lunedì, Agosto 10

Il Conte agghiacciante e il Sassoli decisivo Avremo un debito mostruoso. Dobbiamo fare subito una riforma radicale del fisco che ci faccia recuperare quei quasi 150 miliardi di evasione. L’Italia potrebbe, fatto ciò, avere un ruolo decisivo nell’Europa degli europeisti. E il ruolo di Sassoli sarà centrale

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Agghiacciante, è l’unico aggettivo che mi viene in mente a commento della presentazione in Parlamento dei risultati del Consiglio Europeo. Agghiacciante, quel Giuseppe Conte solo al tavolo del Governo con i Ministri in piedi in aula, agghiacciante quel discorso apparentemente misurato e pieno di ossequi al merito dell’Italia e degli italiani, ma soggettivo e personalistico e che immagina di gestire tutto il dossier Recovery fund direttamente attraverso la solita commissione di esperti (esperti in chi sa che), ovviamente definita task force.

Agghiacciante, perché mi ha fatto venire alla mente altre manifestazioni di simile personalismo, di possibilità distravincere’, dibivacchi’. Personalmente, lo ho detto più volte, non credo che Conte sia in grado di fare gran che, ma quel modo di presentarsi, quella affermazione di decisionismo, culminato nell’incredibile sostegno di Matteo Renzi, mi ha lasciato di stucco e molto preoccupato. Opera di Casalino, pare, che ormai gli cambia anche i pannolini, dicono.
Ma tant’è.
Vorrei solo cercare pacatamente e magari razionalmente, di guardare ai risultati, ma specialmente all’uso che di quei risultati si potrà fare.

L’accordo raggiunto a Bruxelles perdonatemi se non userò termini tipo ‘vincitore’ o ‘perdente’ che non hanno senso ha tre punte, diciamo così.
1.
I cosiddetti Paesi frugali, il cui massimo rappresentante Mark Rutte, è stato accolto in Patria a fischi e urla (mano da noi!) hanno ottenuto una riduzione netta sia dell’ammontare delle somme messe a disposizione (tutte, ricordiamolo bene, tutte da prendere in prestito sui mercati da parte della Commissione per poi essere ‘girati’ agli Stati), 700 invece dei 750 miliardi previsti, sia del rapporto tra finanziamenti e prestiti a vantaggio dei prestiti.
2. I
Paesi dell’Est europeo, hanno ottenuto di lasciare sostanzialmente le cose come stanno (sono già largamente ricevitori netti di finanziamenti e di vantaggi commerciali per lo più senza contropartita, in quanto ‘recenti’ membri della UE), e hanno ottenuto che non si facesse cenno al rispetto dei principi dello stato di diritto e quindi della democrazia e specialmente della divisione dei poteri; rilevo solo quanto ciò potrebbe essere pericoloso comeprecedente per noi in Italia, dove i tentativi di assoggettare la Magistratura all’Esecutivo non sono mai finiti, anzi, sono, in queste settimane, grazie anche a Palamara e non solo, particolarmente vivaci e pressanti.
3. I
Paesi, diciamo così, del blocco originario della UE Francia, Germania, Belgio e Spagna innanzitutto hanno ottenuto che un grandissimo finanziamento venisse adottato, e che quel finanziamento fosse ottenuto a spese della Commissione, cioè di tutti gli Stati membri. Quella che viene definita da molti una sorta di ‘rivoluzione’, determinata in particolare dalle signore Angela Merkel e Ursula von der Leyen insieme hanno agito in maniera perfetta e sincrona (meglio delle gemelle Kessler!), con l’aiuto abilissimo di un Charles Michel, più paziente di Giobbe, e di un David Sassoli al di sopra davvero di ogni aspettativa e che si appresta, come vedremo fra un istante, a diventare decisivo.

Le due signore sono quelle alla base di tutto. Hanno proposto un piano che fa perno su un principio semplice e chiaro: l’UE si fa carico dei problemi dei Paesi in difficoltà, nella prospettiva fortemente voluta, ecco il punto, nella prospettiva: a. di un rafforzamento e un mutamento dipelledella UE in direzione confederale; b. di un rafforzamento della natura intergovernativa della UE, per adattarla ad esigenze politiche ed economiche non più comuni, benché comunitarie. Per dirla più semplicemente, per rafforzarne la natura intergovernativa, tutta fondata sui rapportiugualitra Stati sovrani.
Ricordo solo a chi mi legge (perché faccio l’internazionalista) che ‘uguali e sovrani’ sono gli Stati sulla carta e nella forma, ma nella sostanza ci sono, nella Comunità internazionale come in ogni Stato, soggetti ‘più uguali’, insomma più forti: e quando le decisioni e gli atti sono adottati con meccanismo politici, l’eguaglianza formale è solo un salamelecco!

