venerdì, Giugno 5

Il coronavirus in Burundi ‘congela’ Pierre e l’opposizione armata Sia le elezioni di maggio che l’opposizione armata rischiano il fermo macchine causa il COVID-19. Intanto Pierre Nkurunziza corre il rischio e accetta la candidatura di Agathon Rwasa

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Il regime del Burundi guidato da Pierre Nkurunzizaci ha messo circa tre settimane per decidere quale strategia adottare nei confronti del suo principale nemico politico, Agathon Rwasa, ex Signore della Guerra leader del partito Consiglio Nazionale per la Libertà (CNL). Di fatto il partito al potere CNDD-FDD si è trovato a risolvere un dilemma irrisolvibile. Accettare o non accettare la candidatura?

Accettare la candidatura di Rwasa, l’unico candidato che ha pagato la cauzione di 30 milioni di franchi burundesi per iscriversi presso la Commissione Elettorale (CENI), vorrebbe dire per il regime assumersi il rischio di perdere le elezioni,o di vincerle tramite frodi elettorali talmente evidenti da rendere la vittoria non credibile.
Il CNL è diventato in meno di un anno il principale partito tra le masse urbane e rurali hutu, attirando simpatie e voti anche tra la minoranza tutsi, nonostante il suo passato di estremista HutuPower e i crimini commessi durante la guerra civile (1993 – 2004), quando era leader della guerriglia Forze Nazionali di Liberazione – FNL. Questo successo è dovuto dalla brutalità del regime, non solo nei confronti della minoranza etnica tutsi, ma e sopratutto nei confronti di quella maggioranza (hutu) che aveva promesso di migliorare le condizioni di vita e i rispetti dei loro diritti umani.

Escludere Rwasa dalla competizione elettorale vorrebbe dire per il regime andare ad uno scontro sociale imprevedibile.
La maggioranza della popolazione starebbe contando sul leader del CNL per voltare pagina e sconfiggere il regime di Pierre Nkurunziza evitando la guerra civile. Una sua esclusione da parte della Commissione Elettorale avrebbe sicuramente creato proteste popolari con alto rischio
che si trasformassero in rivolte aperte, dando così il pretesto alle forze di guerriglia RED Tabara e FOREBU di intervenire militarmente.

Alla fine il regime ha scelto di accettare la candidatura del suo principale nemico, evidentemente non pronto a contenere una rivolta popolare.
Alle presidenziali del prossimo maggio sono stati accettati altri cinque candidati, ha annunciato il presidente della CENI:
Pierre-Claver Kazihise. Evariste Ndayishimiye, l’attuale vice Presidente Gaston Sindimwo, leader del partito UPRONA,Leonce Ngendakumana, leader del partito FRODEBU, e due candidati indipendenti, Francis Rohero e Dieudonné Nahimana. Quattro candidati minori sono stati esclusi in quanto i loro dossier sono stati giudicati incompleti. Quest’ultimi hanno dieci giorni per fare appello e chiedere alla CENI di riesaminare le loro candidature.
La campagna elettorale inizierà il 27 aprile e si concluderà il 17 maggio.

Queste notizie danno l’impressione che il regime sia intenzionato a fare le elezioni e a confrontarsi con l’unico vero oppositore, Rwasa, visto che tuttigli altri candidati ruotano attorno al regime e si sono registrati per far numero. Ecco spiegato perché a nessuno di loro è stato chiesto di pagare la cauzione di 30 milioni di franchi burundesi…
Intanto sono triplicate le esecuzioni extra giudiziarie e gli arresti arbitrari di militanti, quadri e simpatizzanti del CNL di Rwasa. In pratica, il partito di opposizione è decimato prima ancora che possa avviare la sua campagna elettorale.

Inoltre, c’è l’incognita della epidemia del COVID-19. Secondo gli esperti sanitari regionali, i primi casi di coronavirus registrati nella Repubblica Democratica del Congo potrebbero mettere a serio rischio la sanità pubblica in Burundi. Una affermazione azzardata visto che il primo caso di contagio è stato registrato nella capitale del Congo, Kinshasa, che dista 2.425,4 km dal Burundi. Le uniche vie di comunicazioni tra Kin e Bujumbura sono aeree o fluviali. Questa ultima assai precaria e difficile da percorrere.
Eppure
il regime ha requisito un albergo nella ex capitale per trasformarlo in un centro di contenimento e cura del COVID-19. Al momento non si registrano casi di contagio in Burundi, per fortuna, visto che il sistema sanitario (indebolito durante il decennio di guerra civile) sotto il tre mandati di Nkurunziza è stato definitivamente reso nell’impossibilità di offrire cure mediche di base. Il numero di respiratori presenti negli ospedali burundesi ammonta a 10 su tutto il territorio nazionale.

Fonti dal Burundi lanciano l’allarme sulla possibilità che il regime giochi la carta del Coronavirus per ‘creare’ una epidemia anche se essa non si verificasse nella realtà, al fine di giustificare il rinvio delle elezioni. In caso di epidemia nazionale i seggi elettorali sono l’ultima cosa che un governo responsabile possa permettere per contenere il contagio.
Un numero di infettati e di decessi da COVID-19 gonfiati dal regime permetterebbe di rinviare le elezioni senza alcun biasimo da parte della Comunità internazionale. Inoltre si potrebbero ricevere aiuti finanziari occidentali e cinesi che immancabilmente andrebbero a finire nei conti privati off shore di Nkurunziza e dei suoi gerarchi.

Utilizzare l’emergenza da coronavirus potrebbe essere l’ultima arma del regime per contrastare la sicura vittoria elettorale di Rwasa, evitando di attuare incredibili e fantascientifiche frodi elettorali a favore del generale Evariste Ndayishimiye, soprannominato il ‘Petit Evariste’.
Chi rimarrebbe al potere se le elezioni fossero rinviate? L’attuale ‘Presidente’ Pierre Nkurunziza.
Il piano di rinviare le elezioni potrebbe far scattare un sanguinoso confronto militare tra la fazione proNkurunziza e quella proNdayishimiye.
Sul fronte dell’opposizione armata si registrano forti pressioni da parte della Francia per impedire l’offensiva finale. Pressioni mal digerite dai presidenti Felix Tshisekedi e Paul Kagame e dai loro padrini occidentali, ovvero Gran Bretagna, Belgio, Stati Uniti e Canada.

A livello regionale, nonostante i progressi registrati nei colloqui di pace tra Uganda e Rwanda per porre fine alla guerra fredda ed evitare il rischio di uno scontro bellico tra i due collosi regionali, rimane ancora da sciogliere il nodo del supporto al regime burundese offerto dal Presidente ugandese Yoweri Kaguta Museveni. Tra due settimane è prevista una visita ufficiale di Museveni a Kinshasa per discutere con il suo omologo Tshisekedi del Burundi. Anche in questo caso il coronavirus potrebbe far rinviare l’importante meeting, da cui dipende la possibilità o meno per l’opposizione armata di lanciare l’offensiva finale e liberare il Paese.

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