venerdì, Maggio 24

Il fascino crescente dell’archeologia Piero Pruneti: “Abbiamo sempre concepito TourismA come una grande festa popolare della cultura, intesa come conoscenza confronto d’idee e incontro di popoli”

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Anche quest’anno TourismA, ovvero il Salone archeologia e turismo culturale, giunto alla quinta edizione,  ha fatto il pieno di pubblico, di espositori e di relatori: nella tre giorni fiorentina oltre 13 mila i visitatori, con il tutto esaurito dell’Auditorium del Palazzo dei Congressi per il finale col botto di Alberto Angela e della sua Cleopatra, accolti come rock stars, 100 gli espositori (40 esteri), 250 i  relatori: numeri importanti che fanno di questa manifestazione promossa da Archeologia Viva, la rivista diretta da Piero Pruneti, l’evento culturale europeo più importante del settore. E’ proprio a lui, organizzatore e coordinatore del Salone, che pongo alcune domande mentre mentalmente  ritorno ad alcuni momenti della Rassegna archeologica che hanno attratto la mia attenzione ( e non solo la mia).

Innanzitutto, chiedo a Piero Pruneti,  qual è il bilancio a poche ore di distanza, che si può trarre dall’esito di questa rassegna? E quale il segreto di tanta appassionata partecipazione del pubblico, tra cui molti ragazzi: nella formula?Nei nomi dei relatori? Nelle tematiche diverse?

“Abbiamo registrato un ulteriore aumento del pubblico dei visitatori, oltre 13 mila rispetto ai 12 mila dell’edizione precedente, che già avevano indicato un traguardo eccezionale. Ma è un risultato che certamente è stato indotto da una ulteriore intensificazione dei programmi congressuali ed esperienziali. Quanto al segreto del successo di TourismA è senz’altro determinato dai contenuti chiari e ben accessibili a tutti, dalla estrema varietà delle proposte, dalla gratuità totale della manifestazione (che vogliamo rimanga tale perché abbiamo sempre concepito TourismA come una grande festa popolare della cultura) e infine la centralità e il prestigio di Firenze come città ospite”.

Già una grande festa popolare, una kermesse con curiosità tali da soddisfare ogni tipo di curiosità e di interessi. Alcuni situazioni di divulgazione culturale si sono presentate come un gioco, un gioco per ragazzi ma non solo: è il caso ad esempio, delle nuove tecnologie tipo play station applicate all’archeologia, per penetrare mondi sconosciuti come la tomba di Tutankhamon, vista proprio come la vide nel 1922 Howard Carter, l’archeologo inglese che la scoprì, facendo provare alla lunga fila dei visitatori  le stesse emozioni che lui stesso provò quando si trovò di fronte alla camera sepolcrale e ai manufatti accatastati nella tomba. Il funzionamento di questa speciale ‘macchina del tempo’ lo  ha spiegato l’egittologo Pasquale Barile, un capellone dei nostri giorni: “per ottenere questo risultato è stata messo a punto uno speciale visore che consente una esperienza immersiva in 3D. La tecnologia digitale è il mezzo con il quale si possono meglio coinvolgere le giovani generazioni”. Ma Barile è anche colui che circondato da un nugolo di ragazzini, disegnava su una lavagna i geroglifici egizi, invitando i suoi attenti e occasionali ‘allievi’, a riprodurli su un papiro e a scriverne il significato. La didattica come gioco è anche la mission  del CNR del Lazio che, sotto la direzione del ricercatore Augusto Palombini,  consente a grandi e piccini di scoprire i segreti del nostro immenso patrimonio archeologico. “L’idea nostra” – ha detto   Palombini – “è quella di cambiare attraverso le nuove tecnologie la visione del museo, che non deve essere percepito come una mummioteca, un luogo polveroso, ma come un luogo in cui si raccontano storie, storie dell’umanità,  storie vere, narrate come in un libro o in un film avvincente. Insomma l’idea è quella di un Allegro museo”. Altro elemento  d’attrazione è il fatto che studiosi delle varie discipline oltre ai personaggi pubblici come Philippe Daverio, Vittorio Sgarbi, Andrea Carandini, Valerio Massimo Manfredi, Antonio Paolucci, Eike Schmidt, Massimo Osanna, Guliano Volpe, Syusy Blady non solo qui s’incontrano per scambiarsi opinioni ed esperienze, ma  interagiscono con il grande pubblico su temi d’attualità: come il nuovo Corridoio Vasariano ( il prezzo del biglietto sarà troppo elevato? Per alcuni no, per altri come Vittorio Sgarbi, i musei dovrebbero essere ad ingresso gratuito),o   come il ‘caso Agrigento’ dato dalla criticità rappresentata dal viadotto Morandi, da tempo ‘sorvegliato speciale’ e del quale è stato chiesto l’abbattimento. A TourismA sono stati forniti anche i dati sui flussi del turismo culturale. Ebbene: 55 milioni sono stati  i visitatori che nel 2018 hanno deciso di visitare i beni culturali statali (monumenti, musei, parchi archeologici etc) in 5 anni si è avuto un aumento  del 44% rispetto ai 38 milioni del 2013. Il trend positivo riguarda anche gli introiti che hanno registrato un incremento del +81% nello stesso arco temporale: da oltre 126 milioni di Euro nel 2013 si è passati agli oltre 229 milioni del 2018.  “Ciò smentisce clamorosamente  quanti affermano che con la cultura non si mangia…” ha osservato qualcuno.

