venerdì, Maggio 24

Il cinema come ponte fra culture diverse Dal Florence Korea Film al Middle East, un messaggio contro i pregiudizi, a colloquio con la star Jung Woo-sung sul suo impegno per i rifugiati

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Nell’era della comunicazione globale ciò che accade  sia nel Sud est asiatico che in Medio Oriente rimbalza quasi immediatamente  da noi – attraverso i social o stampa e tv – ma spesso ci chiediamo quanto le news o le altre forme di informazione, ci aiutino a comprendere realmente ciò che accade in quelle terre lontane e distanti per storia, tradizione, cultura.  Cosa sappiamo realmente di quanto avviene nel profondo di quelle società e nei comportamenti individuali? Il cinema può esserci d’aiuto a conoscere meglio, meno superficialmente, quelle realtà lontane attraverso le storie che i vari autori narrano? Il Florence Korea Film Fest da anni apre una finestra sul cinema della Corea del Sud, proprio allo scopo di avvicinare il nostro pubblico giovanile, ma non solo, alla conoscenza di realtà lontane. Ma quanto lontane? Lo capiremo dando un’occhiata ai film passati in Rassegna da questa 17 edizione edizione, appena conclusa  al Cinema ‘La Compagnia di Firenze’ ( gestito dalla Fondazione Sistema Toscana, ovvero dalla Regione) e che  ha visto la presenza di registi e attori noti non solo nella Corea del Sud, ma a livello internazionale. Uno di questi protagonisti è senz’altro l’attore Jung Woo-sung,   che abbiamo incontrato in occasione della sua presenza a Firenze, per ricevere il “Florence Korea Film Fest Award”  da parte del direttore della Rassegna Riccardo Gelli e una targa alla carriera da parte del Presidente del Consiglio Regionale della Toscana, Eugenio Giani.

Jung è un bel giovanotto alto, affabile, dai modi amichevoli, il che spiega oltre alle doti artistiche, il fatto che sia   molto amato in Asia e in Giappone. La cosa che colpisce è che dal 2015 Jung affianca alla sua carriera artistica anche l’impegno umanitario essendo  Ambasciatore di Buona Volontà dell’UNHCR, l’organizzazione delle Nazioni Unite specializzata nella gestione dei rifugiati, assicurando loro protezione e assistenza. Per me è la prima volta che vengo a Firenze,  ho visitato la Galleria degli Uffizi e sono rimasto estasiatoE’  un onore essere al Florence Korea Film Fest”. Jung   ha già 25 anni di carriera cinematografica alla spalle, sono lontani i tempi in cui debuttò  sulle passerelle di moda come indossatore. Nato a Seul nel ’73, è considerato uno dei principali attori della cinematografia asiatica,  impostosi all’attenzione del grande pubblico con il dramma generazionale “Beat” (1996) di Kim Sung-su che lo dirigerà anche in “City of the Rising Sun” (1998) e “Musa” (2001),  nel 2004 è  protagonista del film sentimentale “A Moment to Remember”, campione di incassi al botteghino sia in Corea del Sud che in Giappone e  nel 2008 la partecipazione al western diretto da Kim Jee-woon “The Good, the Bad, the Weird” segna una tappa fondamentale nella carriera di Jung Woo-sung; la pellicola, presentata al 61esimo Festival di Cannes, gli fa ottenere il premio per miglior attore non protagonista agli Asian Film Awards del 2009. Jung Woo-sung prende parte nel 2010 al film “Wuxia Reign of Assassins” co-diretto da Su Chao-pin e dal regista di culto John Woo.

Jung ha presentato al pubblico  di Firenze il film “Asura: the city of madness’, un noir dai toni da tragedia shakespeariana che trascina gli spettatori in un vortice di violenza e corruzione. “E’ la storia di una persona cattiva, un  detective ( suo cognato)  che vive situazioni differenti con persone più malvagie, poi  la grave malattia della moglie lo costringe ad una scelta definitiva”.

Chiedo a Jung se e cosa conosce del cinema italiano. “Ne conosco l’importanza, i registi con i quali ho lavorato ci hanno fatto conoscere la vostra  filmografia, personalmente ammiro il cinema di Sergio Leone”. Alla domanda cosa pensa della riunificazione delle due Coree – tema affrontato anche nel film ‘Illang: the Wolf Brigade’ di Kim Jee-woon dichiara: “È senza dubbio un argomento molto sentito nel nostro paese. Ci sono tante persone che vivono divise, tutti auspicano che la riunificazione si realizzi quanto prima, ma al momento è solo una speranza”. Riguardo al suo impegno umanitario come Ambasciatore di buona volontà dell’UNHCR dal 2015, l’attore prosegue: “So che la questione dei rifugiati è molto dibattuta anche in Europa. Mi auguro che possa essere affrontata in modo corretto dato che purtroppo vengono spesso diffuse informazioni sbagliate. So della tragedia che sconvolge il Mediterraneo, dei profughi morti annegati: sono affranto, la comunità internazionale vi deve porre rimedio. Si tratta di salvaguardare i diritti umani, che vanno garantiti   a tutti gli esseri umani. Gli chiedo se  esista un analogo problema anche da loro.  Il problema dei rifugiati è assai diffuso, c’è anche da noi, il governo è disposto all’accoglienza, ma   tra le popolazioni vi sono gruppi contrati all’accoglienza. Parte del suo tempo, Kung lo ha dedicato in questi ultimi tempi a missioni in  Bangladesh, Iraq, Nepal, Sud Sudan, Gibuti e Libano appoggiando e sostenendo raccolte fondi e campagne di sensibilizzazione globale come #WithRefugees e World Refugee Day.

