mercoledì, Ottobre 28

Il cupio dissolvi di una classe politica che non c’è All’orizzonte lunghi giorni di pane e cicoria. Nei centri del potere reale le contromisure presto si scateneranno contro l’immobilità del Governo

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Ennesima puntata del cupio dissolvi di cui sembra essere preda l’intera classe politica italiana, senza distinzione tra maggioranza e opposizione. Ogni occasione è buona, anche i risultati di un sondaggio condotto da Bidimedia, che colloca il Partito Democratico ad appena’ cinque punti di distanza dalla Lega.
Il sondaggio conferma una situazione stabile del
partito di Matteo Salvini: intorno al 26 per cento. Il Partito Democratico segue distanziato di cinque punti. Terzo partito si colloca il Movimento 5 Stelle: nonostante se stesso, si attesta sul 15 per cento, appena un punto più sopra di Fratelli d’Italia. Forza Italia tocca lambisce il 6 per cento. Vivacchiano Italia Viva di Matteo Renzi (3.5 per cento), Liberi e Uguali (2,6 per cento); Azione di Carlo Calenda (2,6 per cento).
I tre partiti del centro-destra insieme comunque totalizzano un buon 47 per cento. Possono variare i rapporti di forza all’interno della coalizione, ma il risultato complessivo non muta. I calcoli aritmetici, in politica, valgono quello che valgono, ma a volerli fare, il PD e i ‘pulciniche hanno voluto fare partito a sé arrivano a un incerto 30 per cento. Per essere forza antagonista al centro-destra devono per forza fare fronte comune con i grillini; anche in questo caso, comunque, arriverebbero a circa il 45 per cento, un paio di punti sotto il centro-destra.

Cosa c’è da esultare nel fatto che la maggioranza continua a essere un cartello instabile, rissoso, che non conquista consenso nell’area antagonista, e soprattutto non riesce a fare breccia nel vero grande partito di questo Paese: quel 50 e passa per cento di elettori che rinuncia a esercitare il voto ed è diventato ormai da anni militante teorico e pratico dell’astensionismo ‘attivo’, deliberato, consapevole. Eppure, il vice-segretario del PD Andrea Orlando ‘cinguetta’ (nel senso letterale: è un tweet): «Da questi numeri emerge in modo evidente che senza 3 (dicasi tre) scissioni il Pd sarebbe pari alla Lega. Ai volenterosi dirigenti del PD che sollevano obiezioni sulla leadership del partito, consiglierei di orientare meglio i loro strali».
Figurarsi. Calenda non aspettava altro: «Non ho fatto scissioni. Me ne sono andato da solo perché ritenevo l’alleanza con i 5S mortale per i riformisti. Era la posizione unanime del @pdnetwork. Votata negli organi e confermata nella prima relazione @nzingaretti . Vi siete scissi voi dalle vs promesse e dai vs valori».

Contro-replica di Orlando: «Riuscire a fare polemica su un’affermazione abbastanza scontata, cioè che sarebbe meglio evitare la scissionite, malattia endemica della sinistra, è una bella impresa. Ma c’è chi ci riesce».

Nel timore, forse, di restare escluso, dice la sua anche il segretario del PD Nicola Zingaretti: «Grazie ad Andrea Orlando che ha detto la verità. E anche se c’è chi si diverte a criticare solo noi e non la destra, noi non arretriamo. Andiamo avanti insieme a elettori, militanti, amministratori e dirigenti grazie ai quali il Pd è più forte, un partito pluralista unito, unitario, casa dei riformisti italiani. Insostituibile pilastro di qualsiasi ipotesi alternativa alle destre. Qualcuno aveva altri obiettivi e continua a picconare dal salotto di casa con i tweet, ma hanno fallito e continueremo a combattere con la nostra gente non per ‘parlare’ di cambiamento ma per realizzarlo. Ora lavoro e scuola. Prima l’Italia e prima le persone. P. S. Andrea ha ragione anche su un altro punto: solo il delirio di alcuni può esaltare la degenerazione delle divisioni, litigi e scissioni patologia della nostra storia. Uniti si vince».
Come si vede, un confronto appassionante…

Mancano due mesi all’apertura delle scuole, e ancora non si sa chi, come, quando, con uno sconcertante gioco di rimpallo, dove il Ministro della Istruzione Pubblica scarica sulle Regioni, che delegano i presidi, che giustamente non sanno che pesci pigliare… Sul fronte della Giustizia un Ministro eternamente ridens assiste inerte e impotente allo sfacelo inarrestabile; gettate alle ortiche le risultanze di cento e passa comitati costituiti per elaborare progetti e ‘piani’ per superare la crisi provocata dal Covid-19, archiviati i vari Colao e Stati Generali, l’unica cosa che si fa è procrastinare, rimandare, attendere.
A settembre si voterà in sette importanti Regioni, e si annuncia una batosta per la maggioranza che ulteriormente acuirà le già esistenti tensioni.

