domenica, Novembre 17

Il crollo di Tesla L'azienda fondata da Elon Musk ancora in forte difficoltà

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Tempi duri per Tesla. Nel primo trimestre del 2019, la società ha accumulato un passivo da ben 702 milioni di dollari e registrato un fatturato da 4,5 miliardi di dollari, a fronte dei 4,8-5,4 previsti; una contrazione del 37% rispetto all’ultimo trimestre del 2018. Il fondatore Elon Musk continua a fornire rassicurazioni circa la tenuta della domanda delle auto Tesla, benché la liquidità di cui dispone la società sia passata da 3,7 a 2,2 miliardi di dollari e il titolo sia crollato da 376,79 a 234,01 dollari in appena cinque mesi.

A zavorrare la crescita dell’azienda, i cui vertici hanno annunciato che il periodo finanziariamente negativo dovrebbe protrarsi anche per il secondo trimestre del 2019, concorrono scelte errate – quali quella consistente nel fissare prezzi di vendita troppo elevati per singolo veicolo – oltre ai soliti problemi legati alla produttività. I quali impediscono a Tesla di consegnare le autovetture entro i tempi prestabiliti. Lo certifica il fatto che, tra gennaio e marzo, le consegne sono diminuite del 31% (a quota 63.000 unità).

Il risultato è che, attualmente, la maggioranza relativa degli analisti finanziati suggerisce di vendere le azioni Tesla, anche in ragione della progressiva riduzione degli incentivi pubblici per l’acquisto di auto elettriche, dell’ingresso sul mercato di competitori agguerriti (Audi, Mercedes, Porche e Hyundai in primis) e dei forti dubbi sorti in merito ai piani industriali messi in cantiere dai vertici della società. Secondo la banca d’investimento Bernstein, «Elon Musk potrebbe essersi innamorato della cosa sbagliata, ovvero dei robot e dell’automazione […]. Una parte consistente della ricerca scientifica sostiene che l’eccessiva automazione è spesso contraria ai principi della produzione snella». Le principali perplessità, di natura legale, normativa e tecnologica, riguardano l’effettiva realizzabilità del programma finalizzato alla costituzione di un parco di robotaxi entro la fine del 2019 annunciato di recente da Elon Musk in persona.

Il punto nodale è stato tuttavia messo in luce tempo addietro dall’esperto John Thompson, la cui posizione ribassista nei confronti dell’impresa è la più consistente di tutto l’hedge fund di cui è al timone, il Vilas Capital Management. Secondo Thompson, «le aziende a un certo punto devono generare utili, cosa che non ho mai visto in questo caso […]. Tesla vale in termini di capitalizzazione di mercato il doppio di Ford, che lo scorso anno ha prodotto 6 milioni di auto e ha incamerato profitti per 7,6 miliardi di dollari. Nello stesso periodo, Tesla ha prodotto 100.000 veicoli e presenta perdite per 2 miliardi di dollari […]. Il colosso di Detroit dispone di 12 miliardi di dollari in contanti mentre Tesla probabilmente finirà i soldi nei prossimi 3 mesi. Non ho mai visto nulla di così assurdo nella mia carriera».

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