domenica, Maggio 26

Il fascino crescente del Pontormo A Palazzo Pitti a Firenze dall’8 maggio al 29 luglio, una mostra che poi andrà in Usa, incentrata sulla Visitazione e l’Alabardiere

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Jacopo Carucci, detto il Pontormo,  uno degli allievi più illustri formatisi alla bottega di Andrea del Sarto, è il protagonista  di una nuova Mostra che si tiene nella Sala delle Nicchie a Palazzo   Pitti ( dall’8 maggio al 29 luglio) dal titolo: Incontri miracolosi: Pontormo dal disegno alla pittura. Stavolta  vi ritorna da solo ( accompagnato dal  Bronzino suo discepolo), cioè a dire svincolato dal ”gemello “ Rosso Fiorentino,  protagonisti entrambi quattro anni fa, a Palazzo Strozzi di una grande mostra che rimarcava le  “ divergenti vie della maniera”, individuando affinità e, appunto, divergenze fra i due maestri della “maniera”.   Che cosa vi sia di ‘miracoloso’  in questa  nuova Rassegna  composta di poche ma significative  opere lo spiega Eike Schmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi: “questa è un’occasione straordinaria poiché dopo mezzo millennio mette insieme opere  che mai erano state in dialogo l’una con l’altra e che consentono di ripercorrere il processo creativo di un genio così grande come il Pontormo”. Ecco dunque la prima novità: individuare il processo creativo dell’artista, del quale sono esposti due capolavori assoluti :  La celebre Visitazione   realizzata per la  pieve dei Santi Michele e Francesco a  Carmignano, con accanto i disegni preparatori e  il misterioso Alabardiere, oggi conservato al Getty Museum di Los Angeles (che lo acquistò nel 1989 alla più che considerevole cifra di 32,5 milioni di dollari) che torna  temporaneamente a Firenze dopo quasi 30 anni.

Chi era l’Alabardiere? si domanda  Bruce Edelstein, curatore della Mostra. “Da molti anni  si disquisisce intorno a chi sia stato il bel giovane, elegantemente vestito, con il capo coperto da una berretta rossa ornata di una spilla d’oro, armato di alabarda e con la spada nel fodero sul fianco sinistro. A tal riguardo  furono fatte varie ipotesi: una,  condivisa per   anni, che si trattasse del giovane Cosimo de’ Medici, figlio di Giovanni delle Bande Nere, anche lui d’altronde segnalato dal Vasari come soggetto di un ritratto del Pontormo. Un’altra che quel giovine potesse  essere Ercole Rangone,  nobile fiorentino che si era arruolato nella milizia repubblicana”.  E qual’è la sua risposta?  “Che si tratti invece di Francesco Guardi, giovanissimo soldato della Repubblica Fiorentina durante l’assedio di Firenze, che lo stesso Vasari indicò come il soggetto di un ritratto di Pontormo”.  Certo, i dubbi sussistono ancora, ma la questione cronologica aiuterebbe  a svelare il mistero:  “se fosse Francesco Guardi “– afferma lo studioso -”  il Pontormo dovrebbe averlo dipinto durante i mesi dell’assedio di Firenze, fra l’ottobre del 1529 e l’agosto del 1530, se invece si trattasse di un ritratto di Cosimo I, dovrebbe  esser stato eseguito poco dopo l’agosto del 1537″. Queste opere ( tavole e disegni) apparterrebbero ad un periodo che va dal 1528 al 1530: un periodo drammatico per la città di  Firenze che, dopo il saccheggio di Roma da parte dei lanzichenecchi dell’imperatore Carlo V, e la prigionia in Castel Sant’Angelo di Clemente VII,   papa Mediceo, aveva deciso di insorgere e tornare alla Repubblica. Ma il  sogno del popolo fiorentino fu breve: riconciliatosi papa Clemente VII con Carlo V, la città fu assediata dalle sue truppe e i Medici poterono tornare al potere. La città scrisse tuttavia una delle più grandi pagine della propria storia resistendo a lungo all’assedio. Anche Michelangelo aveva provveduto a disegnare un’aggiunta alle mura per renderle più forti. Lui stesso dovette nascondersi nella Chiesa di S.Lorenzo, dove sono stati ritrovati suoi  graffiti alle pareti. Sulle lance delle truppe di Carlo V iniziava il principato dei Medici che sarebbe giunto fino ai primi anni del ‘700. Anche il Pontormo fu un ardente repubblicano? Secondo Bruce Edelstein di questo non v’è   alcuna traccia, vi è invece prova che proprio in quel breve periodo l’eccentrico e solitario artista (secondo il Vasari)  si era comprato casa proprio in Firenze. Del resto, recenti saggi, come quello di Massimo Firpo, sostengono che il ritratto dell’Alabardiere, individuato in Francesco Guardi, è  troppo poco per far pensare ad un repentino mutamento d’opinioni del Pontormo, “peraltro  – scriveva lo studioso – “sollecitamente riassorbito dopo la restaurazione del 1530 e la tranquilla ripresa della collaborazione con i duchi medicei”. Insomma, nato  sotto un governo popolare il Pontormo sembra esser vissuto tranquillamente all’ombra di un principato che non gli fu avaro di soddisfazioni anche quando le sue opere furono giudicate deludenti.

