sabato, Ottobre 24

Il confronto tra Stati Uniti e Russia entra nel vivo

0
1 2


Negli ultimi mesi si è assistito a una radicale intensificazione dell’attività militare Usa e Nato sia in prossimità dei confini russi che nel teatro di guerra siriano. Durante lo scorso aprile, quattro F-35 statunitensi (aereo assai problematico, ma pur sempre in grado di trasportare bombe nucleari B61-12) sono stati distaccati dall’installazione britannica di Lakenheat e dispiegati presso le basi di Ämari, in Estonia (200 km dal confine occidentale russo e 400 km dall’enclave di Kaliningrad), e Graf Ignatievo, in Bulgaria (500 km dal confine occidentale russo), in vista di un’esercitazione volta da un lato a «integrare il nuovo caccia di quinta generazione nell’infrastruttura Nato», e dall’altro ad affinare le capacità necessarie ad effettuare un adeguato pattugliamento strategico del Mar Baltico sfuggendo alla sorveglianza dei sistemi radar russi. Il piano di potenziamento del contingente militare della Nato a ridosso dei confini russi, il quale contempla anche lo schieramento della terza brigata corazzata statunitense in Polonia, rientra nella cosiddetta European Ressurance Initiative, che è stata lanciata (con un esborso di quasi 3,5 miliardi di dollari nel 2017) in risposta all’esigenza di assicurare protezione agli alleati di fronte alla presunta aggressività russa, come puntualizzato dal generale Curtis Scaparrotti, a capo del l’European Command (Eucom) degli Stati Uniti.

A giugno, l’area baltica ha inoltre ospitato ben tre esercitazioni organizzate dalla Nato: la Baltops, alla quale hanno preso parte circa 100 tra caccia e navi da guerra inviati da diversi Paesi sia membri che semplici partner dell’Alleanza Atlantica; la Iron Wolf, nell’ambito della quale mezzi corazzati sono penetrati in Lituania percorrendo il Suwalki Gap, un corridoio pianeggiante che corre per circa 100 km lungo il confine russo-lituano ritenuto apertamente dai comandi Nato il punto debole in cui i carri armati russi dispiegati a Kaliningrad potrebbero aprirsi una breccia nell’architettura di difesa dell’Alleanza e dilagare in Europa; la Coalition Warrior, in base alla quale personale sia militare che civile proveniente da svariati Paesi membri dell’Alleanza ha lavorato congiuntamente per migliorare l’interoperabilità delle forze in campo. Ed è proprio nel bel mezzo di questa considerevole mobilitazione militare che un F-16 dell’aeronautica polacca si è avvicinato minacciosamente all’aereo civile che riportava il ministro della Difesa russo Sergeij Shojgu da Kaliningrad a Mosca attraverso l’aerolinea che si estende sui cieli aperti del Baltico, prima che un Su-27 di scorta intervenisse costringendo il caccia polacco ad allontanarsi. «Una provocazione programmataosserva l’esperto Manlio Dinucciche rientra nella strategia Nato mirante ad accrescere in Europa, ogni giorno di più, la tensione con la Russia».

Alle manovre sul Baltico va inoltre a sommarsi il frenetico attivismo Usa in Siria, materializzatosi lo scorso aprile sotto forma di lancio di una salva di 59 missili Tomahawk contro la base militare di Shayrat, da cui Donald Trump riteneva fossero decollati i caccia siriani responsabili del presunto attacco chimico di Khan Sheykun. In realtà, come documentato da una conversazione tra un soldato statunitense in servizio presso una non meglio identificata installazione Usa in Medio Oriente e un consigliere militare del Pentagono di cui è entrato in possesso (grazie ai suoi agganci nel mondo militare) il celebre giornalista Seymour Hersh, l’intelligence degli Stati Uniti era in grado di provare che non si era verificato alcun attacco chimico, nonostante gli organi di informazione mainstream avessero rilanciato la notizia all’unisono, ma il semplice bersagliamento – con una bomba guidata fornita dai russi e armata con testata convenzionale – di un deposito di armi dei ribelli (definito «obiettivo legittimo» nel corso della conversazione segnalata da Hersh), con conseguente fuoriuscita di materiale tossico. Il che significa che Trump ordinò il lancio dei missili senza consultarsi con gli apparati di intelligence Usa, i quali erano stati messi al corrente dai russi dell’imminenza dell’attacco sulla base di informazioni di comprovata affidabilità circa l’utilizzo dell’edificio da colpire e il fatto che, il giorno del bombardamento, proprio lì si sarebbe tenuta una riunione tra diversi leader jihadisti.

Come spiega Hersh, già autore di una dettagliatissima inchiesta in cui si dimostrava come l’attacco con il gas sarin perpetrato il 21 agosto 2013 presso Ghouta era da attribuire ai ribelli e non alle forze regolari (come dichiaravano invece gli Stati Uniti): «gli ufficiali delle aeronautiche russa e siriana fornirono il piano di volo attentamente pianificato da e per Khan Sheykun il 4 aprile, direttamente in inglese, ai monitor di dell’aereo Awacs che pattugliava il confine turco, circa 60 miglia a nord. Il bersaglio dei siriani a Khan Sheykun, condiviso con gli statunitensi, era stato descritto come edificio di due piani situato a nord della città. L’intelligence russa, che aveva condiviso numerose informazioni sia con il governo siriano che con gli Stati Uniti per incrementare l’efficacia della lotta comune contro i gruppi jihadisti, aveva stabilito che nell’edificio si sarebbe svolta una riunione di alto livello tra alcuni capi jihadisti, tra cui rappresentanti di Ahrar al-Sham e del gruppo affiliato ad al-Qaeda  noto come Jabhat al-Nusra. I due gruppi avevano recentemente unito le forze e assunto il controllo della città e dei suoi sobborghi […]. L’edificio era utilizzato come deposito per razzi, armi e munizioni, nonché prodotti da poter distribuire gratuitamente alla comunità, tra cui farmaci e decontaminanti a base di cloro per la pulizia dei corpi dei morti prima della sepoltura. Il luogo delle riunione, una base regionale, era al secondo piano. “Era il luogo d’incontro stabilito” disse il consigliere […]. Una delle ragioni per cui i russo misero al corrente Washington dell’intenzione di attaccare l’obiettivo previsto era quella di assicurare che qualsiasi informatore che la Cia aveva nel fronte jihadista non partecipasse alla riunione. Mi fu detto che i russi passarono l’avviso direttamente alla Cia. “Agivano correttamente”, disse il consigliere. I russi rilevarono che la riunione jihadista avveniva in un momento di pressione acuta sugli insorti: presumibilmente Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham cercavano disperatamente una via nel nuovo clima politico. Negli ultimi giorni di marzo, Trump e due dei suoi stretti collaboratori in materia di sicurezza nazionale, vale a dire il segretario di Stato Rex Tillerson e l’ambasciatrice all’Onu Nikki Haley, avevano dichiarato che […] la Casa Bianca aveva ormai abbandonato l’obiettivo “di spingere Assad a lasciare il potere”, aprendo così una frattura profonda rispetto alla politica mediorientale portata avanti dall’amministrazione Obama per più di cinque anni».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore