domenica, Agosto 25

Il festival della mutanda … e Berlusconi punta su Renzi Salvini in mutande impazza sulle spiagge, aizzando la folla esaltata che sguaiatamente canta l’inno di Mameli, mentre Berlusconi prova consegnare la destra moderna a Renzi

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L’immagine simbolo, in qualche modo, della settimana appena trascorsa è, inevitabilmente, quella del cosiddetto ‘vicepremier’ Matteo Salvini in mutande (da bagno, per fortuna) che impazza sulle spiagge, aizzando la folla esaltata a cantare con lui (e a minacciare con lui), mentre fa trasmettere l’inno nazionale, ballato dalla folla in mutande e da alcune ‘cubiste’, rigorosamente anch’esse in mutande. Il festival della mutanda!

Ecco, quest’ultima cosa mi offende profondamente e dovrebbe offendere ogni italiano, salvo naturalmente quelli lì sulla spiaggia che sguaiatamente cantano l’inno di Mameli, in quella che non può non essere una manifestazione di disprezzo per le istituzioni, per le tradizioni di questo Paese, per i molti morti per farlo, mentre altri, con il direttore in mutande, sono impegnati a disfarlo.
Una
immagine davvero oscena, non solo volgare, ma espressione di ciò che realmente chi, oggi, comanda in questo Paese, ‘pensa’ e vuole: l’impunità assoluta, la volontà di fare e disfare a suo piacimento, senza controlli.
«Dobbiamo fare andare avanti l’Italia e se c’è chi non vuole, ci rivolgeremo agli italiani»: a parte che cosa voglia dire ‘avanti’ è tutto da approfondire, questa non è altra che l’affermazione tipica di un Peron, di un Videla, di un Erdogan e, purtroppo, di un Putin (ma qui, credo, la cosa è un po’ più complicata). Mentalità che poi si traduce ai vari livelli in abusi vari, come, per citare l’ultimo, quello del cantante che schiaffeggia uno spettatore che non gradisce le sue canzoni, parlando di … educazione! Sembra una banalità, ma è una mentalità: tu sei uno qualunque, zitto e applaudi oppure come a Coriandolo, zitto e aspetta il cantante in ritardo, nella calca, ecc., ma paga il biglietto!

Sarà un caso, ma mentre l’incredibile Matteo Salvini (validamente aiutato dall’altro Matteo con le sue performance anti PD, ma ci torniamo tra un po’) celebrava in quel modo disgustoso la sua idea di uno Stato democratico (peraltro dichiaratamente non amato da alcuni dei suoi compagni di partito), mentre, appunto, lo Stato democratico è ridotto a un inno sbraitato in mutande e quindi diventa uno Stato autoritario, in Russia il suo amico, o almeno l’amico di quelli al Metropole, manifestava la sua idea di democrazia arrestando un migliaio di persone di idee politiche diverse da quelle di Putin. Cambia (forse) il metodo, ma l’idea è quella.

Credo abbia rischiato lo strabismo il vicepremier, dato che mentre con un occhio guardava l’ottimo Putin fare strame della democrazia, con l’altro guardava le meraviglie degli USA, le meravigliose immagini delle stragi a Dayton e a El Paso (non per caso a pochi chilometri dalla molto famosa Tombstone!) dove, grazie alla diffusione praticamente libera di armi, anche da guerra, il primo matto, o semplicemente amante delle armi che passa, fa una strage: nel caso un razzista e un ‘suprematista’, appunto.
Pensate che bello, avrà sicuramente pensato l’ottimo Matteo (Salvini) se anche qui si facilitasse l’acquisto delle armi, almeno avremmo una società più vivace, invece di quelle tristezze della Polizia che indaga e dei giudici che dirigono le indagini; in questo lui concorda con Di Maio, è la politica che decide chi è colpevole e, specialmente, chi no, i giudici sono inutili.
E, ne sono certo, avrà molto di più apprezzato le dichiarazioni di quell’altro democratico di vaglia, Donald Trump, che commenta sulle stragi parlando di ‘codardia’, vi rendete conto? codardia, ‘cowardice’, deve esserne rimasto affascinato Matteo: Trump, giustamente, disprezza i massacratori non per i massacri, non per il fatto che abbiano motivazioni razziste osuprematiste’, ma per il fatto che, diversamente da ciò che accade tra uomini d’onore nel Far West, non ha sfidato quella gente con le pistole al fianco … a chi spara prima, codardi!

