venerdì, Febbraio 22

Il Center Parcs divide l’Isère

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Parigi – In questi ultimi giorni, la tranquilla cittadina di Roybon, situata a poco più di 100 Km a sud di Lyon, sta vivendo momenti di tensione a causa di una serie di manifestazioni di protesta contro la creazione del Center Parcs, un nuovo e avveniristico villaggio vacanze che dovrebbe vedere la luce entro la fine del 2017 nel bosco di Chambaran, situato a pochi chilometri dal centro.

Annunciato nell’autunno del 2007 dalla società Pierre & Vacances, il progetto prevede la realizzazione di una struttura che si estenderà su 200 ettari, comprendente 1000 cottage, una sala congressi, uno spazio acqualudico e decine di boutique e ristoranti. Con un investimento globale di 387 milioni di dollari (di cui 15 sborsati dal dipartimento, 7 dal comune di Roybon, 7 dalla regione Rhone-Alpes e 5,4 dal sindacato comunale delle Acque), questa nuova attività contribuirà a creare 700 nuovi posti di lavoro, attirando un alto numero di investitori in una zona rurale che fino a oggi non presenta strutture così importanti. Il protocollo di accordo tra il dipartimento e la società è stato ormai firmato e i lavori sono cominciati il 20 ottobre, arrivando a disboscare 30 ettari in poco più di un mese.

Questo nuovo “paradiso” turistico, però, ha attirato su di se le attenzioni dell’intera opinione pubblica francese a causa delle tante critiche che gli sono state rivolte da differenti associazioni, collettivi di cittadini e gruppi politici. Alla base delle proteste ci sarebbe l’impatto ambientale che una simile opera avrebbe sull’intera area. Secondo un’inchiesta realizzata da esperti e pubblicata lo scorso luglio, i criteri di costruzione del Center Parcs non rispetterebbero una serie norme ambientali basilari, esponendo a un serio pericolo la biodiversità del luogo. In particolare, a essere minacciata è la salute del territorio su cui sorgerà l’imponente centro. I progetti analizzati non prenderebbero in considerazione la friabilità delle zone umide, mettendo così a repentaglio anche la sicurezza dell’impianto.

I più accaniti oppositori sono gli abitanti di Roybon, che si sono organizzati formando il collettivo ZAD (acronimo di zone à defendre, zona da difendere in italiano). La scorsa domenica si è svolta la terza manifestazione di protesta, con 1500 persone che hanno sfilato nel bosco di Chambaran, proprio nella zona dove si dovrebbe ergere il villaggio turistico. Da più di un mese un centinaio di abitanti appartenenti al collettivo occupa in segno di protesta una casa abbandonata appartenente alla forestale. Alla ZAD si aggiunge poi la FRAPNA (Fédération Rhône-Alpes de protection de la nature), un’altra associazione che ha già richiesto ufficialmente la sospensione dei lavori e l’intervento diretto del Ministero dell’Ecologia.

Tra i partiti, i primi ad alzare la voce contro il Center Parc sono stati i verdi dell’EELV (Europe Ecologie Les Verts), che si sono opposti fin dall’inizio alla costruzione del villaggio vacanze, accusando la società di voler speculare senza rispettare alcun criterio previsto dalla legge.

Ai problemi ambientali si aggiungerebbero poi i falsi dati diffusi da Pierre&Vacances. Secondo Michèle Bonneton, deputata dei verdi nel dipartimento dell’Isère, il reale numero di nuovi assunti a tempo indeterminato non supererebbe le 468 persone. Il resto degli impiegati avrebbe solo un contratto part time a tempo determinato.

