giovedì, Dicembre 12

Il Governo giallo-verde tiene, malgrado lottizzazione e decreto dignità Salvini-Di Maio, la strana coppia che piace al 60% degli italiani, alle prese con lo spoils system

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Tu, caro Lettore, chiamale se vuoi ‘coincidenze’, ma ad osservare con un minimo di attenzione (non ne occorre davvero molta, più che osservare i ‘fatti’, sono i ‘fatti’ che da soli si offrono e impongono), viene da pensare al famoso passo del ‘Gattopardo’, il  romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Ricordi?   «Noi fummo i gattopardi, i leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra ».

Caro Lettore, i gattopardi, i leoni, legittimamente possono dire di esserlo stati l’intera e defunta classe politica democristiana, il Partito Comunista e Socialista, i partiti ‘minori’ di scuola laica; e per fare dei nomi, i Giulio Andreotti e gli Amintore Fanfani, gli Aldo Moro e i Carlo Donat Cattin, e tutti gli altri di quella che per tutti è stata la Prima Repubblica. Gli sciacalletti, le iene per usar la metafora lampedusiana, sono coloro che poi si sono succeduti, e da dopo gli anni di Tangentopoli ci hanno traghettato ai giorni nostri (e non s’offendano sciacalletti e iene). Poi, per restare in tema di ‘Gattopardo’ (seconda ‘coincidenza’) viene in mente la frase pronunciata da Tacredi:   «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi».

Caro Lettore: la si può considerare una battuta; ma è di acre sapore, ed amara. Al pari di un’altra (terza ‘coincidenza’) che si ricava dal ‘Contesto‘ di Leonardo Sciascia; in quel passaggio in cui il Ministro dell’Interno sorpreso a una festa in piacevole compagnia del dichiarato a parole acerrimo avversario politico, all’incredulo ispettore Rogas confida:   «Il mio partito, che malgoverna da trent’anni, ha avuto la rivelazione  che si malgovernerebbe meglio insieme al Partito Rivoluzionario Internazionale; e specialmente se su quella poltrona»  (e indica la sua scrivania  «venisse ad accomodarsi il signor Amar» (che del Partito Rivoluzionario è il segretario) . E ancora:   «Ora la visione del signor Amar che da quella poltrona fa sparare sugli operai in sciopero, sui contadini che chiedono acqua, sugli studenti che chiedono di non studiare: come il mio predecessore buonanima, e anzi meglio; questa visione, debbo confessarlo, seduce anche me ». Sciacalletti e iene al posto di gattopardi e leoni; mutar ogni cosa per lasciare ogni cosa inalterata; assicurare una continuità di malgoverno facendo sedere su una data poltrona qualcuno che fino a ieri criticava aspramente chi quella poltrona aveva in locazione. Sì, lettore: questa è l’Italia che ti appare sotto agli occhi; l’Italia che hai vissuto e che vivi.

Caro Lettore, sai bene che da giorni i due partiti (Lega di Matteo Salvini, M5S di Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Luigi Di Maio) sono impegnati in un sistematico e attentissimo gioco dispartizioni‘ di luoghi di potere reale. Quelle postazioni da dove si comanda, influisce, gestisce, amministra. Può non piacere, ma non deve e non può stupire. E’ un po’ come il mestiere che viene esercitato da certe signore ‘gentili’ a patto che si paghi denaro sonante. Le persone educate lo chiamano ‘spoils system‘; tutti gli altri, ‘lottizzazione‘. Accade ovunque, non solo in Italia. Accade negli Stati Uniti, negli altri Oaesi d’Europa; accade ovviamente anche in Italia. La differenza, forse, è che negli altri Paesi la cosa è alla luce del sole, chiara ed esplicita. Chi vince ha diritto di scegliere (e sceglie) le persone di sua fiducia per coprire le caselle fondamentali. Se chi vince ha la fortunatailluminazionedi essere insieme persona di potere e diintelligenzaha cura di scegliere persone ad un tempo fedeli e leali. Se questa fortuna il vincitore non c’è l’ha, si circonda di fedeli yes men, la cui fedeltà deriva solo ed unicamente dall’interesse che si ricava. A tutti noi piace John F. Kennedy, il Presidente bello e piacente ucciso a Dallas; si dimentica che per Ministro della Giustizia aveva scelto il fratello Bob; e anche il terzo minore, Edward, pur con maggiore discrezione, esercitava una discreta influenza. Eppure per molto tempo sono stati considerati ‘The Magnificent Three’. Se le scelte che vengono fatte non sono all’altezza, l’elettore se lo può sempre ricordare la prima volta che si torna a votare. Qualcuno potrà dire: nel frattempo però combinano guai, fanno danni. E’ il bello della democrazia rappresentativa. L’alternativa non sono le bislacche fumisticherie teorizzate dalla Casaleggio associati. L’alternativa alla democrazia rappresentativa (la peggiore forma di Governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora, secondo il famoso aforisma di Winston Churchill), sono le dittature e le democrazie autoritarie alla Putin o alla Xi.

