domenica, Novembre 29

Il Covid-19 infuria, e i politici si beccano come i capponi di Manzoni PIL fuori controllo, posti di lavoro in caduta libera, scuola in ennesimo annaspamento, la cui arretratezza è quella di 100 anni fa, e per chissà quanti anni la pagheremo questa incoscienza: queste le prime conseguenze della seconda ondata di Covid-19

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Covid19: la netta impressione è che ancora tanti non si rendano ben conto della gravità della situazione. La classe politica del Paese, di maggioranza o di opposizione che sia, nella sua maggioranza, appare impegnata a beccarsi come i proverbiali quattro capponi di cui scrive Alessandro Manzoni ne ‘I promessi sposi: Renzo li porta in dono all’avvocato Azzeccagarbugli, e li stringe per le zampe legate insieme a testa in giù, e le povere bestie «intanto s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura».
Più
saggiamente (e proficuamente), dovrebbero far tesoro di quanto dicono un centinaio di scienziati che si sono rivolti con un appello al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, affinché siano prese misure drastiche entro nel giro di pochi giorni per far fronte all’emergenza Covid-19: «Riteniamo doveroso ed urgente esprimere la nostra più viva preoccupazione in merito alla fase attuale di diffusione della pandemia“, scrivono i ricercatori, riferendosi alle stime diffuse dal fisico Giorgio Parisi, secondo cui senza adeguate misure si potrebbe arrivare a 500 morti al giorno.

Tra i firmatari della lettera alle istituzioni figurano il fisico Enzo Marinari dell’Università Sapienza di Roma, l’economista Gianfranco Viesti dell’Università di Bari, il geologo Carlo Doglioni presidente dell’Ingv, l’astronoma Alessandra Celletti vicepresidente dell’Agenzia per la valutazione della ricerca: condividono la proposta di Parisi di «assumere provvedimenti stringenti e drastici nei prossimi giorni» e «il necessario contemperamento delle esigenze dell’economia e della tutela dei posti di lavoro con quelle del contenimento della diffusione del contagio».
Le misure drastiche, sottolineano gli scienziati, potrebbero essere meno pesanti per l’economia rispetto a quanto accadrebbe se la pandemia andasse fuori controllo:
«Più tempo si aspetta, più le misure che si prenderanno dovranno essere dure, durare più a lungo, producendo quindi un impatto economico maggiore. E’ per questo che il contagio va fermato ora, con misure adeguate, ed è per questo che chiediamo di intervenire ora in modo adeguato, nel rispetto delle garanzie costituzionali, ma nella piena salvaguardia della salute dei cittadini, che va di pari passo ed è anch’essa necessaria e funzionale al benessere economico».
E’ un allarme più che fondato. Lo shock provocato dal Covid19 comporterà inevitabilmente una pesante ricaduta per quel che riguarda il PIL. Gli economisti avvertono che incombono pesantissime ricadute sul sistema economico. Significa conseguenze non calcolabili, ma sicuramente disastrose, sul versante dei redditi, dell’occupazione, la stessa sostenibilità dei conti pubblici.

L’Ufficio parlamentare di bilancio nell’ultima nota congiunturale ipotizza un taglio del PIL fra l’1 e il 2 per cento. Il problema è che l’effetto, calcolato su base annua, si concentrerebbe in un solo trimestre, creando un effetto trascinamento devastante sulle prospettive del prossimo anno. Con pesantissime conseguenze sulla dinamica del debito pubblico.
Sempre l’Ufficio parlamentare di bilancio avverte che si tratta di valutazioni
«sono basate su ipotesi forti, quindi vanno considerate come indicative dei possibili ordini di grandezza degli effetti della nuova ondata».
Si calcola un impatto sul PIL nell’ordine del 3,3 per cento, con conseguente schiacciamento della crescita tendenziale del 2021 all’1,8 per cento dal 5,1 per cento dello scenario di base dopo un 2020 che chiuderebbe a un -10,5 per cento, invece del -9 per cento dello scenario di base: oltre due punti di PIL di deficit aggiuntivo, al netto di possibili conseguenze sui rendimenti dei titoli di Stato, e in un allungamento netto nel calendario di riduzione del debito pubblico.

Al pettine, inoltre, un nodo per anni e anni colpevolmente eluso; una cambiale che oggi scontiamo e per chissà quanto tempo ancora, dal momento che non sembra se ne abbia neppure coscienza: la scuola. Altro che la questione dei banchi mono-uso e con rotelle!
Un
Ministro della Pubblica Istruzione dovrebbe far tesoro degli ammonimenti che, pensate, risalgono al 1902, quando Gaetano Salvemini, sulla ‘Critica Sociale’ scrive: «Noi che viviamo nella scuola e ne conosciamo le miserie vi diciamo che con tutti i più bestiali programmi di questo mondo e di programmi bestiali ce n’è oggi parecchi un buon insegnante viene lo stesso a insegnar bene la sua materia, perché il programma ce lo facciamo noi giorno per giorno, e noi conosciamo benone ‘gli infingimenti e le coperte vie’ per lasciar cadere invano tutte quelle disposizioni ministeriali, che riteniamo dannose alla scuola; ma per ben insegnare, o con buoni o con cattivi ordinamenti scolastici, è indispensabile che gl’insegnanti siano bene scelti, bene pagati, equamente trattati».
Sette anni dopo, nel 1909, sempre Salvemini, questa volta su ‘
La Voce’, scrive parole che non hanno perso nulla della loro freschezza: «Non bisogna solo riformare le strutture della scuola media; bisogna riformare l’ordinamento universitario, affinché ci dia maestri ben preparati per le nuove scuole medie; bisogna organizzare da cima a fondo le scuole per la preparazione degl’insegnanti di lingue moderne, cui nessuno pensa sul serio, mentre tutti invocano la scuola moderna; bisogna svecchiare il corpo insegnante…bisogna rinnovare gli edifizi scolastici e il materiale didattico; bisogna ridare la dovuta serietà agli esami; bisogna ridurre e ridistribuire meglio le vacanze… E bisogna soprattutto riordinare il Ministero, affinché non sia più, quale è stato finora, fucina di riforme inette, ostacolo ad ogni riforma buona, causa di disorganizzazione continua, centro d’infezione morale…».
Sconcertante che cent’anni dopo, si possano scrivere le stesse parole, attualissime; e che i problemi siano sempre gli stessi di allora.
Una classe politica degna di questo nome, dovrebbe almeno averne coscienza. Così non è. Il risultato di questa tecnicamente incoscienza e irresponsabilità politica, è sotto gli occhi di tutti.

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