domenica, Dicembre 8

Il caso Ong e i rischi per la sicurezza nazionale

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Da ormai diversi anni, l’Italia è divisa in due grandi correnti di pensieri sul tema dell’immigrazione, sia essa clandestina o meno. Le condizioni di grave crisi che si evidenziano nel Mediterraneo, hanno fatto dell’Italia una nuova roccaforte di sbarchi ed un crocevia di culture, etnie e storie diverse tra loro.

Tutto questo, così come successo nei secoli addietro, ha permesso alla penisola di essere un polo di grande cultura e di fiorenti commerci, mantenendo nel suo multiculturalismo un’identità nazionale di base. Ad oggi questo concetto di multiculturalismo deve però confrontarsi con il difficilmente conciliabile tema della sicurezza interna ed esterna del Paese, tenendo in grande considerazione le minacce derivate dal terrorismo di matrice jihadista.

Il terrorismo contemporaneo e moderno, che ha raggiunto forme sempre più aleatorie e poco intercettabili, sfrutta il traffico di esseri umani dalle zone di conflitto per reclutare soldati e giovani seguaci, ma non solo. Il trasporto di uomini e donne ed il relativo sbarco sulle coste sia italiane che non porta ad un rilevante guadagno di denaro, diventando così una fonte di business per le tutte quelle organizzazioni terroristiche o semplicemente criminali che intendono arricchire le proprie casse in funzione di uno scopo prefissato illecito.

In un quadro così complesso dove due elementi antitetici, umanitarismo e sicurezza, si trovano a dover essere gestiti in contemporanea viene collocata la vicenda delle Organizzazioni non Governative (ONG) che sono ora sotto indagine da parte del Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro per possibile collusione con i trafficanti libici.

Lo scopo delle ONG è unicamente quello di compiete attività umanitarie senza riceverne profitti di alcun tipo tuttavia, quello che sostiene il Procuratore Zuccaro, è che non solo tali organizzazioni siano in realtà finalizzate al lucro ma che quest’ultimo derivi da accordi sommessi con i trafficanti che stazionano lungo la costa libica. Un piano che a dire della Procura sarebbe volto a destabilizzare l’economia italiana sul medio-lungo periodo, tesi già sostenuta in via del tutto infondata dai supporter del Piano Kalergi.

In attesa di ulteriori indagini ed evidenze giudiziarie, le quali dovranno sovrastare il clamore mediatico derivato da questo caso, un filone di analisi importante della vicenda verte sul tema della sicurezza interna gravemente minata dall’eventuale collusione.

Le premesse all’analisi che si sta per andare ad esporre sono del tutto previsionali considerato che non si hanno delle solide prove giudiziarie in quanto le indagini sono tutt’ora in fase di svolgimento. Le analisi previsionali servono a disegnare uno scenario di sicurezza dove possono essere inserite le varianti più opportune al fine di analizzare i cambiamenti che queste comportano.

Per Sicurezza Nazionale si intende quell’insieme complesso di azioni politiche messe in campo da uno Stato, le quali sono volte a garantire la propria sovranità, integrità, sicurezza ed interesse nazionale. Le politiche inerenti alla Sicurezza Nazionale sono solo influenzabili dal colore politico del Governo in carica perché esse sono tese a perseguire gli interessi nazionali vitali per Italia che non sono in alcun modo negoziabili da fazioni politiche.

Ne consegue che la sicurezza sia uno di questi elementi vitali e per questo il Governo ed i suoi organi predisposti, devono garantire politiche adeguate che siano modellate sulle minacce vigenti evidenziate dai sistemi d’intelligence e di analisi. Il flusso migratorio che sta investendo le coste italiane da diversi anni ha messo a dura prova queste misure di sicurezza alimentando un clima di risentimento nei confronti degli organi di pubblica sicurezza ai quali manca un supporto legislativo e materiale del Governo per poter operare in modo più efficace ed efficiente contro terrorismo e criminalità organizzata.

Uno dei principali fattori di rischio riscontrato in Italia è la possibile collusione tra Organizzazioni non governative e i trafficanti di clandestini libici, i quali in un sistema che premia economicamente entrambe le parti, si spartiscono i proventi delle azioni illecite derivate dal trasporto di migranti di diverse nazionali.
Il fine umanitario, deve in questo caso specifico, conciliarsi con la sicurezza della Nazione al fine di prevenire la proliferazione di sacche terroristiche o di resistenza interne al Paese.

La minaccia terroristica è forse una delle più importanti subito dopo quella del crimine organizzato che deriva dal traffico di migranti. Come precedentemente sostenuto in diverse analisi sulle pagine de L’Indro, le barche poco più che galleggianti, riempite con un numero di esseri umani del tutto spropositato difficilmente potrebbe portare elementi davvero importanti delle organizzazioni terroristiche per diversi motivi.
In primo luogo, la traversata del Mediterraneo è pericolosa, naufragi ed incidenti, sono quasi all’ordine del giorno ne deriva che un terrorista inviato in Italia per compiere attentanti oppure per spostarsi in altri Paesi dell’Unione Europea sia fatto arrivare tramite mezzi più sicuri.

Perdere elementi molto tecnici e preparati rischia di essere per le cellule terroristiche un vero e proprio disastro logistico. I centri d’accoglienza sono spesso insicuri ed è facile scappare, soprattutto se si fa già parte di una cellula terroristica radicata nelle vicinanze del sito. Tuttavia è bene specificare che non tutti sono in grado di lasciare questi luoghi senza essere scoperti o cercati, se il terrorista sopravvissuto alla traversata dovesse rimanere bloccato nel centro, il suo ruolo risulterebbe inutile e la sua permanenza oltremodo rischiosa.

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