E l’Italia te la sei dimenticata? dirà chi abbia letto fin qui. No, non me la sono dimenticata affatto, ma l’Italia non è collocabile in nessuna delle tre categorie di cui sopra, specie perché una gran parte della stessa maggioranza di Governo e quasi tutta l’opposizione sono violentemente anti-Europa; suicidi, pazzi, direte voi? Certo, ma i politicanti italiani questo e solo questo sono.
Vediamo meglio.

Le due signore di cui sopra, con grande abilità, hanno posto l’Europa alle soglie di un bivio, dove, però, in entrambi i casi chi ha solo da guadagnare sono i due ‘big’ europei, che poi sono solo uno, la Germania.
L’ho scritto in vari articoli, rinvio ad essi (li trovate a piè di pagina). Ricordo solo che non più tardi dell’altro ieri ho parlato di ‘capolavoro della signora Merkel’. Lo confermo. Ma attenzione, non per dire che in Germania ci sono dei crudeli massacratori degli interessi altrui, o dei violenti autoritari ricattatori economici o che so io, ma semplicemente perché alla Germania, vada come vada, comunque va bene: è l’economia più forte, rilanciare la crescita significa vendere e comprare prodotti tedeschi, i tedeschi hanno molta più liquidità di chiunque e quindi mentre gli altri, Francia in testa, stanno a leccarsi le ferite e a cercare di utilizzare i fondi comunitari, si possono comprare ciò che vogliono. Solo che, nel primo caso possono essere all’origine di una vera Comunità europea nuova, unica, unita, coordinata e quindi forte e alternativa ai colossi USA e Cina … anche se, a mio giudizio, la signora Merkel trascura troppo, per ostilità preconcetta, la Russia, ma nessuno è perfetto.

Ecco, direte, al solito, vuole parlare male dell’Italia e di pochette. No, non ce ne è bisogno, basta vedere le cose come stanno: abbiamo avuto accesso a molti soldi (insufficienti se vogliamo fare qualcosa per la sanità, ma qui ci sono le ostilità religiose degli stellini -che ieri all’europarlamento hanno votato insieme a Lega e Fdi un emendamento, poi respinto, che chiedeva di respingere un utilizzo del Mes finalizzato a stimolare l’economia in seguito alla crisi della Covid-19- e quindi questa occasione la perderemo) e sono davvero molti, mai visti tanti e a così poco prezzo.
Sorvolo sulle solite critiche dei soliti noti, che sottilizzano sul fatto che ci danno 80 miliardi, ma poi negli anni dobbiamo pagarne 50 per i contributi annuali alla UE: espediente retorico e di basso conio, i contributi dobbiamo pagarli comunque, questo lo capisce anche un bambino delle elementari, compresi quei poveracci, oggetto delle attenzioni della Lucia Azzolina, che andranno a scuola, a metà tempo, e con banchi semoventi che si smonteranno al primo giro.

Il punto vero (e, fateci caso, nessuno ne parla sul serio) è che noi avremo un debito mostruoso e Paesi taccagni o no, se non lo ripaghiamo e facciamo vedere che vogliamo e sappiamo farlo, semplicemente ci comprano anche San Pietro, anzi, pure il Papa.
Dobbiamo fare subito una riforma radicale del fisco, che, prevedendo la detraibilità di ogni spesa (dal caffè all’elefante) fatta con moneta elettronica, ci faccia recuperare quei quasi 150 miliardi che ogni anno dei mascalzoni (amici di questo e di quello) ci rubano.
Ma, ripeto e come ho già detto,
l’Italia potrebbe, fatto ciò, avere un ruolo decisivo perbuttarel’Europa dalla parte degli europeisti di cui parlavo sopra alla lettera ‘a’. E qui, eccolo, il personaggio centrale è Sassoli. Sassoli? Eh sì. Perché, guarda un po’, a caldo, già ieri il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione molto critica verso le scelte del Consiglio: sia per quanto riguarda gli ammontari, sia, specialmente, per quanto riguarda i finanziamenti con risorse proprie (Mozione: B9-0229/2020, punti 5 e 10) in un quadro in cui il Parlamento ricorda seccamente che il bilancio lo approva lui, e senza di lui non passa.

Non c’è qui spazio per analizzare quel documento, lungo articolato e serio, ma qui si potrebbe giocare la vera partita e il peso di una Italia, che divenga finalmente un Paese serio e affidabile, gettato nella direzione confederale sarebbe decisivo, sia per rafforzare in prospettiva una Europa che sia utile ai nostri figli, che finalmente non si chiameranno più italiani o francesi, ma europei, sia a noi già ora se riusciamo a liberarci della montagna del debito (e solo con le tasse si può), sia, infine, per poterci sedere al tavolo dei due (Francia e Germania) in una posizione che, a quel punto, sarebbe decisiva se non di leadership, per la evidente decadenza della Francia e la possibile assenza (anche se comincio a dubitarne) della signora Merkel, con la quale, però, avremmo spazio di trattativa … sempre che, sempre che diventassimo un Paese serio. Ma tra task force e assalti alla diligenza, dubitare è il minimo, vista anche la ricordata scena agghiacciante.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.