Quest’ondata di proteste ha avuto un effetto domino inaspettato, trascinando con sé anche una buona parte di persone che inizialmente si erano mostrate favorevoli al compimento dell’opera. Il presidente della regione Rhone-Alpes, il socialista Jean-Jack Queyranneha inviato martedì scorso una lettera aperta al prefetto, chiedendogli formalmente la sospensione dei lavori iniziati il 20 ottobre. Alla missiva è poi seguito un tweet, per ribadire pubblicamente il suo dissenso nei riguardi di un progetto che non dovrebbe iniziare fino a quando “la gustizia non si pronuncerà sui ricorsi presentati”.

Per tutta risposta, la società organizzatrice ha lamentato una serie di atti vandalici ai danni del cantiere, tutti avvenuti nelle notti di questo ultimo mese. Pierre & Vacances ha più volte ribadito la volontà di agire rispettando tutte le norme previste dalla legge. La struttura è stata presentata al pubblico come un “precursore del turismo verde”, il fiore all’occhiello di un nuova politica del turismo. «L’operazione si farà» ha annunciato fermamente il Presidente, Gérard Brémond, aggiungendo che «il progetto è ancora possibile». A sostenere la società, che ha già altri quattro centri simili sparsi in Francia, ci sono molti rappresentanti politici locali, sia di destra che di sinistra, che difendono a spada tratta il piano, ricordando l’importanza che potrebbe avere nel rilancio economico e turistico dell’intera regione. A difesa del Center Parcs è nata anche un’associazione chiamata Vivre à Chambaran, che ha organizzato per il 7 dicembre una “marcia pacifica” in risposta alle manifestazioni organizzate fino a oggi da ZAD.

La contestazione ha ormai assunto un’ampiezza nazionale, soprattutto in seguito all’occupazione dello stabile da parte del movimento ZAD. A tal proposito, il ministro dell’ambiente, Sègolene Royale, si è pronunciata dichiarando di non avere intenzione di «sostituirsi agli eletti locali, che si prenderanno le loro responsabilità in questo campo». Il ministro a poi concluso sottolineando che «bisogna trovare delle soluzioni di compromesso» e che se ce ne sarà bisogno «il ministero potrà apportare un appoggio tecnico». Parole, quelle della Royale, vaghe ed evasive, volte a sviare ogni responsabilità dello Stato in merito alla controversia.

In questi ultimi tempi, la Francia ha già dovuto fare i conti con problemi simili, che hanno provocato forti contestazioni in altre regioni del paese. Prima fra tutte la costruzione della diga di Sivens, nella regione dei Midi-Pyrenées, che ha addirittura portato alla morte di un giovane manifestante di 21 anni nel corso di violenti scontri contro le forze dell’ordine. A questo è seguito il progetto di costruzione dell’Aeroporto d Notre-Dame-des-Landes, nella regione dei Paesi della Loira, a pochi chilometri da Nantes. Anche in questo caso ci sono state una serie di manifestazioni per protestare contro la realizzazione di un aeroporto che si insedierebbe in un territorio inadatto ad accogliere una simile struttura.

Dinnanzi a questi casi, l’Eliseo si è trovato spalle al muro, apparentemente incapace di conciliare la costruzione di imponenti opere con il rispetto per l’ambiente. In merito a questi temi, il presidente Hollande ha proposto la creazione di referendum locali per poter incentivare il processo di democrazia partecipativa, coinvolgendo in prima persona i cittadini residenti nelle aree interessate. L’annuncio è stato fatto il 27 novembre durante l’annuale Conferenza sull’ambiente.

Per il momento, i riflettori si sono spostati sulla piccola cittadina di Roybon, in attesa della sentenza del tribunale di Grenoble che arriverà il 12 dicembre. Vista la tensione che si è creata in questi ultimi giorni, sono in molti a temere lo scoppio di disordini tra manifestanti e forze di polizia, come già accaduto in situazioni analoghe.

Intanto, i cittadini restano con il fiato sospeso nella speranza che il loro tranquilllo angolo di paradiso non venga sostiuito da un mostro architettonico che potrebbe mettere in serio pericolo l’equilibrio naturale di tutta la zona.

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