mercoledì, Maggio 22

Il destino si accanisce contro la Somalia

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Il Ministro somalo delle Opere pubbliche, Abbas Abdullahi Siraji, è morto la sera del 3 maggio ucciso a colpi d’arma da fuoco da guardie di sicurezza che si trovavano davanti al palazzo presidenziale a Mogadiscio. Le guardie hanno aperto il fuoco contro il veicolo a bordo del quale lui si apprestava a entrare nel palazzo perché hanno ritenuto che si trattasse di un’auto sospetta, lo hanno scambiato per un militante islamico di al-Shabab. Abdullahi, 31 anni, era il Ministro più giovane del nuovo Governo somalo formato dopo le storiche elezioni presidenziali dello scorso 8 febbraio. Il Presidente della Somalia, Mohamed Abdullahi Farmaajo, è rientrato dal suo viaggio in Etiopia per partecipare ai funerali del Ministro, che si sono tenuti ieri nella capitale. Il Ministro dell’Informazione Abdirahman Osman ha annunciato che molte persone sono state arrestate in relazione all’omicidio, come riporta Radio Mogadiscio.
L’uccisione del Ministro è una «tragedia nazionale», ma «la Somalia andrà avanti», dichiarano gli uomini vicini al Presidente, sottolineando come la tensione sia molto alta nella capitale somala a fronte dei ripetuti attacchi avvenuti negli ultimi tre mesi, a partire dall’insediamento del nuovo Presidente Mohamed Farmajo. E purtroppo, ha aggiunto, «avremo altri lutti, non ci aspettiamo miracoli, ma certamente la Somalia andrà avanti».

In effetti la morte di Siraji, vittima di ‘fuoco amico’, è un fatto psicologicamente molto grave per un Paese che sta cercando faticosamente di voltare pagina dopo decenni di guerra, mentre il terrorismo continua a dilaniarlo, insieme a siccità e carestia. Al «venticinquesimo anno d’intervento della comunità internazionale in Somalia» anche questa sta riorganizzando il suo intervento nel Paese. «Dal 1992 ad oggi abbiamo assistito a differenti tipologie di iniziative (con diversi obiettivi) condotti da diversi attori e finalizzati alla risoluzione degli innumerevoli problemi interni del paese (instabilità politica, economica, sociale e di sicurezza). Nonostante questi sforzi la Somalia continua a essere lontana da una vera stabilizzazione e contemporaneamente i costi delle operazioni della NATO, dell’Unione Africana e della comunità internazionale in generale stanno progressivamente diventando insostenibili», come sostiene l’analista Luciano Pollichieni in un paper del centro studi Alpha Institute.

Siraji, cresciuto nel campo profughi di Dadaab in Kenya, a novembre 2016 era diventato il più giovane deputato del Parlamento somalo, a febbraio era stato nominato Ministro da Farmajo. «Tutta la Somalia è in lutto oggi, ma soprattutto i giovani, che rappresentano il 75% della popolazione. L’uccisione di Abass è stato un attacco alle loro speranze e ai loro sogni». E’ quanto ha scritto sul ‘GuardianMoulid Hujale, amico di infanzia del Ministro. «Siamo cresciuti insieme a Dadaab, il più grande campo profughi del mondo, nel Nord-Est del Kenya – ha raccontato – siamo andati nella stessa scuola. Era più di un amico, era un fratello con cui ho condiviso sogni e obiettivi. La vita nel campo era come quella di una prigione. Non potevano andare da nessuna parte, perchè il Governo keniota non consente ai rifugiati di lasciare i campi, e non avevano diritto a lavorare. Nel 2011, Abbas decise di tornare in Somalia, dove poteva lavorare, muoversi liberamente e guadagnarsi da vivere nonostante l’insicurezza». Rientrato a Chisimaio, Siraji aveva infatti collaborato con le agenzie Onu e altre organizzazioni umanitarie, viaggiando in un Paese dove era ancora forte la minaccia posta dagli islamisti Shebab, che all’epoca controllavano vaste aree, compresa la capitale Mogadiscio.
«Già un eroe per i profughi di Dadaab, Abbas era diventato un simbolo nazionale quando era stato eletto in parlamento, lo scorso novembre… sconfiggendo un parlamentare di vecchia data, e diventando poi il più giovane Ministro della storia della Somalia», ha proseguito Hujale, invitando quindi le autorità a «fare giustizia» e a non consentire che, come più volte accaduto in passato, i responsabili rimangano impuniti. Perchè, questa volta, «è diverso: le speranze e le aspirazioni di milioni di giovani somali sono state colpite. Abbiamo bisogno di essere rassicurati, di un intervento tangibile e curativo che possa riaccendere le nostre speranze».

L’11 maggio prossimo la comunità internazionale si riunirà in Conferenza a Londra per lo stanziamento di nuovi fondi a favore del Paese  -la prima Conferenza si era tenuta nel 2012. L’Unione Africana (UA) ha deciso di ritirare la sua missione dal Paese a partire dal 2018, servono fondi per una forte azione che metta al sicuro la lotta del Paese contro il terrorismo di al-Shabaab prima di quella data e serve l’aiuto umanitario contro la siccità e l’epidemia di colera che sta colpendo la Somalia. Più di un milione di bambini è minacciato di malnutrizione acuta in Somalia ed è ad alto rischio di morte, ha fatto sapere nei giorni scorsi l’Unicef. Più di 275.000 di bambini soffrono o soffriranno di malnutrizione acuta grave nel 2017. La combinazione di siccità, malattie e sfollamento.

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