giovedì, Agosto 22

Il cliente è un criminale Un modello che fa discutere

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Dicono sia il mestiere più vecchio del mondo e forse è per questo che, nonostante i secoli si susseguono, nessuno ha ancora trovato una soluzione ottimale alla questione della prostituzione. Agli inizi di aprile dare una voce sul tema è toccato al Consiglio d’Europa, chiamato a decidere sul rafforzamento dei divieti alla prostituzione e sulle tecniche per limitarne o regolamentarne la pratica. Dopo che anche la Francia ha introdotto in prima lettura una normativa ispirata al modello svedese, ora anche l’organizzazione internazionale che riunisce quasi tutti gli stati del Vecchio Continente potrebbe chiedere ai Paesi membri di sanzionare penalmente chi compra sesso.

La bozza di risoluzione è stata sviluppata dalla commissione per la Pari Opportunità e chiede misure più efficaci contro la tratta degli esseri umani che si verifica ancora oggi in Europa. La risoluzione è stata basata su un rapporto compilato dal deputato portoghese José Mendes Bota, che si è occupato di sfruttamento delle persone all’interno degli stati europei, confermando che il traffico di esseri umani nel continente è prevalentemente legato all’ambito della prostituzione. Da questa analisi sono derivate due proposte per contrastare tale fenomeno: la creazione di un sistema di raccolta dati sulle professioniste del sesso e un implicito invito ad adottare il modello svedese.

Secondo il primo articolo della legge varata nel 1999, “La prostituzione è una violenza dell’uomo contro la donna” e come tale va affrontata. Come ha raccontato in un’intervista Gunilla Ekberg, l’avvocato femminista che ha contribuito a creare il disegno di legge, «fino ad un certo momento avevamo considerato la prostituzione come un fenomeno a sé stante. La svolta è avvenuta quando ci siamo rese conto che si trattava invece di una delle forme della violenza maschile nei confronti del nostro sesso». Dopo anni di studi, teorie e testimonianze raccolte, la Ekberg e il suo gruppo hanno rilevato che in praticamente tutte le storie, in un modo o nell’altro, c’erano abusi familiari infantili, stupri subiti da amici di famiglia o compagni di scuola o condizioni di disagio estremo e di emarginazione sociale. In altre parole, nel contesto svedese erano molto rare le donne che facevano della prostituzione una libera scelta di vita. Per questo la soluzione della Svezia è quella di punire il cliente e non criminalizzare la prostituta, che invece viene vista come la prima vittima di questo sistema ed è dunque da tutelare.

A Stoccolma questa legge è stata sostenuta con forza: sono state fatte ben 5 consultazioni popolari in merito e la legge ha ottenuto un consenso che oscilla tra il 75% e l’85%. L’opinione della maggioranza degli svedesi è che il cliente sia solo il primo anello di una lunga catena criminale e dunque prendere tali individui è colpire il sistema ed avere una prova solida in mano contro i trafficanti. Trascinare i clienti in un aula di tribunale è infatti sufficiente, per la legge svedese, a provare che è stato commesso un reato e questo è determinante per stabilire la connessione con il trafficante o lo sfruttatore.

Questa legge porta poi con sé un altro messaggio implicito: il cliente è un criminale. Chi è disposto a pagare per il sesso sa che sta aiutando il crimine organizzato, sa che sta muovendo violenza contro una donna, questo è il pensiero alla base della legge svedese. Per questo motivo la Polizia cerca di scoraggiare questo comportamento ampliando i centri d’informazione sul fenomeno, cercando dunque di sensibilizzare tutti i cittadini, e inviando lettere di notifica del reato direttamente presso le abitazioni dei soggetti. L’intento è chiaro, in Svezia essere qualificati come compratori di sesso comporta una profonda vergogna e dunque il recapito a casa, davanti alla propria famiglia, di una lettera che lo attesta inequivocabilmente è un buon deterrente. Se l’individuo non si ferma e reitera il reato allora viene chiamato in tribunale, dove viene fatto sedere accanto ai trafficanti e agli sfruttatori, per fargli ben comprendere la propria posizione all’interno di una rete criminale.

A dispetto delle critiche perpetrate da altri paesi e dalla ristretta opposizione interna, i risultati di questo modello sono evidenti. Secondo diversi rapporti oggi in Svezia le prostitute sono un migliaio contro le circa 3 mila del 2000 e la prostituzione in strada è praticamente scomparsa. Se prima si contavano in strada circa 50-60 ragazze per notte, ora la polizia di Stoccolma ne conta al massimo 10-15. Finora sono stati denunciati circa 18 mila clienti, 900 di questi sono stati condannati a sei mesi di carcere o, molto più spesso, al pagamento di una multa pari a 50 giorni di stipendio. Le restrizioni della nuova legge hanno fatto si che le donne trafficate nel Paese scandinavo ogni anno sono 400-500, a fronte delle 5-7.000 di altri paesi nord-europei come Norvegia o Danimarca. Un risultato notevole, è vero, ma purtroppo non è tutto oro quello che luccica.

Infatti, un gruppo composto da rappresentati di circa 560 NGOs e organizzazioni della società civile, coadiuvati da 86 accademici e ricercatori, ha inviato un report al Parlamento europeo con la richiesta di non seguire il modello svedese che criminalizza i clienti perché dietro la maschera dei risultati porta con se notevoli problemi. Il problema è, infatti, che i dati raccolti dal governo svedese si rifanno principalmente alle prestazioni condotte alla luce del sole, quelle delle ragazze in strada. Oggi invece il fenomeno si è spostato all’interno di case, circoli nascosti, saloni di massaggio thailandese che prevedono extra per i clienti disposti a pagare. Nel 2009 il National Bureau of Investigation britannico, che investigava sui risultati del modello svedese con l’idea di adottarlo, ha rilevato che solo in Stoccolma erano presenti ben 90 centri massaggio, praticamente tutti offrenti servizi sessuali a pagamento. Il numero di tali centri è aumentato nel 2012 arrivando a 250 locali nella sola capitale e oltre 450 in tutto il Paese.

Favorire lo spostamento al chiuso dove la prostituzione è meno controllabile, dunque, è la critica che viene mossa agli svedesi. Tanto più che oggi internet è la nuova frontiere della compra-vendita di sesso e controllare tutti i siti e bloccarli è estremamente difficile. Inoltre vi è un altro problema che questa legge dimentica di affrontare, per molte donne che vendono il proprio corpo questa è l’unica opzione praticabile. Mancanza di lavoro o d’istruzione, povertà, condizioni famigliari disagiate, questi fattori spingono molte donne a prostituirsi per porter arrivare alla fine del mese. In quest’ottica criminalizzare il cliente non le aiuta, ma anzi, le mette ancor più nei guai. Però è un tentativo, una strada percorribile che, anche se non perfetta, ha dato dei risultati. Ed è sempre meglio dell’immobilismo che si riscontra in tanti altri Paesi europei.

 

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