domenica, Agosto 9

Il coronavirus della discordia, e l’Italia langue Salvini - Conte polemica continua; PD e Italia Viva ‘ai materassi’; il sistema Italia bloccato da veti e burocrazie

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Un Paese preda di delirio irragionevole e di irrazionale panico; è quello che emerge dalla lettura dei quotidiani, dai notiziari radio-televisivi. Una classe politica responsabile dovrebbe essere la prima a mostrare lucidità, fermezza, capacità di controllo e ‘governo’ di situazioni e sentimenti; capita, invece, che il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte si chieda come mai l’Italia è uno dei Paesi più colpiti dal coronavirus, dove il virus si espande e contagia. Francamente più che la domanda, a lui e ai suoi collaboratori, a partire dal Ministro della Salute Roberto Speranza, compete la possibile risposta; e se risposta al momento non c’è, meglio sarebbe un dignitoso silenzio; che in quanto a chiacchiere ce ne sono in abbondanza.
Perché
se l’ipotesi che si avanza è: in Italia si trovano contagiati perché li cerchiamo, occorrerebbe chiarire: negli altri Paesi non sono cercati? Non si preoccupano? Non nutrono i nostri stessi timori, non esercitano la vigilanza che si pratica in Italia?

Al di là di questo, qualche parola andrebbe spesa in favore dei tanti, davveroresponsabili’, che in questi giorni, senza troppa pubblicità, senza enfasi (e probabilmente quando questa crisi sarà superata, senza particolari riconoscimenti), lavorano allo stremo per porre argini e impedire che la situazione possa degenerare. Si parla dei medici, del personale sanitario, degli infermieri e di tutto l’apparato che è entrato in campo: nomi e volti che sono lontani dai microfoni, dalle telecamere; eroi invisibili che, come sempre accade nelle emergenze, stanno dando il meglio, di tutto e di più.
Tanti si ingegnano, nei palazzi del potere, in speculazioni, e rivelano appieno la loro bassa statura; queste eroi invisibili eppur presenti, sono la miglior risposta a tante speculazioni e miserabili polemiche.

Ora se lascia perplesso un Presidente del Consiglio che confessa la sua sorpresa per quel che accade, altro che sopracciglio sollevato provoca il dire del leader della Lega Matteo Salvini. Quando inveisce ‘Vergogna’, e aggiunge che occorre «chiudere, difendere, controllare, proteggere» , non si capisce davvero che cosa chieda, proponga. E’ evidente che le esibizioni estive al ‘Papeete’, e le citofonate bolognesi poco o nulla gli hanno insegnato; alla lunga le smargiassate non pagano.

Respinto comunque al mittente l’appello rivolto da Conte nel momento dell’annuncio delle misure straordinarie anti-coronavirus. Il Presidente del Consiglio fa sapere di voler coinvolgere le opposizioni: «Ho avvertito l’esigenza di fronte alle misure che abbiamo deliberato di confrontarmi e di informare gli esponenti dell’opposizione. Questa è un’emergenza nazionale e quindi è una responsabilità politica di cui il Governo si assume la piena contezza, ma deve coinvolgere sul piano informativo anche le opposizioni. Quando si tratta di dover fronteggiare un’emergenza del genere non si può fare distinzione tra maggioranza e opposizione».
Salvini risponde picche. Non così l’alleata Giorgia Meloni. Fratelli d’Italia coglie al balzo l’occasione per marcare ulteriormente la differenza con la politica muscolare del leader leghista. Meloni chiede sì a Conte risposte più precise e incisive sull’epidemia; ma assicura di essere pronta a fare la sua parte: «Abbiamo ribadito la nostra massima collaborazione per tutelare la salute dei cittadini e per sostenere ogni misura utile a contenere il contagio».
Analogo segnale dal partito di Silvio Berlusconi; Enrico Costa, responsabile Giustizia per Forza Italia, tira il freno e al momento smorza le polemiche con la maggioranza: «Noi pensiamo che in questa fase debbano essere messi da parte i temi divisivi. Abbiamo pertanto ritirato i nostri emendamenti in materia di prescrizione. In questo momento di fronte al Parlamento ci sono altre priorità».