Quanto al disegno preparatorio a pietra rossa per l’Alabardiere, qui esposto, sembra appartenere a una fase intermedia nello studio del soggetto: l’artista si concentra sull ’ “abbigliamento, tralasciando di indagare i tratti somatici del modello. Il foglio non ha dunque un intento ritrattistico, se non nei riguardi dell’abito”.

Insieme all’Alabardiere, nella Sala delle Nicchie, è esposto anche il Ritratto di giovane uomo con berretto rosso proveniente da una collezione privata londinese. Si tratta forse di Carlo Neroni (del quale poco si sa): d’altra parte la sicura identità del personaggio si era già persa durante il XVII secolo tanto che in un inventario del 1733 egli viene identificato addirittura come Masaniello, il secentesco rivoltoso napoletano. Gareggia in bellezza con l’Alabardiere questo ritratto di giovane fiero, vestito con estrema cura e assai misterioso nel suo gesto di nascondere (o svelare?) nella giubba di pelle una lettera enigmatica le cui parole restano ancora oscure. Completano questo percorso volto a svelare alcuni misteri che circondano la figura del Pontormo altre opere dello stesso artista e, come si è accennato, del Bronzino e del Durer, ma l’altra tavola che richiama l’attenzione è la celebre Visitazione  di Carmignano:  “un  tripudio di colori e di volumi che attira fortemente lo sguardo di tutti dopo il recente restauro. Nella pala, di proprietà della pieve dei Santi Michele e Francesco di Carmignano, Pontormo mette in scena l’incontro e l’abbraccio affettuoso fra le due cugine, la futura madre di Cristo e quella di Giovanni Battista, che si scambiano uno sguardo di profondissima serenità. Ben diverso, significativamente, è lo sguardo delle due ancelle rivolte verso noi spettatori: esse ci chiamano in causa per condividere la consapevolezza del peso del sacrificio e del dolore che scaturiranno da questi miracolosi eventi”. E pensare che è tutta Novecentesca la fortuna critica della Visitazione  di Carmignano non citata dal Vasari  forse perché commissionata da un personaggio  ( il Trenti Antonelli) non gradito ai Medici.  Il celebre dipinto, realizzato tra il 1537 e ’38, è espressione – secondo la critica – di una religiosità riformata, di una sperimentazione già avviata con la Deposizione Capponi, «permeata  dalla medesima atmosfera misteriosa e sospesa».

A corredo anche della Visitazione è esposto, per la prima volta insieme, il disegno preparatorio con la quadrettatura predisposta per il trasferimento sulla tavola. Si è scoperto così- afferma ancora Bruce – che l’artista dipinse questa straordinaria tavola senza l’ausilio di un cartone, ma utilizzando la tecnica della quadrettatura. Altra novità, aggiunge Schmidt, è quella  che contraddice, come sostiene la storiografia più recente, l’idea di un pittore eccentrico  e solitario quale ci è stata tramandata dal Vasari nelle sue celebri Vite dei più eccellenti pittori, scultori, architetti. La sua casa era frequentata da allievi ( il Bronzino innanzitutto) e da amici. Lui stesso a Roma ebbe un lungo e allegro sodalizio con Michelangelo.

La mostra, pensata e realizzata insieme al Paul Getty Museum di Los Angeles e al Morgan Library & Museum di New York, raggiungerà successivamente le due sedi americane. “Il che si inquadra perfettamente – sottolinea Schmidt –  “nella politica di collaborazione fra istituzioni culturali italiane e straniere fissata dallo statuto delle Gallerie degli Uffizi”. C’è da aggiungere  che questa operazione consentirà il restauro della Chiesa di Carmignano dove la Visitazione  tornerà, finalmente a casa, a conclusione del Tour. Con piena soddisfazione della comunità locale e del Sindaco poiché una iniziativa espositiva come questa costituirà un indubbio motivo di attenzione e di richiamo verso  il piccolo e ridente comune vicino a Vinci, noto per la sua ricchezza enogastronimica e paesaggistica.

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