La presenza di Jung, cui auguriamo di proseguire con successo la sua attività cinematografica ed il suo impegno umanitario, non è stata l’unica di rilievo a questa ottava edizione del  Korea Fest. Registi attori e documentaristi hanno presentato le loro opere. Che hanno offerto un variegato spaccato della vita e delle problematiche affrontate dalla miglior cinematografia sud coreana e dall’attività documentaristica. Film che affrontano temi  come quelli delle crudeltà adolescenziali da parte dei più forti nei riguardi dei più deboli in una scuola altamente competitiva, storie di spionaggio nucleare riguardanti la Cina, il legame madre-figlio, come nel film  “Beautiful days del regista Jero Yun, – presente in sala – che ha chiuso  la 17/ma edizione del Florence Korea Film Fest,  svoltasi presso il cinema La Compagnia. Da segnalare anche

“Human, Space, Time and Human”  l’ultimo film del regista visionario Kim Ki-Duk, presentato al Festival del Cinema di Berlino,  ritratto di una società senza alcuna possibilità di redenzione, un film  che esplora i confini dell’umanità e della moralità. La trama racconta infatti di un eterogeneo gruppo di persone che si appresta a partire per un viaggio a bordo di una grande nave. Nessuno sembra conoscere la destinazione finale ma vi è un grande entusiasmo. Le abissali differenze di status sociale tra i passeggeri creano immediatamente degli attriti che sfociano in una prima notte di grande caos. Una realtà ancora più sconvolgente accoglierà i viaggiatori al loro risveglio: la nave infatti ha inspiegabilmente iniziato a fluttuare nell’aria. Passato lo sgomento iniziale il problema principale divengono le limitate scorte di cibo.

Il Premio di questa  Rassegna è andato al film  “Burning’, che ha segnato il ritorno del maestro Lee Chang-dong. Basato sul racconto breve ‘Barn Burning’ dello scrittore giapponese Murakami, l’enigmatica pellicola fotografa la realtà di tre giovani che innescano un ménage à trois dai risvolti misteriosi.

«Un film che non lascia spazio a facili morali né a sicuri approdi neorealisti, dal respiro marziale e dal finale quasi metafisico»: così la giuria.  Il premio del pubblico, denominato Asiana Airlines Audience Award,  è andato a “The spy gone North’ di Yoon Jong-Bin.  Dopo quanto  ha offerto questa nuova edizione del  Festival il pubblico può ben dire di conoscere un pò di più della  cinematografia e della realtà sud coreana nel contesto asiatico. Che appare   segnata da problematiche non molto dissimili da quelle che attraversano la nostra società occidentale. Insomma, una finestra che  si apre su realtà più ampie e complesse di quelle che i nostri ragazzi già conoscono attraverso i social, come ci diceva una ragazza che ha seguito l’intera manifestazione:

Non è vero che di quel mondo si conosca poco o niente, i ragazzi sanno benissimo i nomi dei loro coetanei, protagonisti ad esempio della  breakdance, come i Seoul City B-Boy (Gamblerz Crew) una compagnia di ballo di Seoul composta da ballerini B-boy che in 15 anni hanno vinto circa 40 competizioni al livello mondiale, recentemente si è occupato di loro anche il New York Times, o della musica pop coreana, un genere  musicale ovvero il K.Pop, seguito da oltre 2 milioni di persone in tutta Italia, molto apprezzato dai giovanissimi. C’è anche una radio italiana che diffonde la loro musica.”  Giusto, ma c’è anche dell’altro.

 E ora, finito un Festival ne arriva un altro a ruota.  E’ il Middle East Now, la Rassegna delle espressioni più contemporanee della cultura Mediorentale, con un programma ricco di cinema, arte, musica, teatro, progetti sociali e cibo, che si tiene dal 2 al 7 aprile,  epicentro sempre il cinema-teatro La Compagnia. Special guest il regista iraniano Asghar Farhadi due volte Premio Oscar per il miglior film straniero con Una separazione  e Il cliente, 44 film in anteprima su storie che riguardano la vita in Afghanistan, Iran, Siria, Palestina, Israele, Turchia,  Iraq e Arabia Saudita. “ In questi dieci anni di Middle East Now abbiamo cercato di raccontare il Medio Oriente con uno sguardo nuovo – dicono Lisa Chiari e Roberto Ruta, fondatori e direttori artistici del Festival – fatto di storie di uomini e donne che vivono in paesi diversi dal nostro, con delle specifiche culture e situazioni politico sociali, ma che in tutto e per tutto hanno grandi affinità con le nostre vite quotidiane. Abbiamo cercato di raccontare il Medio Oriente oltre gli stereotipi e i pregiudizi, presentando  a Firenze le forme più avanzate del cinema e della cultura contemporanea che arriva da quest’area del mondo, perché crediamo che siano lo strumento più forte per creare un ponte culturale e costruire l’integrazione sociale. Oggi più che mai questa è un’esigenza indispensabile: in un momento storico dominato da contrapposizioni e pregiudizi, una finestra sulla cultura e sulla creatività del Middle East  serve a guardare a un futuro che speriamo migliore.”

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