Non è il solo fronte di polemiche. Partito Democratico e Italia Viva sono sempre piùai materassi. Il segretario del PD Nicola Zingaretti sempre più vistosamente e frequentemente sbuffa al solo pensiero di Matteo Renzi. Non è più in discussione il regolare i conti; si ragiona piuttosto sul come e sul quando. Lo stato maggiore del PD intende sbarazzarsi di Renzi nel modo più indolore. Non fargli il regalo si buttarlo fuori dalla maggioranza che sorregge il Governo Conte, una simile mossa sarebbe un formidabile regalo; piuttosto si lavora per renderlo irrilevante, sottrarli il potere di ricatto sulla maggioranza che ancora esercita. Il più esplicito teorico di questo ‘piano’ è Goffredo Bettini, uno dei consiglieri più influenti di Zingaretti: papale papale dice che sarebbe meglio estromettere dalla maggioranza Italia viva, trovando altri parlamentari, i cosiddetti ‘responsabili’, disponibili a lasciare i banchi dell’opposizione per garantire la maggioranza al Governo.
Non c’è dubbio che le tensioni, nella maggioranza, siano alle stelle. Renzi al momento propone una sorta di moratoria per l’emergenza Coronavirus; e tuttavia è un fuoco che cova sotto la brace.

Nessuno, ragionevolmente, ha interesse ad elezioni anticipate, ma questo continuo tirar la corda dalla propria parte, alla fine provocherà un logoramento e una rottura. Ne appare convinto un buon 40 per cento di italiani per il quale la caduta del Governo è qualcosa che può accadere da un momento all’altro. Un altro 30 per cento si dichiara ottimista. Un altro 30 per cento non sa rispondere.
La caduta del governo è pronosticata soprattutto dall’elettorato di centro-destra; ma anche quello di centro-sinistra si dice convinto che così non potrà durare a lungo: un buon 34 per cento nell’area del PD, e un 26 per cento in quella quota di elettorato che fa capo al Movimento 5 Stelle.
Per quel che riguarda la responsabilità di una crisi con sbocco elezioni anticipate, il 42 per cento le attribuisce a Renzi; il 41 per cento non sa dare una risposta precisa; il restante chiama in causa Conte, Bonafede, Zingaretti, perfino il mite Speranza. Al contrario: tra i più responsabili, il 25 per cento indica Conte; il 9 per cento Zingaretti; il 55 per cento non fa nomi. Dunque, la maggioranza degli interpellati individua in Renzi il ‘Pierino’ guastatore; e in Conte il più attento alla tenuta del
Governo (fatto salvo che la vera maggioranza non riesce a esprimere un’opinione definita).

Intanto, il Paese langue. Crisi Alitalia? Persa di vista. Vicenda Whirpool? Nulla da segnalare; questione ex Ilva di Taranto, ovvero il maggior polo siderurgico d’Europa? Caso da segnalare a ‘Chi l’ha visto?’. Un sistema Italia che non offre alcuna seria garanzia a un investitore straniero, che addirittura preferisce la Grecia. Gli investitori esteri si guardano bene dal portare i loro capitali in un Paese dove le infrastrutture sono carenti, il sistema di trasporto inadeguato, la burocrazia fa uscire di testa, la Giustizia un terno al lotto.
Si parla molto del decreto sblocca cantieri, legge dal 18 giugno del 2019: mancano molte norme attuative. Il provvedimento avrebbe dovuto far ripartire le grandi opere e ridare vita al sistema delle costruzioni da tempo bloccato.
Secondo i dati ufficiali, al 31 gennaio 2020, mancano ancora le norme attuative per dodici provvedimenti varati dal governo di Enrico Letta; ben 129 quelle del governo Renzi erano 129; delle cinquecento leggi e provvedimenti approvati dall’esecutivo di Paolo Gentiloni, ben 239 risultano ancora bloccati per l’assenza dei decreti attuativi. Si parla di questioni relative alla sicurezza, alla giustizia, alla sanità.
Questa la situazione, questi i fatti.

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