sabato, Dicembre 7

Il civismo non è per tutti: ecco perché

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Che cos’è il civismo politico e quali sono le chance per i movimenti civici di acquistare un ruolo di primo piano nella politica nazionale? A queste domande Stefano Rolando, docente di Politiche pubbliche per le comunicazioni e di Teoria e tecnica della comunicazione pubblica presso la IULM, e autore di ‘Civismo politico. Percorsi, conquiste, limiti. Un diario’ (2015), ha risposto con un’approfondita riflessione sugli aspetti teorici che contraddistinguono il civismo politico.
Dal dialogo con il professor Rolando sulla necessità di trovare uno spazio nella politica attuale che valorizzi lo spirito civico, è emersa tuttavia anche un’analisi sulla messa in atto concreta del civismo politico e sui paletti che queste pratiche devono avere, utile per orientare criticamente il dibattito politico attuale.

L’importanza delle competenze

La prima delle questioni che devono contraddistinguere gli esempi concreti di civismo è quella delle competenze. Rolando, dopo aver sottolineato la necessità di un lavoro di studio volto alla comprensione di una realtà complessa, sostiene che “il civismo deve trovare qualità, competenza, approfondimento e onestà, trovare persone che si mettano a disposizione ma che non facciano dipendere la loro vita da quelle retribuzioni”. E proprio da questo punto di vista, “resta incomprensibile il perché il Movimento Cinque Stelle faccia leva sull’incompetenza invece che il contrario. Ricordo di aver visto una platea intera di orientamento Cinque Stelle che fischiava chi sosteneva che la politica deve essere fatta dai competenti. Competenza viene associata alla mano dei soliti noti, ma questo è ridicolo. Il competente può essere ladro o perbene, e non sto dicendo che la competenza risolve i problemi in sé, ma senza di essa non c’è nulla di nulla”.

Nord e Sud

Se è vero che per quanto riguarda il civismo ci sono territori che offrono di più e altri di meno, il professor Rolando non pensa che si tratti di un problema Nord e Sud. Come dimostra l’esperienza della Fondazione Francesco Saverio Nitti a Melfi, di cui Rolando è presidente, anche al Sud ci sono “esperienze di civismo di primissimo ordine”. In particolare, testimonia il docente, “attorno al centro culturale Nitti c’è un tessuto sociale e civile che vuole fare la politica in maniera partecipativa con gente per bene e molto civica. E questo è al Sud. Questo tipo di esperienza, insomma, non è prerogativa esclusiva del Nord. Il problema è che chi ha una tradizione civica ne ritrova le radici, chi non le ha si aspetta sempre tutto dall’alto, si aspetta di avere la pappa pronta. C’è mezza Italia che si tira su le maniche e mezza Italia che si aspetta che qualcuno gliele tiri su”.

Civismo e forze politiche sul problema della partecipazione

Da un lato per Rolando “la fortuna dei Cinque Stelle è dire che sono solo per la democrazia diretta e rifiutare quella rappresentativa; dopodiché vivono di democrazia rappresentativa altrimenti non avrebbero avuto l’opportunità che hanno. Carlo Cattaneo, che voleva un’Italia repubblicana, fu eletto deputato nel Parlamento, ma, siccome era repubblicano e non voleva giurare per il Re, non entrò mai in Parlamento e non accettò la carica. Non sei mica obbligato ad accettare il posto di deputato se non sei d’accordo con la democrazia rappresentativa, ma se lo accetti perché capisci che è uno strumento per far politica devi dirlo. Non si può illudere un Paese dicendo che si risolverà tutto con la democrazia diretta. Non si può far passare per democrazia diretta le decisioni di una piccola minoranza auto-proclamata”. Dall’altro, per Rolando, non solo c’è bisogno di un po’ di rigore scientifico, ma il civismo ha l’obbligo di prendere il meglio per creare ‘piattaforme’ dove si integrino queste forme di democrazia”. Per quanto riguarda il dibattito interno agli altri partiti, poi, sia il PD che l’area del centro-destra hanno iniziato a lavorare su un certo rinnovamento. Tuttavia, Rolando sottolinea che per quanto riguarda Stefano Parisi, nel centro-destra non sembra esservi grande convergenza sull’idea di civismo. “Siamo stati amici e conosco le sue qualità, ma lui più che al civismo credeva di avere la missione di cambiare i connotati a un centro-destra agonizzante. Poi gli hanno detto di no e adesso si è messo a fare questo percorso di cantieri civici, chiamiamoli così, ma di fatto mi pare che abbia rastrellato soprattutto da CL” afferma il professore.

Quale futuro per il civismo anche a livello nazionale

Su questa tema Rolando sottolinea il lavoro svolto con il laboratorio Il Cantiere delle Ragioni  “che negli ultimi mesi si è occupato di andare a vedere in giro per l’Italia forme particolari di civismo professionali e d’impresa – forme in cui un ceto di giovani professionisti e progettisti o imprenditori sono pronti a investire, ma non trovano le interlocuzioni giuste nel mondo politico. Non sto dicendo che la politica deve risolvere i problemi personali, ma deve essere sinergica là dove c’è creatività e vitalità, piuttosto che occuparsi solo di scegliere progetti che fanno fare affari. Noi abbiamo osservato che spesso queste realtà effervescenti frizionano con la politica tradizionale dei partiti in molte città italiane; abbiamo fatto laboratori e ora stiamo cercando di tirare le conclusioni. Stiamo cercando di capire se tirarne fuori qualcosa di coordinato – sarà difficile, ma siamo molto sollecitati a farlo. È un civismo che si riconosce in una politica liberal democratica di tipo progressista”.

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