sabato, Agosto 8

Il Giappone fornisce alle Filippine quattro sistemi radar contro pirateria e ISIS La pirateria colpisce duramente nelle acque del Sud Est asiatico, i due Paesi si coalizzano nel nome di interessi comuni

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Siglato un accordo tra Filippine e Giappone finalizzato all’installazione di quattro sistemi di monitoraggio radar ma anche di corsi di addestramento per personale specializzato nella lotta contro la pirateria nelle acque che separano le Filippine dall’Indonesia. I quattro sistemi radar, nello specifico, di costruzione giapponese, saranno installati nel Mar di Sulu Celebes proprio per consentire alle Filippine di operare su due settori particolari, che talvolta coincidono: la pirateria nelle acque del Sud Est asiatico e la possibile minaccia di attacchi terroristici da parte di terroristi di estrazione islamica, come recentemente accaduto nel Mindanao, nel Sud delle Filippine, dove una falange dell’ISIS, ha costretto il Governo di Manila ad una guerra locale aspra che si è conclusa con una devastazione fortemente impattante sulla popolazione e sugli edifici del Mindanao pesantemente bombardati e teatro di violenti scontri militari.

I vertici governativi delle due Nazioni, Filippine e Giappone, hanno ponderato forme di cooperazione in special modo per quel che concerne la pirateria marittima, anche il Giappone infatti, ha rilevanti interessi nelle acque del Mar Cinese Meridionale (o delle Filippine Occidentali, secondo le differenti denominazioni), poiché una parte rilevante del commercio via nave che coinvolge il Giappone si sviluppa proprio in uno dei tratti marittimi più colpiti dalla piaga parecchio datata della pirateria. Un triste fenomeno che non solo ha colpito svariate vittime chiedendone la loro vita sull’altare del lavoro e degli interessi economici ma ha anche esplicato danni molto gravi al commercio internazionale, in specie quello che transita verso e dall’Asia, non solo Sud Est asiatica. Il Giappone, infatti, pur essendo molto più a Nord del quadrante geografico del Mar Cinese Meridionale, è in prima linea circa gli investimenti e gli interessi economici e commerciali in quella zona del Pianeta. Il Giappone, infatti, fa circolare le proprie merci verso l’area ASEAN ed i Paesi Membri che la compongono e soprattutto si configura come uno dei principali competitor della Cina, che ha anch’essa evidenti interessi commerciali, non solo di tipo squisitamente territoriale, come denotato dalle vetuste questioni territoriali tutt’ora irrisolte con numerose Nazioni in quell’area.

Saranno proprio i due Premier a sottoscrivere gli accordi nel corso della settimana, il Primo Ministro giapponese Shinzo Abe ed il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte a Manila, secondo quanto confermano fonti di entrambe le Nazioni interessate.

Ferma restando la pericolosità della minaccia potenziale degli insorgenti ISIS di ritorno dalle terre dove hanno vissuto la sconfitta militare, tra Siria e Iraq ed oggi via via tornati a farsi minacciosi nelle Nazioni di origine o comunque nella rete del terrorismo di matrice islamica, la pirateria rimane la questione più dolorosa da affrontare nel breve e medio periodo. Non bisogna tralasciare di sottolineare il fatto che proprio la pirateria è stata uno dei metodi adottati dal terrorismo internazionale per assicurarsi con i sequestri di persona e con i valori trafugati i capitali necessari per mandare avanti la guerra da parte dello Stato Islamico.

Sui 30 atti di pirateria che sono stati registrati nella prima metà del 2017 – per dare un esempio sullo stato delle cose – sei hanno comportato l’uso di armi e tre di essi sono sfociati in sequestri dell’equipaggio delle navi in transito nelle acque delle Sulu Celebes, secondo i dati peraltro confermati dall’Accordo di Cooperazione Regionale nel Contrasto alla Pirateria e alle Rapine Armate contro Navi in Asia. Da registrarsi, inoltre, anche quattro altri tentati assalti con finalità di sequestro attuati nelle stesse acque tra Filippine e Indonesia. Esponenti ufficiali del Governo giapponese, compresi i vertici del Ministero degli Affari Esteri giapponese, hanno confermato che è grande la preoccupazione relativa allo stato delle cose inerenti la pirateria nei mari del Sud Est Asia poiché sono grandi gli interessi economici e commerciali giapponesi in quella Regione. Così come hanno confermato che è chiaro a tutte le parti coinvolte, che non si tratta di un problema che riguardi ogni Stato singolarmente e che nessuno può proporre soluzioni o strategie di azione se non integrandosi con un arco più esteso di compartecipazioni tra tutti gli attori di quell’area.

Le stazioni radio sono parte di un più ampio pacchetto di sostegno giapponese a favore delle Filippine e che comprende anche elicotteri per l’Aeronautica Militare. Vi sono comprese anche forme di finanziamento per progetti infrastrutturali come nuove linee ferroviarie e forme di supporto per la ricostruzione delle zone devastate dalla guerra contro le falangi dell’ISIS con le quali il Governo di Manila ha lottato per cinque duri mesi di guerra nella zona di Marawi.

Non è sfuggito certo il fatto che – attraverso tali forme – il Governo di Tokyo voglia riannodare e soprattutto rafforzare i legami con Manila sia nel campo dell’Economia sia in quello della Sicurezza nell’ambito di una più vasta strategia nipponica volta a contrastare l’ombra ingombrante, massiccia ed onnipresente della Cina che in varie forme ha sempre e progressivamente rafforzato il proprio ruolo, oggi preponderante in quella Regione. Che il Giappone tenga in modo particolare alle Filippine è dimostrato anche da un elemento strategico: le Filippine, infatti, sono collocate nella parte più orientale del cosiddetto Mar Cinese Meridionale, quindi, le si considera un alleato importante per impedire una ulteriore espansione cinese in quell’area in direzione del Pacifico nella sua sezione più occidentale.

Questo spiega il particolare attivismo nipponico in tempi recenti nello scacchiere geopolitico e geografico del Sud Est Asia e come mai vadano facendosi sempre più intensi gli interscambi tra Giappone e l’intera area ASEAN. Il Premier Abe in persona, oltre ad operare alacremente nelle relazioni con le Filippine per i dispositivi radar ed il personale di supporto in fase di addestramento militare e nell’assicurare più alti standard in protezione dell’area marittima da parte delle forze militari filippine, si è recato anche in Vietnam per partecipare al Forum per la Cooperazione Economica Asia Pacifico dove ha presenziato con molta attenzione a due giorni di lavori congiunti.

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