Caro Lettore: per restare in Italia, fa ‘notizia’ quello che accade attorno alla RAI, il fatto che Lega e M5S cerchino di ‘piazzare’ quante più persone possibile ‘di fiducia’. I prescelti e quelli che verranno potranno o no piacere e corrispondere ai desideri di ognuno di noi. Ma sei tu elettore, che hai apposto la tua croce e la tua preferenza su questo o quel simbolo, su questo o quel candidato, che alla fine hai dato loro il potere di farlo. Ora ci sono almeno 350 nomine da fare, e come sempre si fa quando cambia un Governo. Chi è all’opposizione ha tutto il diritto di strepitare; chi è al Governo tutto il diritto di occupare quei posti. Deve rispettare certe forme, certe liturgie, certo. Apparecchiata la tavola, il pollo lo deve mangiare con coltello e forchetta e non avventarcisi famelico con le mani. Da questo punto di vista il Governo Conte lascia a desiderare; i vice-presidenti del Consiglio Di Maio e Salvini fanno a gara a chi gioca più scorretto, a chi commette più falli. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in quanto tale non è arbitro ma garante della Costituzione, da tempo segnala le irregolarità e il gioco ‘pesante‘. Annotiamole, queste scorrettezze, teniamone memoria, se chi gioca lo fa in modo che riteniamo falloso. Come sono venuti, possono andare, nulla impedisce che tornino da dove sono partiti, uno nella sua Milano, l’altro ad Avellino. Se resteranno dove oggi sono, dipende da te, lettore/elettore.

Caro Lettore, per ora, a dar credito ai sondaggi demoscopici (e pur con la tara che molti di questi sondaggi più che cogliere gli umori dell’opinione pubblica sono diventati strumento di propaganda e condizionamento), dicono che l’attuale Governo Conte riscuote il gradimento di circa il 60 per cento degli elettori. Il Presidente del Consiglio praticamente non parla, compare appena in qualche copertina quando va al mare assieme alla sua compagna; è blindato letteralmente; eppure ancora riscuote un certo credito. Più al dettaglio. Forse la rinnovata ‘visibilità’ dovuta al cosiddetto ‘decreto dignità’ (vituperato da Confindustria, sindacato, parti sociali, ma evidentemente al centro di molte aspettative), e il NO alla TAV, fatto è che il Movimento di Grillo, fino a pochi giorni fa in leggera flessione, ha recuperato. La Lega, sicuramente grazie al martellamento ossessivo di Salvini sull’immigrazione, tiene. Ai ‘grillini’ si accredita il 31 per cento circa; alla Lega il 29; non è il 32,7 per cento raccolto alle politiche, ma insieme fanno 60 per cento. A fronte di questa stabilità, si registra un precipitare di Forza Italia e uno stallo del Partito Democratico. Insomma; la luna di miele della coalizione giallo-verde è destinata a reggere ancora, a dispetto delle previsioni di quanti ne vaticinavano un imminente crollo. Si conferma il disincanto assioma di Andreotti:   «Il potere logora chi non ce l’ha» (beninteso potere reale, non di facciata e cartone). Infatti il PD oscilla tra il 18,1 e il 17,8 per cento. Il partito di Berlusconi viene dato tra il 9,5 e il 7,9 per cento. Se si pensa che alle politiche aveva raggranellato il 14 per cento risulta evidente che i forzisti, nelle articolazioni periferiche, sempre più cedono alle sirene leghiste; e sono crepe che fanno presagire più clamorosi e rovinosi crolli. Tutti i ‘saggi’ del partito di Arcore, Gianni Letta in testa, sono impegnati in delicate e pazienti operazioni di ‘stop and go’, ma forse non avranno tempo sufficiente per tessere la trama della loro tela. Le elezioni europee sono sempre più vicine, e saranno un po’ per tutti la prova decisiva.

