venerdì, Maggio 24

Il Corridoio Vasariano: dal Rinascimento al futuro Il restauro del celebre corridoio segreto sul Ponte Vecchio sarà pronto nel 2021, per Eike Schmidt: “Una passeggiata panoramica ad accesso democratico affacciata sul cuore di Firenze, visitabile da 500 mila persone l’anno”

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Il  ‘Corridoio Vasariano’, detto anche il Percorso del Principe, è considerato il gioiello storico, artistico, paesaggistico architettonico di Firenze più desiderato.  Per secoli nascosto alla città, poi parzialmente riaperto, quindi richiuso, è prossimo al suo pieno recupero: e quando si dice prossimo s’intende il 2021, dati i tempi  burocratici e di realizzazione delle opere previste. Fin qui non ci sarebbe niente di straordinario, ma in questo caso l’operazione culturale si carica anche di  altri significati, su cui conviene richiamare l’attenzione. Innanzitutto la sua storia: da una trentina d’anni la stella dei Medici era tornata a brillare nel cielo di Firenze, e Cosimo I,  divenuto Duca già era divenuto uno dei grandi protagonisti  della storia fiorentina e della sua celebre casata;  dopo le tragedie che  lo avevano colpito (la morte della moglie Eleonora di Toledo e di due figli maschi,  colpiti da malaria in Maremma) decideva di celebrare solennemente le nozze del primogenito Francesco I con Giovanna d’Austria, attraverso un ‘ ardita opera architettonica che stupisse le corti  e avesse anche una sua precisa e duplice funzione: quella di collegare Palazzo Vecchio con Palazzo Pitti, nuova residenza della famiglia, tramite la realizzazione di un corridoio segreto sopra il Ponte Vecchio, in modo che i Medici potessero percorrerlo senza esser visti dalla gente, anzi potendone osservare i comportamenti. Lo scopo era anche  quello di avere a disposizione una via di fuga in caso di rivolte o attentati. Il miracolo fu appunto questo Corridoio che prese il nome da Giorgio Vasari, architetto di fiducia del duca, che già stava conducendo i lavori di costruzione degli Uffizi, futura galleria d’arte di famiglia, vanto dei Medici e gloria della Firenze del domani. I lavori furono terminati in neanche 6 mesi e così «dalle stanze di Palazzo Vecchio, scortati dalle guardie e protetti da ogni sorpresa, i Medici»  – scriveva  Marcello Vannucci – «avevano la possibilità di giungere a Pitti, e uscire dalla città senza che alcuno sapesse dei loro movimenti».  E aggiunge che «Cosimo più tardi volle  arricchire tutto quel complesso d’opere con un giardino pensile che fu sistemato sulla terrazza della Loggia dei Lanzi; erano allora già stati completati gli stessi Uffizi, dove erano stati sistemati i funzionari dell’amministrazione  del ducato».

«Con il Corridoio che scorreva sul Ponte Vecchio, il Vasari» – sottolinea il Sovrintendente Andrea Pessina  «aveva realizzato non solo un passaggio segreto celato alla vista o una passeggiata panoramica sulla città, ma quella che è stata definita un’’ architettura senza volto’». Un gioiello che resterà sconosciuto ai più per secoli. Fu percorso – meglio sarebbe dire violato – da Hitler e Mussolini in occasione della visita del Fùhrer a Firenze nel ’38, l’anno delle spregevoli leggi razziali –;  parzialmente distrutto dai nazisti nel ’44 quando la notte del 4 agosto i nazisti fecero esplodere le mine  sotto i ponti della città: solo il il Ponte Vecchio restò in piedi, salvato dall’intervento eroico di un guardiano delle botteghe degli orafi afflitto da poliomielite, tale Burgassi, che tutti chiamavano Burgasso;  fu lui a scollegare le mine, la rivelazione  è recente e smentisce la storia accreditata come vera di un atto di benevolenza  di Hitler ( L’Indro ne ha già parlato, come già si è occupato -8 agosto 1017 –  di un glorioso episodio della Lotta partigiana): proprio nei giorni dell’insurrezione della città per la sua  Liberazione ( proclamata l’ 11 agosto del ’44), il Corridoio fu protagonista di uno dei momenti più significativi di tale lotta: le forze del CLN  stesero lungo il Vasariano una linea telefonica  che consentì di mettere in comunicazione il comando del  Cln ( che si trovava in Palazzo Vecchio) con le Special Force Alleate che avevano  raggiunto l’Oltrarno. Un episodio importante della Resistenza ( l’operazione sarebbe stata eseguita   materialmente tra gli altri dal partigiano comunista Orazio Barbieri e dal comandante  Enrico Fisher , azionista)  sul quale sono stati scritti vari libri. 

E che è citato anche nel film Paisà di Roberto Rossellini. Prima che il Corridoio fosse chiuso al pubblico per motivi di sicurezza (2016)   la Compagnia delle Seggiole di Fabio Baronti,  aveva avuto modo di rappresentare, oltre alla storia del Vasariano e del Principe, anche quel momento della Resistenza.  Chiuso in via ordinaria dai primi anni del ‘900, il Corridoio è stato negli ultimi decenni occasionalmente accessibile per visite istituzionali o, saltuariamente, su prenotazione per gruppi organizzati, fino alla chiusura totale, avvenuta nel 2016 per ragioni di sicurezza. Dell’ipotesi di riaprirlo in via ordinaria al grande pubblico si iniziò a parlare nel 1964 per iniziativa dell’allora Direttore degli Uffizi Luciano Berti; nel 1995, l’allora ministro per i beni culturali Antonio Paolucci istituì una commissione incaricata di studiare la possibilità di ampliamento degli Uffizi, e nell’ambito dei lavori dell’organismo, per la prima volta, fu approfondita concretamente la possibilità di un intervento generale sul Vasariano. Dopo la chiusura, è stato dato vita ad  ad un percorso che ha richiesto 18 mesi di studi e indagini che hanno coinvolto decine di specialisti, conclusosi con la presentazione del progetto esecutivo.

