venerdì, Febbraio 28

“Il giovane Pertini, combattente per la libertà” A trent’anni dalla scomparsa, il film del regista Giambattista Assanti, ricorda i 14 anni di gioventù trascorsi in carcere e al confino inflitti dal regime fascista al coraggioso militante socialista - Valdo Spini ricorda le confidenze e il “disegno” politico dell’ indimenticabile Presidente della Repubblica

0
Nel  bel mezzo del clima vacanziero e  natalizio che ha coinvolto un po’ tutti, è capitato a Firenze un evento che sembrava destinato all’ insuccesso, all’indifferenza,  se non all’insofferenza. E invece, prima ancora che  iniziasse la proiezione al Cinema La Compagnia, la sala era già gremita: persone di una certa età ma anche giovani, curiosi di conoscere la vita del “Giovane Pertini, combattente per la libertà”,  il film del giovane regista avellinese Giambattista Assanti, dedicato al periodo della lunga carcerazione del futuro Presidente della Repubblica, della sua battaglia antifascista e per la Liberazione dell’Italia, alla presenza dello stesso regista, di Ivana Monti e di Valdo Spini ( Presidente della Fondazione Rosselli,  promotrice dell’evento) che di Pertini, nonostante la differenza d’età, è stato compagno e amico, e  dal quale ricevette importanti confidenze  delle quali ha fatto cenno presentando il film.
 Parlandone confidenzialmente con Ivana Monti, indimenticabile protagonista di classici del teatro con Strehler e Dario Fo, nonché di programmi tv e film, e con Valdo  ci si chiede del perché tante persone siano interessate oggi alla vita di Pertini, Presidente della Repubblica in anni ormai lontani. E le risposte sono state semplicemente due: nella memoria collettiva persiste il ricordo di un grande Presidente, onesto e coraggioso, frutto della migliore tradizione del socialismo riformista e dell’antifascismo; inoltre,   il momento che viviamo,  attraversato da nubi scure e minacciose, lo richiede. Richiede di ritornare con la mente e con l’azione a quei valori di libertà, giustizia, democrazia, che in tempi terribili sono stati difesi a costo del carcere duro e della  vita da tanti combattenti antifascisti, valori che oggi taluni vorrebbero relegare tra le  anticaglie o addirittura deridere o calpestare. Ma c’è anche un altro aspetto, che è quello che ha motivato un regista giovane come l’avellinese Assanti ad intraprendere questa avventura cinematografica: l’umanità di Pertini, la sua passione civile, la sua vicinanza alla disperazione (ed alla rabbia) della gente. E’ dal ricordo di un Pertini sui luoghi dell’Irpinia devastata dal terremoto, cheabbraccia, rompendo ogni protocollo, un terremotato che inveiva contro lo Stato, esprimendogli umana comprensione e solidarietà. E dandogli ragione. Tanto da far sì che prendesse vita, all’indomani, la legge che istituiva il sistema della Protezione Civile. Altri ricorderanno l’entusiasmo del Presidente della Repubblica Pertini al Bernabeu di Madrid per  il Mondiale  di Spagna dell’82 vinto dagli azzurri, la partita a scopone  con Bearzot ( altro fumatore di pipa!) sul volo di ritorno, ma per il  giovane Assanti la sua vicinanza alla  gente  disperata, è stata la molla per cercare di capire e di rappresentare il Pertini giovane e intransigente avvocato socialista, arrestato nel ’29  per la spiata di un compaesano, di ritorno dalla  Francia sotto falso nome, e che tra un carcere e l’altro, da un’isola di confino  all’altra, trascorrerà ben 14 anni di reclusione, tra i 33 e i 47 anni, gli anni  migliori di una vita.
Trascorsi in parte in  isolamento,  in stanze fredde e umide, tra vessazioni e rigidi controlli, malattia e  scarsa alimentazione.  Qualcuno, con pubbliche responsabilità, in anni recenti ha avuto l’impudenza di definire il confino fascista come una villeggiatura, una vacanza sulle nostre isole. Dovrebbero provarlo quel tipo di vacanza. Merito del film è quello di mostrare com’era la vita dei confinati e in particolare la sua: primaS.Stefano, poi Turi, dove stringe amicizia con Gramsci, seriamente ammalato del quale raccoglie alcune confidenze,  quindi Pianosa, Ponza e Ventotene… fino al 25 luglio del ’43. E poi, dopo la partecipazione alla battaglia di Porta Pia a Roma contro i tedeschi, l’arresto da parte della terribile banda fascista di Bernasconi e il carcere a Regina Coeli e la condanna a morte per lui e per Saragat (altro Presidente della Repubblica). Solo l’intervento dei partigiani della Brigata Matteotti, consentirà loro di evitare salvare la vita. Pertini non ha mai digerito l’amnistia decretata da Togliatti (Ministro della Giustizia nel primo governo Parri) tanto fresco e indelebile era il ricordo dei crimini e delle torture commesse dalla Banda Bernasconi in varie città d’Italia tra cui  Milano, Roma, Firenze Questa banda – disse in un suo intervento alla Camera il deputato Pertini – consumava i suoi reati e le sue sevizie a Villa Triste. Basta andare a Firenze e pronunciare questo nome per vedere il volto di centinaia di donne, spose, madri, coprirsi di orrore. Ebbene, in virtù dell’amnistia sono usciti una parte dei complici della banda Koch ed oggi sono in piena libertà.

