domenica, Marzo 24

Il futuro dell’Italia? Tra jihad e minaccia ibrida Un trend che rimane costantemente presente è quello dello mutevole della minaccia jihadista

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I servizi segreti italiani hanno presentato, come da ormai dieci anni a questa parte, la ‘Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza .
Questo documento risulta fondamentale per gli organi decisionali che ricoprono incarichi politici al fine di delineare una strategia per la sicurezza che sia realmente attagliata alle minacce correnti per il Sistema Paese.
I Servizi Segreti, attraverso l’elaborazione delle informazioni inerenti alla sicurezza in loro possesso, possono disegnare all’interno del documento, una serie di minacce che il Parlamento potrà trovarsi ad affrontare nel corso dei prossimi dodici mesi.
Tale documento non è solo essenziale per gli organi politici, ma anche e soprattutto per coloro che lavorano in ambito accademico e privato sui temi della sicurezza.
L’analisi e lo studio delle minacce riscontrate dall’organo informativo per eccellenza, il DIS, permettono agli analisti di elaborare nuovi scenari e di mettere alla prova, con esercitazioni e nuovi dottrine, le procedure operative di Forze dell’Ordine e Forze Armate.
Nonostante una parte della popolazione civile sia restia a comprendere il perché della pubblicazione di documenti così sensibili, adducendo come scusa una possibile fuga di notizie, la Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza rimane uno dei dossier più attesi e studiati degli organi istituzionali.

Tra i temi più sensibili, un trend che rimane costantemente presente è quello dello mutevole della minaccia jihadista, che per il 2018, viene interpretato non più come una minaccia diretta da quello che ormai definiamo a tutti gli effetti l’ex Califfato, quanto piuttosto un ritorno sul campo di Al Qaeda.
Circa un anno fa, durante gli attentanti al Manchester Arena, gli analisti militari, compresi quelli de ‘L’Indro’, avevano paventato un possibile cambio di guida strategica nel panorama jihadista vedendo il ritorno della leadership di Al Qaeda come un fatto quasi naturale dopo la perdita di direzione strategica dell’IS in Siria ed Iraq.

A livello nazionale, la minaccia del terrorismo jihadista è «concreta ed attuale» secondo il rapporto del DIS che si focalizza su «l’attività propagandistica ostile di Daesh» e sulla continua presenza su territorio di soggetti radicalizzati – tra i quali ‘islamonauti’ italofoni – o comunque esposti a processi di radicalizzazione.
In particolare, viene segnalato «il pericolo rappresentato dagli estremisti homegrown, mossi da motivazioni e spinte autonome o pilotati da ‘registi del terrore’».
Quello descritto in queste poche righe, estratte direttamente dal report, disegnano un quadro chiaro già presentato sulle pagine de L’Indro quasi un anno fa.
Daesh, ovvero l’IS continua, dopo aver dimostrato una grande capacità retorica e propagandistica, il reclutamento di giovani volontari da immolare per la jihad, un fenomeno che si era fatto esasperante fino alla primavera del 2017.
Nonostante sia calato il numero di attentanti in Europa, il problema del reclutamento jihadista rimane costante ed in continua crescita, soprattutto nelle zone periferiche delle grandi città o nei piccoli centri abitati dove si è diffuso il fenomeno della ghettizzazione.

Oltre alla presenza di radicalizzati sul territorio nazionale, i servizi segreti ricordano anche il «ruolo di rilievo che il nostro Paese da sempre occupa nell’immaginario e nella narrativa jihadista».
Gli analisti de ‘L’Indro’ si erano già cimentati in un’analisi che riguardava il ruolo dell’iconografia italiana nel racconto jihadista della lotta contro gli infedeli.
Ben noti, sono i fotomontaggi di Roma in fiamme pubblicati subito dopo gli attentanti del Bataclan a Parigi e quelli più recenti della capitale invasa dalle bandiere nere issate su San Pietro.
L’immagina della capitale italiana come obiettivo da conquistare ed annientare è premiante per la propaganda jihadista non solo su suolo nazionale ma a livello globale.
Roma, come già detto in passato, rimane un sito di grande interesse e colpire tramite attentato questo simbolo del cristianesimo e della culla della civiltà è insieme premiante e non, a causa delle ripercussioni che ciò può avere nella lotta al terrorismo globale.

Attenzione particolare viene riservata al fenomeno dei foreign fighters la cui stima indica in 129 il numero di coloro che hanno avuto, direttamente o meno, a che fare con la penisola italiana.
Nel 2017 non si sono registrate nuove partenze dal territorio nazionale verso i teatri di guerra.
Diverso, invece, l’ambito d’azione che riguarda i nuovi sbarchi e dunque gli stranieri provenienti da Paesi a rischio infiltrazione terroristica, che giungono in modo occulto sulle coste nazionali.
I così detti sbarchi fantasma, cioè quelle imbarcazioni di piccole medie dimensioni che partono in modo totalmente isolato e sporadico dalle coste africane del Mediterraneo per approdare in modo altrettanto anonimo su quelle italiane senza nessun controllo, risultano essere un nuovo trend di incertezza per la Sicurezza interna.
Questi sbarchi minacciano la stabilità del Paese in quanto completamente privi di controllo su chi e quanti soggetti arrivano.

La relazione si concentra anche sulla questione migratoria vera e propria, evidenziando che mentre calano gli sbarchi dalla Libia (-34% nel 2017 rispetto a 2016), sono in aumento quelli che originano da Tunisia (+492% ) ed Algeria (+70%) come era prevedibile che fosse dopo gli accordi siglati tra il Ministero degli Interni italiano e il Governo libico.

Concluso il capitolo riguardante la minaccia jihadista che potremmo definire sia un pericolo interno (radicalizzati) che esterna (minacce alla sicurezza di Roma, per esempio) la Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza, presenta in modo più diffuso rispetto al 2016, la minaccia del terrorismo interno di stampo estremista con una connotazione particolare per gli estremismi di destra ed eventuali organizzazione eversive.
Rispetto ai dodici mesi appena trascorsi, il DIS ha evidenziato un netto incremento delle attività  eversive, volte ad imporre il proprio dissenso attraverso manifestazioni violente e sporadiche aggressioni.
Il tema risulta particolarmente delicato, soprattutto in virtù delle prossime elezioni politiche del 4 marzo 2018.
Il dibattito si è sviluppato non tanto come una minaccia che esula dal normale dialogo politico antitetico tra destra e sinistra, quanto piuttosto ad un volersi raggruppare in schieramenti stereotipati.  

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