto tutta una serie di impianti-pilota ‘a scala ridotta’ o preindustriale che dir si voglia. Modelli funzionali e funzionanti pronti a essere sviluppati e commercializzati a livello globale, atti a sfruttare i processi innovativi che trasformano un materiale di scarto in una nuova risorsa prima, con tutto il fertile know-how tecnologico utile in sequenza a ottenere lo scopo.

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