Questa è la mentalità almeno di Trump, ma certo di molti americani, anche se poi, il capo della polizia di El Paso si vanta di avere ucciso il criminale: notate bene ‘il criminale’, quindi ha capito subito che era un criminale, e che era stato lui a fare la strage. Non come i nostri giudici di mezza tacca, che imputano il reato a un tizio che confessa il crimine, che ha in possesso in valigia, anzi, nascosto nel controsoffitto se non sbaglio, un coltello d’assalto che farebbe invidia a Rambo, e che insomma è difficile non sospettare che qualcosa con il delitto abbia a che fare, ma che, poi, si trovano di fronte a qualche imbecille, intriso evidentemente di odio di disprezzo e di violenza e di arroganza del potere, che ha messo uno di quei due in manette e bendato dinanzi a lui.
Non so perché quei carabinieri (non uno, per favore generale Nistri, nelle foto se ne vedono almeno altri due) abbiano fatto così, è certo che il clima di odio e di indifferenza per l’umanità (e questa si potrebbe capire in uno che applica la legge) e di rispetto delle regole (e questo non si può comprendere) ha determinato quei comportamenti e la vanteria di renderli noti, ma è certo che l’avvocato di quel presunto criminale (perché, caro avvocato, da noi è ‘presunto’ fino alla condanna definitiva, da noi non si ammazzano i criminali … almeno per lo più!) ora parla di superficialità, di eccesso di rapidità nel considerare quei poveri ragazzi colpevoli, di volontà di soddisfare l’opinione pubblica.

Certo che, però, come sarebbe stato bello se quella immagine non fosse emersa, così come tante immagini, e tante conversazioni, a cominciare da quelle ad alto contenuto culturale del Metropole, come sarebbe bello se quelle immagini e quelle conversazioni non potessero circolare, come vorrebbe Salvini, ancora oggi arrabbiatissimo perché lariforma’ (invero pessima e rozza) di Bonafede non prevede la secretazione delle registrazioni ecc., anzi, magari, il divieto delle intercettazioni, che sono così vili … non ti avvertono nemmeno che ti intercettano, anche poco sportivi, diciamocelo francamente!

Ecco, se quelle proposte fossero divenute legge, oggi non sapremmo nulla né del Metropole, né del ragazzo bendato e nemmeno della sguaiata manifestazione di ignoranza sulle spiagge emiliane.

Non è ancora così, e sottolineo ‘ancora’. Le intercettazioni si possono ancora conoscere, le prove di accusa possono essere guardate dai giornalisti, i filmati dei figlioli di Ministri vari che giocano con le moto d’acqua della Polizia anche (ve lo ricordate quando si scoprì che un Presidente del Senato faceva divertire figli e nipoti mandandoli in giro sul treno speciale del Senato?) e anche le ‘dichiarazioni’ dell’altro Matteo, ormai visibilmente e sempre di più una mina inserita a fondo nel corpo del PD, non per riassumerne il controllo, ma per ben altro. Lasciatemi concludere queste righe arrabbiate con una rapida valutazione politica.

Perché maidisturbare il PD con atti di pura e semplice provocazione? Per riprenderne la segreteria, dopo avere dichiarato piena fedeltà al nuovo Segretario? No, io credo, no, il nemico non è Zingaretti, il nemico è il PD: il vecchio disegno di spezzarlo e portarsene via la gran parte verso ilcentro’ (ho già spiegato che, a mio avviso il centro non esiste, ma tant’è) è sempre presente e vi sono due fattori nuovi che accelerano le cose.
Le elezioni, dato il clima politico, non possono essere troppo lontane, e quindi Renzi può sfruttare il fatto di avere dalla sua parte la gran parte dei parlamentari ancora per poco tempo e quindi ha fretta.
Inoltre, il mezzo karakiri di Berlusconi, a mio modestissimo parere, non è un caso e non è un karakiri. A costo di restare una quasi invisibile macchiolina sulla carta geografica politica italiana, Berlusconi non vuole (sì, sto per dire una cosa positiva di Berlusconi: perdonatemi!) diventare il portatore di acqua di Salvini e specialmente non vuole diventare il coautore di una destra antidemocratica se non peggio. E quindi, sta offrendo per l’ultima volta (c’è perfino dell’eroismo in ciò) a Renzi la possibilità non di allearsi (perfino Renzi sa che un nuovo Nazzareno oggi sarebbe impossibile) ma diprendersiciò che ne resta, che non è quei quattro parlamentari di seconda scelta che oggi ha (siamo seri, ma chi sono? Gelmini, Carfagna, Tajani, Toti … su, siamo seri) ma quel blocco sociale, quelle molte persone, quei resti di ceto produttivo vero, che oggi non lo votano più in quanto tale (se non altro per l’età e per l’invadenza di Salvini), ma che ancora puntano alla suaideadi società moderna: quella che non ha saputo realizzare, preda come è sempre stato dei suoi umori e della sua lasciva concezione del potere e dei suoi intrallazzi, o meglio quelli dei suoi tirapiedi che lo hanno affondato.

Renzi, secondo me, ci vuole provare, e per farlo deve sbrigarsi a far fuori il PD e, per questo scopo, ogni occasione è buona … vedrete, da ora in poi ogni giorno ne tirerà fuori una. E insieme alla distruzione del PD deve spingere gli stellini sempre più nelle braccia di Salvini, per renderli inavvicinabili, intoccabili. E su questo pare che abbia gioco facile. Abbiamo tutti sentito i vagiti di Di Maio «se la Lega vuole altri Ministeri lo dica», oppure del viaggiatore impavido Dibba «abbiamo tradito sul TAV, ma era inevitabile».

Forse mi sbaglio, anzi vi confesso che lo spero ardentemente, ma mi sa che nei prossimi mesi sentiremo spesso parlare di Matteo, non nel senso di Salvini, e di Silvio, nel senso di Berlusconi.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.