Piero Pruneti:  quali proposte emergono da TourismA per far corrispondere al crescente interesse del pubblico, adeguati interventi da parte dello Stato ( o di privati) per la salvaguardia e la valorizzazione di aree a rischio degrado?

“La proposta di base emersa dal basso è meno burocrazie e automatismi di carriera nella gestione dei beni culturali; quindi largo all’impresa e onore al merito”.

Un altro aspetto che mi ha colpito è l’applauso  prolungato che il pubblico dell’Auditorium ha riservato alla descrizione che  Giorgio Murru, coordinatore scientifico del Museo Zapata di Barumini e direttore del Museo dei Menhir di Laconi,  ha fatto dei siti delle torri e dei templi della Sardegna nuragica testimonianze dell’architettura di  un’antica civiltà che risale al periodo neolitico ( IV e III millennio a C), documentata dalla presenza di oltre 50 nuraghi, molti dei quali sono visitabili e in buono stato di conservazione. La Sardegna, con le sue tradizioni, era l’ospite di questa edizione di TourismA ed essa è stata riservata una eccezionale accoglienza.

Come spiega il  grande successo della Sardegna?

“Con la capacità di comunicare un patrimonio preistorico di estremo fascino e che a suo tempo fu all’avanguardia a livello continentale per le tecnologie utilizzate nelle architetture in pietra e nella lavorazione dei metalli”.

TourismA ha dedicato un focus speciale sulle missioni italiane nelle aree più calde del Medio Oriente, sia in Palestina ( Paolo Matthiae) e nelle zone già martoriate dalla guerra in  Siria, Irak, Afghanistan, che in Giappone. Sono circa 170 le missioni congiunte, che vedono  la significativa presenza italiana, nel mondo. Degli scavi condotti in Siria ed in Iraq per recuperare il patrimonio in parte distrutto dall’Isis  dalle devastazioni della guerra e dai tombaroli, che ha preso di mira anche testimonianze della cultura islamica, ne ha parlato Davide Natali, della Sapienza, co-direttore della missione archeologica italiana a Tell Zurghu (Iraq), vicino Nassirya, per descrivere le scoperte e la pervicace azione di difesa di questo patrimonio da parte delle popolazioni locali. Lavorare con loro, in condizioni difficili, mettere a disposizione le nostre conoscenze e capacità, è il nostro modo di “aiutarli a casa loro’”, come si sente dire in giro.  Altra esperienza di collaborazione di grande importanza è quella  narrata da Marco Merola, giornalista scientifico, sul ritrovamento  in fondo al mare della flotta perduta di Kubilai Khan, discendente di Gengis  Khan e imperatore dei mongoli,  e del relitto  Tokugawa: una collaborazione non facile agli inizi data le diversità culturali  e la diffidenza, che ha condotto, sotto la direzione di Daniele Petrella, a scoperte sensazionali,  che hanno trasformato una leggenda – narrata come una fiaba dai nonni ai nipotini – in una suggestiva realtà. Ora questa decennale collaborazione proseguirà anche su siti in terraferma.  In fondo, ricordava Ettore Janulardo, già responsabile delle missioni italiane, che cos’è l’archeologia se non la scoperta e la narrazione di quelle ‘Città invisibili’ nelle quali Italo Calvino affidava a Marco Polo la descrizione all’imperatore dei Tartari Kublai Khan, sì proprio  quello della flotta andata distrutta nei mari del Giappone, di città immaginarie, surreali, fantasiose?

Ampio spazio hanno trovato i work shop dedicati alla ricerca delle nostre radici, le isole e i miti del Mar Egeo, le battaglie navali tra Etruschi Greci e Punici,  alle civiltà che si affacciano nel Mediterraneo ( egizi, etruschi, greci, fenici, sumeri) alle nuove tendenze del turismo culturale verso Albania, Croazia, Armenia, Pakistan, Sudan, un turismo animato da sete di conoscenza del nostro passato, per capire da dove veniamo, chi siamo, delle culture di cui  – lo ricordava l’etruscologa Mariangela Turchetti –  siamo il frutto. Perché la storia dell’umanità è anche una storia di migrazioni, di mescolanze, di culture diverse che le scienze ( archeologia, geologia, paleontologia)   ci aiutano a scoprire e conoscere.

Un’ultima domanda: come combattere contro la rozza propaganda sulle razze, sui migranti, sull’identità,  attraverso la cultura, la scienza e l’archeologia?

“Facendo capire che le grandi culture sono sempre state un prodotto di sintesi, quindi di scambi e di incontri fra popolazioni”.

Alle tante storie di uomini e donne, di violenze passioni e conquiste del pensiero, della cultura, narrate durante questo Salone, deve aggiungersi anche quella  raccontata da Alberto Angela a chiusura dei lavori, in una sala straripante: protagonisti della sua ultima fatica letteraria, la Regina d’Egitto Cleopatra e il prode condottiero romano Marco Aurelio. Una storia a suon di gossip, con un’ipotesi un po’ diversa riguardo al suicidio della sovrana. “Non si uccise col veleno di una vipera ma con un cocktail di varie sostanze, infatti non fu rinvenuto alcun morso sulla pelle di Cleopatra. Si trattò invece quasi sicuramente di un cocktail micidiale.   Cleopatra è stata una grande protagonista, una donna, ma non un’anomalia della storia.  Il mio è un libro per i giovani e guarda al futuro. Il nostro è un paese con un grande passato, e guardando ad esso si può guardare meglio al futuro”.

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