Vediamo ora come  si presenterà a partire dal 2021  il ‘nuovoCorridoio Vasariano. Sarà un percorso di 760 metri percorribile in una sola direzione ( entrata Uffizi, uscita Palazzo Pitti),  avrà un ingresso ed una bigliettazione separati dal complesso museale, potrà ospitare al massimo 125 persone in contemporanea, cinque le uscite di sicurezza, due possibilità di uscita al termine del percorso: una sul giardino di Boboli, l’altra all’interno di  Palazzo Pitti (Galleria Palatina); lungo questa passeggiata panoramica sopra Firenze verranno aperte ben 73 finestre ( molte delle quali finora oscurate) in modo da consentire ai visitatori di godere il più possibile la bellezza del centro storico osservato da questa particolare  posizione, sarà consentita la totale accessibilità ai disabili, la struttura sarà dotata di servizi igienici e, per la prima volta, avrà un impianto di climatizzazione e riscaldamento ( talvolta nei periodi estivi si raggiungevano all’interno i 40°!), illuminazione a led a basso consumo energetico, l’intero percorso sarà videosorvegliato. Ad abbellirlo  ci saranno 30 sculture antiche, una raccolta di iscrizioni greche e romane, uno spazio dedicato agli affreschi cinquecenteschi realizzati per volontà dello stesso Vasari completamente restaurati.

Inoltre – sottolinea Il Direttore Eike Schmidt  – sono di grande significato  i richiami storici disposti lungo il camminamento, nei due  punti che accoglieranno memoriali: il primo, in corrispondenza di via Georgofili, da dove è possibile vedere il punto in cui esplose l’ordigno che causò la strage  di stampo mafioso nel 1993, ospiterà gigantografie metalliche con riproduzioni fotografiche di quei drammatici momenti ed i dipinti degli Uffizi danneggiati dallo scoppio della bomba (tra i quali il recentemente restaurato ‘Giocatori di Carte’ di Bartolomeo Manfredi e la ‘Natività’ di Gherardo delle Notti); il secondo si troverà appena passato Ponte Vecchio, e verrà dedicato al tema della devastazione da parte delle truppe naziste del centro storico di Firenze (4 agosto 1944), anche questa   ricordata attraverso gigantografie metalliche di foto del tempo. Si prevede che ogni anno il Vasariano possa essere visitato da 500 mila persone, il costo del biglietto sarà di 43 euro in alta stagione e di 20 in bassa, gratis le scolaresche.

La direzione dei lavori è stata curate dall’architetto Mauro Linari, responsabile unico del procedimento l’architetto Francesco Fortino. Vi hanno collaborato oltre ai tecnici delle Gallerie e della Sovrintendenza anche esperti dell’Università  di Firenze e di Tor Vergata (Roma). Il costo dei lavori ammonta a circa 10 milioni di euro, già finanziati. A metterli a bando sarà l’agenzia per lo Sviluppo del Ministero dell’Economia, Invitalia.   Questi i dati tecnici. Ma, come dicevamo all’inizio, l’operazione riveste anche altri significati: secondo Schmidt, «si tratta di un atto di democrazia che consentirà  a tutti coloro che lo vorranno poter visitare un luogo finora esclusivo o addirittura chiuso. E, sopratutto, poter svolgere in completa sicurezza una passeggiata nel cuore dell’arte, della storia e della Memoria di Firenze. Sarà anche  una grande occasione per il turismo di Firenze e dell’Italia, nuovo ossigeno per l’intero settore e nuovi posti di lavoro nel comparto e nel suo indotto». Secondo il Sindaco Dario Nardella, «la riapertura del Vasariano riveste un valore altamente simbolico  in quanto rientra in quel processo di “democratizzazione della cultura” che  dalla creatività del nostro Rinascimento trae spunto per raggiungere nuovi traguardi, tra cui un diverso rapporto fra Stato e Comune, oltre le divisioni burocratiche, che sarà l ‘ apertura al pubblico, per la prima volta nella storia,  del ponte che collega Palazzo Vecchio con gli Uffizi, per il quale si sta lavorando».  E’  infine significativo il fatto che la presentazione del progetto esecutivo del Vasariano sia avvenuta   nell’anniversario della morte di Anna Maria Luisa de’ Medici ( 18 febbraio 1743)  ultima rappresentante della casata fiorentina. E’  a lei, all’Elettrice Palatina ed alla sua tenacia nel difendere  le collezioni d’arte dei Medici, che la città di Firenze deve gran parte della propria fortuna. Con il suo testamento lasciò all’allora Stato toscano i beni ereditati dal fratello Gian Gastone stabilendo che i Lorena non potessero trasportare «o levare fuori della Capitale e dello Stato del Granducato… Gallerie, Quadri, Statue, Biblioteche, Gioie ed altre cose preziose… della successione del Serenissimo Gran Duca, affinché esse rimanessero per ornamento dello Stato, per utilità del Pubblico e per attirare la curiosità dei Forestieri».

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