Caro Lettore, la giornata di mercoledì sarà utile per capire quello che ti attende, caro lettore. Mercoledì è lo showdown per vedere se e quali margini di mediazione concreta maggioranza e opposizione realizzano. La legge prevede che l’elezione del Presidente della RAI competa, formalmente, alla commissione parlamentare di vigilanza, e può diventare operativa solo con una maggioranza qualificata. Lega e M5S si stringono attorno al nome di Renzo Foa, ma da soli i due movimenti non hanno i numeri sufficienti. O giunge in soccorso il PD o lo fa Forza Italia; terze possibilità non ci sono. Foa al limite può decadere, in favore di un altro nome scelto con maggiore ‘concordia’ come rimprovera non esser stato fatto da Berlusconi. Ma la si giri come si vuole, se uno dei due partiti all’opposizione non cede non se ne fa nulla, né per Foa né per altri. Giocoforza che i già sperimentati e abili ‘Richelieu’, Letta da una parte e Giancarlo Giorgetti (Lega) dall’altra, in queste ore lavorino di bulino per smussare angoli e trovare ‘quadre’. Chiaro che Forza Italia chiederà delle contropartite, e nonostante i bau bau di Lega e M5S, questi ‘pedaggi’ in qualche modo dovranno essere pagati. Come si è detto, le nomine in giro sono circa 350. Qualcosa di può fare. Il PD da questo gioco, al momento, ha tutto l’interesse a chiamarsi fuori; il contrario sarebbe il suicidio definitivo. Nel PD tutti hanno bisogno di tempo: Matteo Renzi per capire che cosa fare, dentro o fuori il partito; gli altri come consolidare le loro precarie e pericolanti postazioni. Dilaniati in quello che con un eufemismo chiamano ‘dibattito’, sono impantanati in un mare dei Sargassi da cui non sanno come uscire.

Caro Lettore, per tornare al ‘nodo Foa’: per essere eletto servono 27 voti; per ora ce ne sono 21; Forza Italia ne dispone di sette. I sette magnifici voti che servono. Non è Parigi, è una presidenza, peraltro poco più che simbolica (il potere vero è nelle mani dell’Amministratore Delegato). Una ‘messa’, caro Lettore, alla fine si troverà, come è sempre accaduto in passato e come accadrà per il futuro. E si torna da dove si è partiti:  «tutti quanti, gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a crederci il sale della terra»; perché  «tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi »; perché il potere reale, quello concreto, quel partito, che  «malgoverna da trent’anni, ha avuto la rivelazione  che si malgovernerebbe meglio insieme al Partito Rivoluzionario Internazionale» che di volta in volta compare all’orizzonte…

Caro Lettore, non prenderlo per cinismo. E’ la fotografia dell’esistente. Un autore da tempo dimenticato, Giuseppe Prezzolini, in una lettera a Piero Gobetti pubblicata su ‘Rivoluzione liberale‘ nel settembre 1922 parla di congregazione degli apoti; e intendeva  «coloro che non le bevono». Ecco, nonbereè la pre-condizione, per forse cambiare, o almeno non essere cambiati. O, in alternativa, almeno, si cerchi di bere consapevolmente, sapendo di farlo.

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