Ma torniamo al film ed agli anni del giovane avvocato socialista, che  ha come interpreti principali  Gabriele Greco (il giovane Pertini), Dominique Sanda (la madre di Pertini, indimenticabile protagonista del film “Il giardino dei Finzi Contini” tratto dal libro di Giorgio Bassani), Massimo Dapporto (Pertini anziano), Gaia Bottazzi (la giovane fidanzata Camilla) ma vi recitano anche Cesare Bocci (Adriano Olivetti), lo storico Stefano Caretti, coautore della sceneggiatura, Ivana Monti (nelruolo di Amelia Rosselli Pincherle, madre di Carlo e Nello Rosselli e l’ex ministroValdo Spini, nei panni di un dirigente di Giustizia e Libertà) . Produttore: Paolo Rossi Pisu, Genoma Films.

Afferma Giambattista Assanti:  Sandro Pertini non perse mai la sua fede nella libertà, nella democrazia, nel socialismo, giungendo fino a sconfessare la domanda di grazia che sua madre, Maria Muzio,  la quale sapendolo in pericolo di vita perché colpito da tubercolosi, aveva indirizzato al duce Benito Mussolini. Lui, che di fronte al Tribunale Speciale del regime, era stato il solo che al momento della condanna aveva gridato “Viva il socialismo” mentre gli altri condannati gridavano “Viva il comunismo” o “viva l’anarchia,” non poteva inginocchiarsi al regime per chiedere la grazia.  Il film  racconta con dovizia di particolari quel terribile momento in cui decide di correre il rischio di morire, dissociandosi pubblicamente dal gesto di sua madre ( colpito da tbc era stato trasferito    nel sanatorio giudiziario di Pianosa, novembre 1931). “ Perché mamma, perché?…..Mi sento umniliato e offeso al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà.Tu che mi hai sempre compreso, che tanto andavi orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente così allontanata da me, da non intendere più l’amore che io sento per la mia idea?

E attraverso  il racconto di Adriano (Olivetti) il film rievoca anche la fuga in motoscafo dalla “sua” Savona a Calvi (Corsica) di Filippo Turati,   Ferruccio Parrie dello stesso Pertini organizzata con i fratelli Rosselli nel dicembre del ’26. Il giovane Pertini, al confino, racconta anche dei suoi primi anni di  esilio in Francia,prima a Nizza poi a Parigi, dove si prestò a umili lavori: muratore, manovale, comparsa cinematografica.

Dopo l’armistizio dell’otto settembre, Pertini fu uno dei capi della Resistenza ai tedeschi e ai fascisti della Repubblica Sociale. Catturato a Roma e nuovamente imprigionato a Regina Coeli, venne condannato a morte insieme all’altro socialista Giuseppe Saragat, anche lui futuro presidente della Repubblica. Il Psi riuscì a farli evadere con ordini di scarcerazione falsi, grazie all’azione di Giuliano Vassalli e alla collaborazione del medico del carcere Alfredo Monaco e di sua moglie Marcella. Se non fossero riusciti ad evadere, i due esponenti socialisti sarebbero certamente finiti alle Fosse Ardeatine. Al momento dell’insurrezione di Firenze (11 agosto 1944),  il destino  aveva portato Sandro Pertini nel capoluogo toscano, già devastato dalle mine collocate dai tedeschi sotto i ponti sull’Arno, dove  il   prof. Gaetano Pieraccini (futuro primo Sindaco della Città, nominato dal CLN), gli  aveva trovato rifugio in via Ghibellina a Firenze in casa della famiglia Bertoletti, dirigente socialista). Così Pertini ricordava quei giorni: …Le rappresaglie naziste si succedevano alle rappresaglie, le fucilazioni alle fucilazioni, la vita diventava ogni giorno più dura e più difficile; le speranze si spegnevano nei nostri cuori; molti di noi si sentivano già nell’ombra della morte. Quel martirio sembrava non avere più fine, quando improvvisamente all’alba dell’undici agosto, la “Martinella” – il vecchio campanone di Palazzo Vecchio – suonò a distesa; risposero festose tutte le campane di Firenze. Era il segnale della riscossa. Scendemmo, allora, tutti i piazza; i fratelli nostri d’oltre Arno passarono sulla destra, i partigiani scesero dalle colline, la libertà finalmente splendeva nel cielo di Firenze…”.

