giovedì, Ottobre 29

Il futuro della Monarchia nelle mani di Felipe VI

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il 2 giugno 2014, per ironia della sorte la Festa della Repubblica in Italia, il vecchio Juan Carlos dava seguito a un’indiscrezione negli ultimi mesi sempre più pressante, rinunciando al trono di Spagna. Otto giorni prima, alle elezioni europee, i due partiti che dalla Transizione si contendono il governo del Paese, per la prima volta nella storia della democrazia non avevano sommato più del 50% dei voti. Diciassette giorni dopo, il 19, una Madrid assolata e moderatamente malinconica per l’uscita dal Mondiale dei vecchi campioni di Sudafrica 2010, presi a pallate in Brasile dagli artisti olandesi e dagli ipercinetici carneadi cileni, salutava il nuovo Re, Felipe VI di Borbone e con lui la Regina Letizia Ortiz e le due nuove “infantas”: l’erede Leonor e sua sorella Sofia.

Con Juan Carlos usciva così di scena un altro protagonista della Transizione, il principale, dopo che qualche mese prima aveva lasciato questa terra Adolfo Suàrez, il primo ministro che guidò la Spagna fuori dal franchismo, reso irriconoscibile e incosciente anche di se stesso per un Alzheimer durato anni. Un gigante assoluto, Juan Carlos, nella storia spagnola recente, riuscito a traghettare in modo quasi indolore il Paese dalla dittatura alla democrazia, evitando una guerra civile che sarebbe stata probabilmente ancora più tragica di quella purtroppo sperimentata tra il 1936 e il 1939 e sventando nel 1981 un golpe militare. Ma il credito raggiunto dall’anziano sovrano era negli ultimi anni ormai quasi agli sgoccioli: e una forma fisica sempre più precaria, una lunga sequela di scandali (su tutti la corruzione che lambiva la Casa Real, con la figlia Cristina e il genero Urdangarìn indagati per avere dirottato fondi neri attraverso la loro fondazione in teoria benefica; e l’incidente di caccia agli elefanti in Africa, avvenuto in compagnia di una delle sue molte amanti, ancora più paradossale se pensiamo che il sovrano era anche Presidente onorario del Wwf) e l’incapacità di incidere su un quadro politico ormai molto mutato rispetto a quello in cui diventò Re hanno portato Juan Carlos alla decisione di rinunciare a un trono che ha oggi davanti a sé sfide molto complesse.

Felipe VI è il primo Re di Spagna cresciuto in un’epoca di democrazia. Sebbene sia nato durante il franchismo, nel 1968 a Madrid, si è poi formato nell’epoca successiva e ha avuto un’educazione che, nei limiti di quanto lo possa essere per un erede al trono, è lecito definire “quasi” borghese. Terminato nel 1987 l’obbligato periodo di formazione militare presso l’Accademia General Militar de Zaragoza si iscrive (e si laurea) in Giurisprudenza presso la (pubblica) Universidad Autònoma de Madrid, per poi perfezionare gli studi con un Master in Relazioni Internazionali a Georgetown, Washington, Usa.

Appassionato di squash e sci, fa parte della delegazione spagnola alle Olimpiadi di Barcellona 1992, di cui fu anche portabandiera, alle quali partecipa nelle competizioni di vela, senza vincere medaglie. Nel 2003 annuncia il suo fidanzamento con Letizia Ortiz Rocasolano, nata a Oviedo (nelle Asturie) nel 1972, giornalista della televisione pubblica, per cui legge il telegiornale della sera. Una borghese al secondo matrimonio con, si dice, simpatie socialiste e repubblicane, figlia di un tassista e dalla vita sentimentale fino a quel momento, secondo le voci, piuttosto disordinata. Sconcerto nelle fila dell’aristocrazia spagnola più tradizionalista, abituata ai matrimoni combinati come quello di Juan Carlos di Borbone con Sofia di Grecia; segno, per altri, di una monarchia che sta mutando e che ha bisogno di legittimarsi agli occhi dell’opinione pubblica adottando anche gli stili di vita delle persone “normali”.

Si sposano qualche mese dopo, nel maggio del 2004. La prima figlia, Leonor (che se Felipe e Letizia non dovessero avere discendenti maschi, e se la monarchia terrà,i un giorno sarà Regina), nasce il 7 novembre del 2005; la seconda, Sofia, il 29 aprile 2007. Gli anni che seguono raccontano di una lunga preparazione finalizzata all’ascesa al trono. Felipe e Letizia sono molto presenti nei momenti che contano per il Paese, spesso più di Juan Carlos e Sofia, si dice ormai ai ferri corti, si dice per i continui tradimenti da parte del Re. Felipe e Letizia che festeggiano i successi della Selecciòn di calcio, da Austria-Svizzera del 2008 a Sudafrica 2010 a Polonia-Ucraina 2012. Felipe e Letizia che consegnano i premi “Principe delle Asturie” a coloro che più si sono distinti nella vita pubblica, culturale e sociale del Paese e non solo. Felipe e Letizia che rappresentano la “faccia pulita” di una Casa Real dalla quale l’Infanta Cristina e Inaki Urdangarin sono stati allontanati, in cui l’altra Infanta, la primogenita Elena, ha visto fallire il suo matrimonio con Jaime de Marichalar, in cui Juan Carlos appare sempre più solo e isolato dai figli, che si dice vadano molto più d’accordo con la madre. Felipe e Letizia che, nonostante le voci sulle di lei periodiche fughe, sulle – sempre di lei – intermittenti crisi, su una presunta – ancora una volta di lei – anoressia e su mai confermati ma molto probabili interventi di chirurgia plastica, sembrano essere una coppia inossidabile, dai ruoli piuttosto intercambiabili.

Felipe è il Re, ma Letizia non è solo la sua consorte. Sono in molti a sostenere che in realtà il vero cervello della coppia sia lei, che grazie alla sua formazione giornalistica e alla sua vita di donna di potere prima del matrimonio conosce bene il mondo di cui fa parte, i suoi pericoli, le sue opportunità. Sono molti a sostenere che sia lei la ghost writer del marito sovrano. Il suo attivismo a corte non è ben visto. Inizialmente Letizia sopporta poco le rigide regole imposte dal protocollo della Casa Real, uscendo spesso la notte con le amiche senza informare il protocollo dei suoi spostamenti. Si dice che il difficile rapporto di Juan Carlos con la sua nuora nasca quando Felipe e Letizia annunciano il loro fidanzamento il 1 novembre del 2003, e la futura Regina, interrotta dal suo promesso sposo, interviene con garbo ma con decisione dicendo “Déjame terminar” (“Lasciami finire”). Inaudito, per un Palazzo fin lì assai tradizionalista e abituato a un ruolo delle donne sostanzialmente ancillare.

Di Felipe e Letizia non si ricordano fin qua atteggiamenti sopra le righe. Il loro profilo è sicuramente mondano e moderatamente pop, ma sempre discreto, senza strafare. Nei cinque mesi di regno Felipe VI si è comportato finora mantenendo un’immagine sempre piuttosto competente ed equilibrata. Probabilmente è ancora nella fase di studio e consolidamento delle sue prerogative. Le prospettive del suo regno sono ancora tutte da decifrare.

Il cambio di immagine c’è comunque stato: con lui è salita al potere una generazione più inserita e cosciente del mondo che viviamo, maggiormente spigliata con le lingue e abituata al faticoso esercizio quotidiano della democrazia. Ma Felipe VI sa che la legittimazione della sua Corona non è data una volta per tutte, e che deve trovare fondamento nella pratica politica quotidiana. I cittadini hanno accettato a giugno l’avvicendamento al potere tra suo padre e lui molto pragmaticamente: non perché ideologicamente monarchici, ma perché convinti che, anche se anacronistico, il sistema del governo per discendenza è con tutta probabilità uno dei pochissimi fattori di unità di un Paese in crisi economica, territoriale, istituzionale ed etica.

Bussano alle porte del sistema politico nuovi attori come Podemos, che una volta entrati alle Cortes, quando non al governo, potrebbero mettere in discussione il quadro nato dalla Transizione e che ora scricchiola: monarchia parlamentare con un ruolo di moral suasion da parte del sovrano; bipartitismo “dolce” fondato sull’alternanza di governo ma d’accordo sulle grandi questioni di fondo; delega ai partiti nazionalisti regionali (un bell’ossimoro) della gestione delle regioni più autonomiste in cambio di appoggio a governi di minoranza ora popolari ora socialisti; taglio delle “ali” di destra e di sinistra; assenza di coalizioni.

Quel mondo, come Felipe VI sa, è in grave pericolo di estinzione, e la sua salita al trono nel 2014 non è affatto casuale, o frutto di una generica stanchezza o vecchiaia di Juan Carlos: il sistema ha pensato di provare a conservarsi e perpetuarsi attraverso l’immagine di un leader giovane, aperto, cosmopolita e dinamico. Ma le elezioni del 2015 si avvicinano, e Felipe sa che il suo futuro, e quello della monarchia, dipenderanno dal grado di autorevolezza, onestà e competenza che saprà comunicare nel prossimo anno di regno. L’immagine da sola potrebbe non bastare, se non sarà accompagnata dalla sostanza: le riforme, istituzionali, politiche e nel campo dell’etica pubblica di cui Madrid ha fortemente bisogno.

La Spagna, ormai serenamente abituata alla Regina Letizia, potrebbe non avere mai una Regina Leonor. Gli echi della Repubblica risuonano ancora in lontananza, in un Paese che non ha mai seriamente metabolizzato né la guerra civile né la dittatura. Le ha solo rimosse, come incubi che la mattina da svegli si finge di non ricordare per non sprofondare nell’angoscia, ma che lasciano il cuore pesante, e la mente confusa.

 

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