sabato, Ottobre 24

Il film Noè vietato in Indonesia field_506ffb1d3dbe2

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Noe film

Bangkok – Russell Crowe questa volta non ce la farà: d’altro canto, questa volta non indossa i panni del Gladiatore e nessun’armatura lo proteggerà dalle preclusioni mistiche, infatti, non riuscirà a varcare i confini ed i limiti posti sul limitare delle Moschee. Seguendo la linea comune di alcune Nazioni del Medio Oriente, l’Istituto Indonesiano della Censura dei Film LSF ha deciso di bandire il racconto storico cinematografico di origina biblica, Noah (Noè), bollandolo come basato in modo controverso sulle basi religiose. Il Capo dell’Istituto, Mukhlis Paeni, ha affermato che i membri dell’Istituto ritengono che molti elementi del film sono contraddittori rispetto alle basi degli insegnamenti del libro santo dell’Islam, il Corano.

«Quasi tutte le Nazioni islamiche hanno bandito il film. Anche noi riteniamo vi siano elementi nella storia che contraddicono il libro sacro, così, abbiamo deciso di proibire la visione del film», ha aggiunto Mukhlis Paeni lunedì nell’ambito di un incontro con i media locali. Nel momento in cui, però, i media gli hanno chiesto con insistenza quali parti specifiche del film risultino in contraddizione con i dettami del Corano, il Presidente dell’Istituto Indonesiano della Censura dei Film è stato alquanto vago: «Stiamo semplicemente seguendo quello che altre Nazioni del Medio Oriente hanno già fatto in tal senso». In realtà, come lo stesso Presidente dell’Istituto ha poi confermato in seguito, il “peso” principale nella decisone finale l’ho avuto il forte timore che potessero scoppiare nel Paese delle rivolte e delle proteste violente a seguito della visione del film. Ovviamente la censura verso il film hollywoodiano si intende estesa su qualsiasi formato attraverso il quale possa essere veicolato il film stesso, sia esso DVD, VCD, il download via Web e così via. «Nel caso in cui qualcuno voglia davvero vedere il film, può andare a guardarselo in qualche altra Nazione», ha tagliato corto Mukhlis Paeni. Anche le versioni pirata del film sono vietate e sono oggetto delle attenzioni e di specifica competenza delle Forze di Polizia.

Alcuni osservatori già anticipano il veto su un altro film hollywoodiano in arrivo, ‘Il Figlio di Dio’, anch’esso un remake biblico per il quale si prevede lo stesso destino di Noé. In ogni caso, il Presidente dell’Istituto Indonesiano della Censura dei Film ha detto che si attende ancora l’ufficializzazione del parere su quel film che racconta la storia della vita di Gesù. Le Commissioni di Censura in Qatar, Bahrain e negli Emirati Arabi Uniti hanno informato la Paramount Pictures, ovvero la casa cinematografica che ha prodotto il film Noé che non proietteranno il loro film. In realtà, alla Paramount già si aspettano che Egitto, Giordania e Kuwait faranno lo stesso, cioé impediranno la proiezione del film. In Egitto, l’Istituto guida islamico sunnita Al-Azhar ha affermato che ha respinto la proiezione del film ma in precedenza anche di qualsiasi film che trattasse della figura del Profeta Maometto o di messaggeri o seguaci del Profeta Muhammad. In Egitto, il film è stato messo al centro delle critiche di alcuni leader delle chise locali per il ritratto a tinte scure di Noé, interpretato appunto da Russel Crowe. In separata sede, Dian Sunardi Munaf, la Direttrice Marketing di PT Graha Layar Prima, la compagnia  che annovera la catena di cinema Blitzmegaplex, ha confermato di aver ricevuto precise indicazioni nella direzione del vietare in modo assoluto la proiezione del film da parte dall’Istituto Indonesiano della Censura dei Film. «L’ultima informazione che posso darvi è che la catena di sale Blitzmegaplex non proietterà il film. E’ tutto ciò che vi posso dire», ha aggiunto la Direttrice Marketing. Per quanto riguarda, invece, il film Il Figlio di Dio, ha confermato che esso risulta ancor oggi calendarizzato per il 28 aprile. «Non abbiamo ancora ricevuto alcuna lettera ufficiale dall’Istituto Indonesiano della Censura dei Film».

Il trend del divieto è in via di diffusione tra le Nazioni islamiche ritenute fino a poco tempo fa “moderate”: gli esempi non mancano. Per fare un paragone nell’area, la Malaysia è una Nazione islamica che fino a poco tempo fa aveva sempre consentito alle altre religioni minoritarie come Induismo, Buddismo e Cristianesimo di poter praticare sul proprio territorio, anche seguendo un cursus storico rilevante delle altre forme religiose eistenti in Malaysia nell’arco della intera Storia del Paese. Più recentemente, invece, si sta assistendo ad una lenta ma progressiva svolta in direzione della unicità o della prevalenza netta dell’Islam sulle altre religioni che avevano sempre agito in un clima di relativa libertà di Pensiero e di Culto.

Si tenga conto che, proprio nel solco di questo nuovo deal islamico della Malaysia, recentemente le Autorità governative, quindi non solo quelle religiose, hanno vietato , con apposito provvedimento di legge, che altre confessioni religiose possano scrivere o pronunciare il nome di Allah. Lo scorso anno si è visto anche un intervento dell’ONU sul tema dell’impedimento dell’uso della parola Allah da parte di altre religioni non-islamiche, poiché il sistema legislativo della Malaysia che si è concentrato in difesa del corpo religioso islamico non tiene conto che, in questo modo, lede alcuni diritti fondamentali dell’Uomo come, appunto, la libertà di Pensiero, di Parola e di Culto.

Nel comunicato dell’Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani, la decisione dell’Alta Corte di Giustizia della Malaysia potrebbe avere «un potenziale impatto di vasta portata sulle minoranze religiose in Malaysia, limitando così la libertà di espressione e di religione». Più oltre, il testo riporta: «La libertà di religione o di credo è un diritto di tutti gli esseri umani, non un diritto concesso dallo Stato». Il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di religione ha rimarcato: «Non può essere un affare dello Stato modellare le tradizioni religiose, né lo Stato può pretendere di essere un’autorità vincolante nell’interpretazione delle fonti religiose o nella definizione dei dogmi di fede». La decisione dell’Alta Corte giunse a seguito di un pronunciamento richiesto sul fatto che la testata locale Herald fu interdetta dall’usare la parola Allah nei propri testi, questo è diventato così, il precedente giuridico per il quale ad ogni media o canale di diffusione non-islamico viene impedito l’utilizzo del nome del Profeta. Secondo gli esperti delle Nazioni Unite sui problemi delle minoranze, il divieto imposto dalle Autorità della Malaysia viola la libertà delle comunità religiose locali sia nella pratica sia nella fede, il che è alquanto preoccupante perché potrebbe contribuire ad approfondire il fossato tra le forme di credo religioso diffuse in tutta la Malaysia.

 

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