A Valdo Spini il compito di ricordare come questo patrimonio di sacrifici, di fede e di coraggio, unito ad una personalità vigorosa e diretta, una capacità di comunicazione straordinariamente moderna, fossero valsi a Pertini quel grande rispetto e considerazione che egli poté mettere a frutto quando, prima come Presidente della Camera poi – dal 1978 al 1985, tra gli ottantuno e gli ottantotto anni di età – quando ricoprì l’altissimo incarico di Presidente della Repubblica. L’Italia viveva un periodo difficilissimo della sua Storia, la solidarietà nazionale avviata per fronteggiare il terrorismo, stava incrinandosi dopo l’assassinio di Moro. Occorreva perciò un Presidente capace di coagulare intorno a sé quell’ampia maggioranza che certo non aveva il suo predecessore Giovanni Leone. Dalla rosa dei nomi proposta –così Spini- la scelta cadde su Sandro Pertini, socialista di adamantina coerenza che, per carattere, comportamento e prestigio, risultava il più autonomo da ogni condizionamento di partito. Certo, qualcuno sperava che, data l’età avanzata, potesse essere un presidente debole, non capace di incidere sulle forse politiche e sui loro equilibri. E invece non fu così, anzi, fu proprio il contrario. Pertini aveva una personalità ed una “grinta” formidabile. Perfino un uomo come Bettino Craxi, capace di opporsi a qualsiasi interlocutore, di una sola persona l’ho visto avere timore reverenziale e questa persona era Sandro Pertini. Il quale aveva piena coscienza, prima ancora della caduta del Muro di Berlino, che un sistema a democrazia bloccata non poteva funzionare. E cercava già allora di condurlo verso una democrazia “normale”. Ma guardava anche ad una ricomposizione unitaria delle forze della sinistra. Spini ricorda al pubblico presente  quanto già anticipato in un opuscolo (“Sandro Pertini, la bellezza di una fede politica”) e cioè la sua dura e ferma reazione di fronte alla catena di stragi ed attentati (quella “nera” di Bologna in particolare), l’appello al paese di resistere e la lotta per rimuovere  l’inefficienza dei pubblici poteri. Valdo ricorda che, dopo i funerali di Berlinguer (1984) che videro la diretta partecipazione di Pertini (“Lo porto via come un amico fraterno, come un figlio, come un compagno di lotta”, disse), lo andò a trovare al Quirinale e Pertini gli disse di essere consapevole di essere oggetto di molte critiche per questo suo atteggiamento “paterno” verso il leader del PCI appena scomparso che avrebbero potuto avvantaggiare il PCI alle prossime elezioni Europee ( cosa che poi avvenne poiché il PCI  risultò il primo partito, scavalcando la stessa DC).  “Vedi Spini –  confidò il Presidente al giovane vicesegretario del PSI -c’era in me dell’affetto personale verso Enrico Berlinguer, oltretutto perché ero molto amico di suo padre, il deputato socialista Mario Berlinguer. Ma il mio cordoglio  per la perdita di Enrico Berlinguer ha un senso politico ben preciso, vedi Spini, io ho nominato Presidente del Consiglio Giovanni Spadolini, il primo laico nella storia della Repubblica, dopo Ferruccio Parri che lo era stato immediatamente dopo la Liberazione; io ho nominato Presidente del Consiglio Bettino Craxi, il primo presidente  del Consiglio socialista nella storia d’Italia, rompendo il quasi quarantennale monopolio della DC. Avrei voluto terminare il mio mandato portando il PCI al governo, in questo modo legittimandolo e avviando l’Italia sulla strada della democrazia compiuta (Si può aggiungere capace di alternanza). Sento che con la sua scomparsa mi viene meno l’interlocutore necessario per questo obbiettivo”.  Una testimonianza importante, che nel film non c’è  ma vi è ben evidenziato l’impianto ideale e l’impegno politico coraggioso e coerente, improntato ai valori della democrazia, del socialismo della Libertà, che  hanno nutrito fin da giovane il pensiero e l’azione di Sandro Pertini.  Per questo, il regista Giambattista Assanti, ha realizzato questo film che, si augura possa entrare nel circuito scolastico e interessare le giovani generazioni.

Nel 30 anniversario della scomparsa di Sandro  Pertini ( avvenuta a Roma  il 24 febbraio del 1990 all’età di 94 anni) è legittimo attendersi adeguate iniziative in ricordo della  straordinaria storia scritta  da Sandro Pertini, nel segno dell’antifascismo e dei valori di  libertà, giustizia, democrazia, e dell’attualità del suo insegnamento. Un’occasione da non perdere.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore