lunedì, Ottobre 26

Il fallimento degli Stati Uniti d’ Europa Tutto è partito dal voler fare una UE in stile USA, tradendo lo spirito di Ventotene

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Nel 1941, in piena Seconda guerra mondiale, alcuni illuminati intellettuali italiani stesero quello che sarà poi ricordato come il Manifesto di Ventotene.

Altiero Spinelli, Ernesto Rossi, Eugenio Colorni e Ursula Hirschmann, al confino sull’isola di Ventotene, lo scrissero in sei mesi, ispirati da alcune letture, tra le quali ‘Le lettere politiche di Junius’, pseudonimo di Luigi Einaudi, pubblicato nel 1920, e ‘Economic Causes of War’, di Lionel Robbins, del 1939. Il manifesto era essenzialmente basato su una terza via economico politica, in grado di superare difetti ed errori endemici di capitalismo e comunismo, e in grado di permettere all’ordinamento democratico e all’autodeterminazione dei popoli di assumere un valore concreto.

Quel progetto federale, opportunamente rivisitato dagli americani vincitori della Seconda guerra mondiale, è stato tradotto negli Stati Uniti d’Europa, ma in stile USA, come se fosse effettivamente possibile unire in una entità nazionale nuova una serie di Paesi che hanno storie millenarie, culture consolidate, identità anche culinarie, tutte al plurale, come se anche nel nostro caso si fosse trattato semplicemente di unire un certo numero di territori abitati da vaccari alcolisti incalliti e sterminatori di indigeni.

La storia millenaria d’Europa è stata consacrata anche dal sangue versato in troppe guerre fratricide, ma almeno quel sangue non è stato versato per compiere dei genocidi, per rapinare le terre ai legittimi proprietari, come hanno fatto i coloni invasori con i pellerossa, fino a pochissimi decenni fa.

Tuttavia, fino a questo momento la storia dell’Unione Europea si connota come un periodo nel quale alcuni Stati sovrani aderiscono ad un progetto folle che li sta gradualmente indebolendo, disgregando progressivamente equilibri sociali ed economici che erano stati raggiunti a costi elevatissimi.

Sul continente europeo soltanto la piccola Islanda si è veramente ribellata a questo colpo di Stato lento e silenzioso, un popolo che è pari a un terzo dei residenti in Umbria, che abita un territorio grande quanto un terzo dell’Italia, il quale nonostante le crescenti esigenze dei suoi abitanti è mantenuto e curato con un rispetto quasi confessionale.

Quando qualche anno fa gli islandesi hanno conosciuto i primi morsi della crisi finanziaria varata da qualcuno nel 2007, quando il Governo ha comunicato loro che lo Stato era gravato da un enorme debito, che loro dovevano onorare, tirando fuori un bel po’ di denaro per salvare anche un paio di banche a capitale straniero, questi islandesi hanno accerchiato il palazzo del Governo e costretto alle dimissioni i suoi indegni inquilini, quindi hanno processato i famigerati banksters.

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