giovedì, Gennaio 23

Il destino dell'Africa è nelle nostre mani! Al quarto vertice Ue-Africa: persone, economia, pace, le tematiche attorno alle quali costruire il nuovo rapporto UE-Africa

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EU-Africa_summit-2014

Bruxelles – «Il destino dell’Africa è nelle nostre mani!» E’ questo il messaggio che emerge dal quarto vertice Ue-Africa del 2-3 aprile a Bruxelles tra un’ottantina di capi di Stato e di Governo e Ministri degli Esteri dei Paesi dell’Ue e di quelli africani.

Dopo la strategia comune tra i due blocchi lanciata al vertice di Lisbona nel 2007, stavolta Ue e Africa discutono ‘da pari a pariì’ come approfondire la cooperazione in tre settori soprattutto: persone, economia, pace.

Più che parlare di strategie, questa volta Europa e Africa affrontano il futuro con occhi nuovi, lasciandosi alle spalle il passato coloniale per combattere ad armi pari la lotta per l’istruzione e la formazione, per creare nuovi modi per stimolare la crescita e dare lavoro specialmente ai giovani in un continente dove la pace è ancora un bene da conquistare. E’ finita l’epoca degli ‘aiuti’: dalle ex colonie dell’Europa emerge con forza il messaggio della collaborazione paritaria, perché la prosperità dell’Africa possa diventare opportunità per tutti, anche per i Paesi europei affannati alla ricerca di un benessere che sembra voler eludere almeno alcuni di essi.
Il vertice,  ha detto il Presidente della Commissione europea José-Manuel Barroso  «servirà ad approfondire il nostro partenariato da pari a pari per cogliere le nuove opportunità di cooperazione e rafforzare i legami politici, economici e umani», tra i due blocchi.

Un partenariato che vede l’Africa sempre più in salita, con un prodotto interno lordo medio che tra il 2003 e il 2011 è aumentato di oltre il 5%. Nel 2012, tra i dieci Paesi del mondo che hanno visto crescere più rapidamente la loro economia, ben otto erano africani. Una ricchezza, quella degli africani, che non è solo economica: è anche fatta di braccia e di cervelli, in una osmosi sempre più intensa che non va in una sola direzione ma che passa dal nord al sud e ritorna arricchendosi ad ogni passaggio.

Un messaggio che è emerso con forza anche in occasione del ‘Business Forum Ue-Africa’ del 31 marzo-1 aprile, sempre a Bruxelles. Imprenditori ed economisti africani lì presenti hanno lanciato un messaggio forte con lo sguardo rivolto ad un futuro di cooperazione più che al passato coloniale subíto dagli africani fino a mezzo secolo fa. Mo Ibrahim, un imprenditore anglo-sudanese nel campo delle comunicazioni mobili e fondatore di Celtel, lo ha detto a chiare lettere: «Non possiamo continuare a dare la colpa di tutto al passato coloniale dell’Africa. Il destino dell’Africa è ora nelle mani degli africani».
La grande speranza per l’Africa sono i suoi giovani -ha proseguito Ibrahim nella sessione plenaria del Business Summit- che rappresentano il 70 della popolazione. «A questi giovani però, noi non offriamo la possibilità di acquisire le competenze necessarie!». Questa è la grande sfida dell’Africa: offrire ai giovani la possibilità di apprendere il più possibile nei settori di punta dello sviluppo economico, perché possano diventare protagonisti del loro futuro. E invece, di tutti questi giovani, che sono quasi il 70% della popolazione africana, il 27% studiano materie letterarie, e solo il 2% si specializza nel settore dell’agricoltura, mentre la vita del 70% degli africani dipende dall’agricoltura. Ecco perché Ibrahim ha creato una fondazione per incitare l’Africa ad una migliore governance e ha lanciato l’indiceMo Ibrahim‘, uno strumento utile per valutare il comportamento dei Paesi africani.
Non a caso l’anno prossimo, il 2015, sarà ‘l’anno europeo dello sviluppo’, hanno sottolineato al termine del primo giorno di lavori i partecipanti al Vertice Ue-Africa. Tra essi anche il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi giunto a Bruxelles direttamente da Londra dove aveva incontrato esponenti politici e della City. «Siamo molto contenti», ha detto Renzi nel discorso dinanzi ai partecipanti al Vertice, «della massiccia adesione all’Expo 2015 da parte dei Paesi africani. Già abbiamo ricevuto 36 adesioni tra i Paesi dell’Africa Sub-Sahariana», perché, ha spiegato, «l’alimentazione umana e l’agricoltura sostenibile saranno al centro dell’Expo: per questo motivo si guarda con grande interesse al contributo dei Paesi africani, in quanto fornitori di molti prodotti che sono alla base delle attività di trasformazione alimentare». L’Italia, ha sottolineato poi Renzi alla stampa nell’accomiatarsi dopo il vertice,  «ha una rilevante missione in Africa», vista come il luogo della direzione futura dello sviluppo energetico e alimentare.
Ma non è solo nel settore alimentare che l’Italia punta a intensificare la collaborazione con i Paesi africani. L’iniziativa Italia-Africa, è stata lanciata anche per «creare le condizioni per nuove esperienze di cooperazione che siano durevoli sia sul piano economico sia su quello sociale». In questo ambito, ha aggiunto Renzi, l’Italia e i partner africani svilupperanno iniziative di collaborazione in numerosi settori: ricerca, cultura, nuove tecnologie, agricoltura.
L’Europa, ha proseguito il Presidente del Consiglio italiano, «deve guardare l’Africa con uno sguardo nuovo». Ed ha proposto accordi di libero scambio che a suo avviso «possono diventare un potente strumento di crescita oltre che di integrazione equilibrata di economie nazionali nel sistema commerciale internazionale».

Sul punto più dolente, quello degli approdi di migranti irregolari, Renzi ha ricordato come eventi avvenuti in terre molto lontane possono avere effetti drammatici anche alle porte dell’Europa. Per questo ha ricordato che nel semestre di presidenza italiana dell’Ue «terremo nella massima considerazione le questioni migratorie», indicando come esempio l’iniziativa lanciata dall’Italia lo scorso gennaio per rafforzare la cooperazione con i Paesi dell’Africa orientale nel campo delle migrazioni con un ambizioso programma di lotta al traffico degli esseri umani.

‘Investire sulle persone’ e’ stato un pò per tutti il motto di questo vertice sui generis, dove gli africani e gli europei si sono ritrovati in sessione plenaria ma anche in incontri ad hoc in una grande tendopoli bianca allestita nell’atrio del Justus Lipsius, il palazzo che ospita il Consiglio dei ministri europei.
C’era anche il Segretario Generale dell’Onu, il coreano Ban-ki-moon, ad incontrare gli ospiti insieme al Presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, al Presidente della Commissione europea José-Manuel Barroso e alla Presiente della Commissione dell’Unione Africana Nkosazana Dlamini Zuma. Quest’ultima ha messo l’accento sulla necessità di «trovare un equilibrio tra la problematica della pace e della sicurezza e quella dello sviluppo», e si è detta decisa, a nome di tutti i partner africani, a costruire un nuovo partenariato politico che superi i rapporti tradizionali tra fornitori di fondi e beneficiari. Il nuovo approccio, secondo Zuma, consisterà nel puntare su «valori e obiettivi comuni».

All’inizio della sessione è stata evocata dal Presidente del Consiglio europeo anche la figura di Nelson Mandela, che, ha detto Herman Van Rompuy, «ha messo la sua vita al servizio dell’uguaglianza, della democrazia, dei diritti dell’uomo, della tolleranza e della riconciliazione».

Scambi commerciali, investimenti, ma soprattutto rimesse degli emigrati e progressi tecnologici sono alla base di questo nuovo umanesimo panafricano cui l’Europa guarda con interesse e partecipazione. Eppure i problemi continuano come è emerso dalla riunione speciale sulla Repubblica Centrafricana organizzata nell’ambito del vertice dal Presidente della Mauritania e Presidente dell’Unione Africana Mohamed Ould Abdel Aziz e dal Presidente francese François Hollande insieme alle massime autorità europee e al Segretario Generale dell’Onu Ban-ki-moon. «Nella Repubblica centrafricana», ha ammonito quest’ultimo, «non siamo stati all’altezza delle nostre promesse, non abbiamo evitato l’evitabile. Ora dobbiamo aiutare il Paese ad andare avanti e a ricostruirsi. Oggi anche con un sostegno modesto, possiamo invertire la tendenza e far sì che il popolo centrafricano possa godere delle ricchezze naturali del Paese».
L’Italia fornirà un corpo di genieri militari, ha detto Renzi, che daranno un contributo tecnico nella logica di sviluppo e cooperazione. In un colloquio con il Segretario Generale dell’Onu Renzi gli ha ricordato che l’Italia è il primo paese fornitore di “caschi blu”, il settimo per suoi contributi all’organizzazione, alla guida di una importante missione in Libano. «Non dobbiamo essere un Paese che ha paura di mostrare quello che vale», ha affermato Renzi aggiungendo che se «noi siamo pronti a dare alle Nazioni Unite possiamo anche chiedere che le regole siamo rispettate», riferendosi in particolare alla complessa vicenda delle adozioni in Congo e delle famiglie italiane bloccate nel Paese. Era sua intenzione affrontare la vicenda in un colloquio con il Presidente del Congo, Joseph Kabila, che però non era presente. Ne ha parlato con Ban-ki-moon, per dare alla vicenda la massima esposizione a livello internazionale.

 

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