In autunno tutti i nodi dell’economia verranno al pettine: crescerà la disoccupazione, calerà la produzione, aumenterà la sfiducia. Si annunciano scenari da incubo. E si pensa di esorcizzare il tutto con queste posticce sommatorie, con questo continuo rimbeccarsi di responsabilità, e con soprattutto la rinuncia a elaborare progetti credibili per quel che riguarda l’istruzione, le innovazioni, i rapporti tra cittadini e Stato, il ruolo da giocare nell’ambito di un’Unione Europea che ci osserva sempre più perplessa e diffidente, e già si accinge ad adottare contro-mosse che risulteranno, per l’Italia, un equivalente del sangue-sudore-lacrime?

Anche su una questione elementare come la riforma elettorale: è chiaro che andare a votare (in autunno o in primavera non cambia) con l’attuale sistema elettorale, il ‘rosatellum’ voluto e ideato da Renzi, per la maggioranza che sorregge l’attuale governo, è l’equivalente di un suicidio. Eppure, niente: come lo scorpione che chiede un ‘passaggio’ alla rana per guadare il fiume, Renzi non rinuncia ogni giorno a iniettare il suo veleno nel corpaccione del PD. A che pro? Il suo è un masochista ‘muoia Sansone con tutti i filistei’? Che cosa spera, crede, si augura di ottenere? La sua azione diguastatorealle prossime elezioni amministrative rischia di essere un mortale colpo per il Governo, ma anche la sua Italia Viva ne uscirà con le ossa rotte. Se pensa di rappresentare una sorta di golden share, si illude di grosso. Più di lui, i due movimenti che hanno scelto di fargli da spalla: l’Azione di Calenda e Più Europa di Emma Bonino. Quest’ultima sembra esserne finalmente consapevole. All’ultima riunione del movimento, si è dichiarata contraria alla strategia elaborata dal segretario Benedetto Della Vedova, che vorrebbe un’alleanza con Renzi, soprattutto nelle Puglie, in chiave anti-Emiliano. L’infelice esperienza del recente passato dovrebbe insegnare qualcosa, ha fatto sapere. Dello stesso avviso il presidente Gianfranco Spadaccia, che ha annunciato le sue dimissioni dall’incarico.

Per restare in tema di sistema elettorale. Il PD vuole la calendarizzazione della legge di riforma prima della pausa estiva (è già tutto dire che il Parlamento mediti, dopo la lunga pausa di inerzia lockdown di andare in vacanza). Il testo di legge caldeggiato prevede un proporzionale con sbarramento al 5 per cento. Difficile convincere Italia Viva e LEU ad accettarlo. Zingaretti vuole che il testo sia approvato prima del referendum sul taglio dei parlamentari, così da evitare, in caso di scioglimento delle Camere, di votare in autunno (o in primavera) con il ‘rosatellum’, e scongiurare che la Lega vinca a mani basse. Per raggiungere l’obiettivo, il PD non esclude un’intesa con Forza Italia. Silvio Berlusconi ribadisce la fedeltà e la coerenza con gli alleati del centro-destra, ma vale la sempiterna regola: se dici ‘SI’, significa ‘forse’; se dici ‘forse’ significa ‘NO’. ‘NO’ non lo si dice mai. Dunque, i ‘SI’ a Salvini e Meloni, e il ‘NO’ a Zingaretti lasciano il tempo che trovano. Obiettivamente Salvini ha interesse a far cadere il Governo prima che si approvi la legge. Non a caso il leader della Lega di tutto parla e su tutto si impegna, ma di riforma elettorale non parla.

Ammesso che il disegno di Zingaretti vada in porto, e una volta passato il referendum per il taglio dei parlamentari, ecco che ci sono da ridisegnare in fretta i collegi elettorali. Come la si mette, la matassa è ingarbugliata come raramente è accaduto nella storia recente di questo Paese. Con l’aggravante che non c’è una classe politica che sia all’altezza: che disponga di fermezza e fantasia, rigore e flessibilità, capacità di ‘visione’ e autorevolezza per uscire dal mar dei Sargassi in cui ci si è impantanati.
Lo sanno bene nelle varie cancellerie e nei centri di potere reale economico-finanziari. Le contromisure, da tempo studiate, saranno presto approntate, questione di settimane. Per gli italiani si annunciano tanti giorni di ‘pane e cicoria’.

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