sabato, Giugno 6

Il declino di Tesla è irreversibile? L'azienda di Elon Musk naviga in acque tempestose

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Nonostante le scuse pubbliche di Mark Zuckerberg, lo scandalo Facebook-Cambridge Analytica continua a trascinare i titoli tecnologici in una rovinosissima caduta che a livello mondiale si è tradotta nell’evaporazione di oltre 700 miliardi di dollari. Dal 16 marzo all’inizio di aprile, Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Alphabet (Google) hanno perso insieme qualcosa come 324 miliardi di dollari di capitalizzazione. L’azienda più colpita risulta tuttavia Tesla, per la quale i contraccolpi generati dal caso Facebook sono andati a sommarsi a grossi problemi endogeni sorti nel corso degli ultimi mesi.

La società si è vista costretta a richiamare ben 123.000 unità della Model-S a causa di un problema collegato allo sterzo, mentre i dati relativi alla produzione ridimensionavano fortemente le aspettative. Nel primo trimestre, Tesla ha infatti consegnato 8.180 berline a fronte 8.800 unità preventivate. Secondo gli esperti di Jeffries Group, all’impresa fondata da Elon Musk occorreranno non meno di 2 miliardi di dollari per incrementare la produzione, ma un portavoce dell’azienda ha chiarito che entro il 2018 non si verificherà alcun aumento del capitale o del debito perché il denaro necessario verrà raccolto avvalendosi delle normali linee di credito. Per il momento, si registra un aumento della pressione da parte dei vertici dell’azienda affinché gli operai addetti alla costruzione delle automobili presso lo stabilimento di Fremont, in California, incrementino la produzione a più di 300 unità al giorno.

Gli analisti di Jp Morgan Chase ritengono tuttavia che benché gli azionisti abbiano approvato il piano di remunerazione di Musk, il miglioramento dei livelli dell’output, la cui realizzabilità è comunque tutta da verificare, non si rivelerebbe comunque sufficiente a invertire il trend negativo che sta facendo vacillare la società: «il mutamento della percezione nei mercati azionari e obbligazionari […] potrebbe aver alterato la dinamica del rapporto rischio-rendimento del titolo, rendendo il rifinanziamento del debito potenzialmente più difficile e più costoso». Come se non bastasse, nei confronti della società è stata aperta un’inchiesta per far luce sull’incidente automobilistico in cui una Model-X con pilota automatico si è schiantata uccidendo il conducente, un ingegnere della Apple. Moody’s ha immediatamente colto l’occasione per declassare il titolo Tesla a ‘B3’ da ‘B2’, in ragione del sommarsi del contraccolpo di immagine provocato dall’incidente ai problemi di liquidità messi in evidenza da Jeffries Group.

In termini prettamente economici, la combinazione degli ‘inconvenienti’ cui Musk ha dovuto far fronte hanno determinato un crollo delle obbligazioni societarie (con il rendimento dei bond in scadenza nel 2025 che è salito al di sopra del 7,5%) ai minimi storici e una flessione borsistica del titolo pari al 27% in appena tre settimane. I fasti di un anno fa, quando il titolo Tesla raggiunse la soglia dei 389 dollari inducendo Musk a sbeffeggiare con un sarcastico tweet i venditori allo scoperto che puntavano sull’arretramento della società, sembrano ora un pallido ricordo. Uno degli addetti ai lavori più pessimista riguardo alle prospettive che si stagliano dinnanzi a Tesla è John Thompson, la cui posizione ribassista nei confronti dell’impresa è la più consistente di tutto l’hedge fund di cui è al timone, il Vilas Capital Management. Secondo Thompson, «le aziende a un certo punto devono generare utili, cosa che non ho mai visto in questo caso […]. Tesla vale in termini di capitalizzazione di mercato il doppio di Ford, che lo scorso anno ha prodotto 6 milioni di auto e ha incamerato profitti per 7,6 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, Tesla ha prodotto 100.000 veicoli e presenta perdite per 2 miliardi di dollari […]. Il colosso di Detroit dispone di 12 miliardi di dollari in contanti mentre Tesla probabilmente finirà i soldi nei prossimi 3 mesi. Non ho mai visto nulla di così assurdo nella mia carriera». Previsioni decisamente cupe sul futuro ti Tesla sono state formulate anche dalla banca d’investimento Bernstein, per la quale «Elon potrebbe essersi innamorato della cosa sbagliata, ovvero dei robot e dell’automazione […]. Una parte consistente della ricerca scientifica sostiene che l’eccessiva automazione è spesso contraria ai principi della produzione snella».

Resta da vedere se il pesce d’aprile di Musk, che con un falso annuncio – palesemente rivolto a ironizzare sul pessimismo generalizzato sorto intorno alla sua azienda – ha proclamato l’avvenuta bancarotta di Tesla, si configurerà come una profezia destinata ad avverarsi.

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