sabato, Ottobre 24

Il condizionatore paradossale field_506ffb1d3dbe2

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Condizionatori FIlippine

Bangkok – Il paradosso filippino si svolge al fresco dei condizionatori d’aria: l’Arcipelago era sul punto di essere una delle economie emergenti dell’area, la vera novità economica sulla scena internazionale, dove altre Nazioni sono riuscite a farsi spazio come Brasile, Vietnam, Sudafrica e già altri Paesi, nell’esangue scena economica mondiale sferzata dalla Madre di Tutte le Crisi, stanno via via emergendo come il Myanmar oppure il Laos, Paesi che fino a pochissimo tempo fa nessuno avrebbe potuto immaginare se ne sarebbe parlato in questo modo. Poi gli eventi naturali, la devastazione che è seguita al Tifone Hayan hanno profondamente ridisegnato la mappa di quel che avrebbe potuto essere e che molto probabilmente è rimandato.

Resta sul terreno la asfitticità dell’apparato produttivo, il Bilancio del Governo centrale ha dovuto rivedere profondamente i propri orientamenti volti allo sviluppo ed oggi è tutto ciò che è destinato a risanare e riportare tutto al Ground Zero dell’economia nazionale. In questi giorni vi è consenso quasi unanime sul fatto che si prevedono come certe le riduzioni o le cadute nelle forniture di energia elettrica a causa del fatto che, complice la calura, l’innalzamento dell’uso di energia elettrica per azionare i condizionatori d’aria, metterà pressione sulle forniture energetiche. Così, in base alle previsioni di queste ultime ore, si avrà una fornitura energetica ristretta a Luzon mentre a Visayas e nel Mindanao le cadute di energia elettrica sono praticamente sicure.

Nello specifico, la zona a più forte rischio è quella di Mindanao, poiché a causa della stagione secca, il livello degli impianti idroelettrici avranno standard ridotti di acqua e quindi gli impianti stessi saranno costretti a girare a scartamento ridotto. A peggiorare ulteriormente le cose, i meteorologi hanno annunciato che vi è una forte probabilità che vi possa essere il ritorno del fenomeno atmosferico definito El Niño a partire dal mese di giugno, il che è una ulteriore minaccia di prolungamento del periodo secco. Le notizie delle ultime ore confermano che allarmi similari sono stati lanciati oltre che nelle Filippine anche in Australia, Indonesia e Malaysia. In frangenti come questi si popolano le tv ed i media in generale, di dibattiti su che cosa fare in periodi caldi come quelli in arrivo. Tra le soluzioni più chiare ed evidenti, viene ventilata quella della costruzione di un nuovo impianto capace di produrre energia.

Tra le altre proposte “classiche” potremmo dire, è quello della contrazione dei tempi della vita collettiva, portando, ad esempio, i cicli di lavoro al punto di avere una settimana con quattro giorni lavorativi. Bisogna però vedere cosa ne pensano i datori di lavoro. Un’altra proposta ancora è quella praticamente di portare le lancette in avanti di un’ora, ovvero ci cominciare a lavorare tutti un’ora prima degli orari consueti. In modo tale che il ciclo completo di lavoro permane coperto ma si comincia prima evitando di spendere un’ora di lavoro in più in coda alle fasce orarie dettate dalla calura. Questo porterebbe a risparmiare un’ora di picco alto di consumo energetico e significherebbe anche un’ora in meno di uso eccessivo di energia nell’arco di lavoro.

Nel medio e lungo periodo, vi è necessità di forme di intervento governativo per evitare le cadute di fornitura energetica così come accade ancor oggi nelle Filippine. Vi è ampia coscienza di essere in una fase cruciale, senza un valido sistema di distribuzione di energia per tutta la Nazione, non si potrà prefigurare né pianificare un sistema di sviluppo costante e stabile. Ci si chiede? Come si potrà mai impiantare un nuovo stabilimento o una nuova fabbrica se il sistema della distribuzione d’energia è inadeguato? E come si potrà mai pianificare alcunché se i costi dell’energia sono troppo alti? Affermano gli osservatori di cose nazionali: si tratta di disponibilità di risorse, più se ne hanno più il costo non sarà un vero problema. Altri funzionari ministeriali esperti in affari connessi con l’energia ed il suo sfruttamento affermano che non vi è solo una questione di approvvigionamento d’energia, in quanto questo è solo il lato più manifesto delle problematicità filippine in materia d’energia: un’altra questione su cui ragionarci su è un certo diffuso atteggiamento proprio di chi sta alla finestra a guardare, in particolar modo tra gli investitori i quali seguono gli effetti della riforma del settore energetico nell’egida dell’Atto di Riforma dell’Industria Idro-Elettrica del 2001.

Si trattava di un’epoca nella quale lo sviluppo di nuove fonti d’energia non veniva vissuto come un problema di natura particolare, oltretutto nessuna stagione secca in quella fase era simile a quella che va profilandosi oggi. La domanda d’energia era alquanto limitata, le industrie filippine non sembravano particolarmente “affamate” d’energia. In quel periodo, lo sviluppo lento delle rinnovate capacità d’offerta energetica sembrava potesse essere, almeno in parte, nascosto dagli aneliti di sviluppo rapido dell’economia complessiva della Nazione. Per adesso, il Dipartimento dell’Energia DOE ha fatto sapere che sta valutando differenti opzioni, come ad esempio incoraggiare la cosiddetta “generazione diesel”, oppure sostenere l’auto-produzione casalinga di energia. Nel lungo periodo si valutano anche altre forme di ottenimento d’energia come i biocarburanti e così via. In attesa del potenziamento degli impianti di produzione d’energia di Luzon che quando sarà al suo set ottimale produrrà 1.467 megawatt, tra tre anni, uno di 920 MW a Mindanao e Visaya, allo stato attuale, però, il Governo centrale sembra dire “attenda un attimo”.

Vi è infine da considerare un altro aspetto di non scarso rilievo: le cadute di energia elettrica, per programmate o meno che esse possano essere, non solo rappresentano il blocco delle attività produttive –immaginate cosa significhi andare a cena fuori casa in epoca di cadute di corrente- ma anche costituiscono il parterre d’azione migliore possibile per la delinquenza di ogni specie, ordine e grado: soprattutto nei contesti urbani e metropolitani, il buio in assenza di energia eletrica è esattamente quel che serve ai malintenzionati per compiere le proprie malefatte nel migliore dei modi.

 

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