giovedì, Agosto 6

Il caso Oceanografía scuote il Messico field_506ffb1d3dbe2

0

Pemex messico

Dopo la sua approvazione, avvenuta alle ultime battute della periodo legislativo ordinario 2013, la riforma energetica sta passando per la fase di elaborazione delle leggi secondarie: una fase che, secondo il Segretario per l’Energia, Pedro Joaquín Coldwell, dovrebbe terminare entro la fine di aprile. Nel mentre, però, Pemex rimane al centro dell’attenzione. È infatti attorno all’azienda petrolifera statale, vero oggetto del contendere del dibattito sulla riforma energetica, che gira il caso Oceanografía, probabilmente uno dei maggiori scandali finanziari mai vissuti dal Messico. Questo non tanto per le quantità di denaro circolanti all’interno del sistema di malversazione protrattosi nell’arco di un decennio, quanto per l’estensione settoriale della stessa vicenda, che giunge a toccare non solo e non tanto l’ambito petrolifero, bensì anche uno dei maggiori istituti bancari del Paese e, soprattutto, i vertici politici che hanno governato quest’ultimo nel corso delle ultime tre Presidenze.

Partiamo, però, proprio da Pemex. È nell’orbita dell’azienda petrolifera pubblica che Oceanografía S.A. ha ottenuto, dal 2003 all’anno scorso, un totale di 112 contratti, di cui 19 attualmente in vigore. Oceanografía S.A. de C.V. (società anonima a capitale variabile) è infatti l’«impresa messicana leader nei servizi in mare aperto nel Golfo del Messico per l’industria petrolifera», come informa il suo sito web, in cui si legge anche che tali servizi consistono in «servizi integrati di ingegneria geofisica marina, immersione in saturazione, operatività di veicoli sommergibili attraverso controllo remoto, mantenimento di strutture marittime e costruzione di condotti sottomarini». Con questi stessi servizi, Oceanografía rappresenta quasi un dipartimento di Pemex, dalla quale ottiene il 97% delle proprie entrate, soprattutto attraverso la cooperazione con Pemex Exploración y Producción (PEP). In termini finanziari, si tratta di contratti per un valore di quasi cinquanta miliardi di pesos (l’equivalente di circa 2,73 miliardi di euro) in due lustri. Ma i cui requisiti, secondo le indagini della Segreteria della Pubblica Amministrazione (SFP), non sarebbero stati soddisfatti dal loro aggiudicatario. La Procura Generale della Repubblica, guidata da Jesús Murillo Karam, sospetta infatti una frode di Oceanografía ai danni di Pemex e, per questo, l’11 febbraio ha deciso di inabilitare per 21 mesi e 12 giorni la società. Il 28 febbraio, la sua amministrazione veniva affidata al Sistema di Amministrazione ed Alienazione dei Beni (SAE) per l’intera durata delle indagini.

Anello di congiunzione fra le due decisioni, la revisione dei conti operata da Citigroup insieme a Pemex riguardo all’esposizione di Oceanografía: attraverso Banamex, il secondo istituto bancario più grande del Paese, la corporation statunitense aveva infatti aperto un credito a breve termine all’impresa controllata da Amado Yáñez: 585 milioni di dollari sulla base di documentazione relativa ai rapporti con Pemex. Sennonché, il 20 febbraio appariva chiaro come solo 181 milioni di dollari erano debitamente rendicontati, mentre i restanti 400 sarebbero stati ottenuti con documentazione fraudolenta, ragion per cui Banamex e Pemex hanno presentato una denuncia penale. Proprio sulla sollecitudine di Banamex nell’informare le autorità si basano le affermazioni rilasciate a ‘L’Indro’ da Jaime González Aguadé, Presidente della Commissione Nazionale Bancaria e Finanziaria (CNBV). Alla domanda se questa rilevante irregolarità possa sollevare dubbi sulla trasparenza del sistema bancario messicano, González ha infatti risposto: “il Sistema Finanziario Messicano si mantiene solido e stabile. In quanto alla frode ai danni di Banamex, bisogna ricordare e sottolineare che Banamex è stata la prima ad informare la CNBV e le altre autorità sulla presunta frode. Ebbene, pur essendo quello della frode un ammontare molto rilevante, anche per l’impatto nelle entrate e negli utili della banca, si tratta di una banca molto grande, molto ben diversificata e, perciò, può assorbire questa entrata inferiore e continuare le sue operazioni come fatto sino ad ora, senza problemi di sostenibilità per il futuro. Vi sarà una diminuzione del suo Indice di Capitalizzazione proprio perciò: per assorbire perdite che non erano previste, ma tutti i suoi indicatori restanti, di solvibilità, di liquidità e di capitalizzazione sono adeguati e Banamex continuerà ad operare normalmente”.

Vero è, però, che il caso si allarga anche territorialmente e Banamex e Citigroup sono già state chiamate a comparire davanti alle autorità statunitensi per «politiche, procedimenti ed attività relative al rispetto della Legge sul Segreto Bancario e delle norme contro il riciclaggio di denaro secondo le leggi federali e le normative bancarie». Avendo ‘L’Indro’ informato in precedenza su progetti di cooperazione fra Messico e Stati Uniti in relazione al riciclaggio di denaro – che, in questo caso, riguarderebbero appunto la somma non rendicontata del caso Oceanografía – abbiamo chiesto al Presidente González se siano in corso azioni congiunte fra le autorità dei due Paesi, ottenendo per risposta che “c’è sempre un coordinamento molto buono tra le autorità nordamericane e la CNBV, il che permette l’omologazione dei criteri di operazione e di rapporto delle attività insolite. Tuttavia, nel caso Banamex-Oceanográfica [sic], ancora non abbiamo avuto nessuna richiesta di informazioni”.

Ma le informazioni andranno ottenute anche dai politici coinvolti nella vicenda. E, al momento, ciò sembra tutt’altro che facile, soprattutto perché i partiti coinvolti sono anche quelli maggiormente rappresentati all’Assemblea Nazionale. Non è un caso che, di fronte alla richiesta da parte della Giunta di Coordinamento Politico della Camera dei Deputati perché il direttore di Pemex, Emilio Lozoya, informasse i legislatori sull’operato della compagnia, i due partiti ad opporre un rifiuto siano stati il Partido Acción Nacional (PAN) ed il Partido  Revolucionario Institucional (PRI), ossia i partiti delle ultime tre presidenze. D’altronde, è ormai noto alla stampa nazionale che a fare da mediatori fra Oceanográfia e Pemex, a partire dalla Presidenza di Vicente Fox (2000-2006), siano stati i fratelli Jorge e Manuel Bribiesca Sahagún, figli di Marta Sahagún, sposa di Fox dal 2001. Secondo le dichiarazioni di Jesús González Schmal, Presidente della commissione parlamentare, i due fratelli (insieme allo zio Guillermo Sahagún Jiménez) avrebbero ‘catapultato’ «l’impresa Oceanografía attraverso una rete di delinquenza organizzata alla quale parteciparono i familiari di quel Presidente della Repubblica», il quale, a sua volta, avrebbe coperto durante il suo mandato la disinvolta gestione di contratti favorevoli a Oceanografía, per un valore di 5,9 miliardi di pesos. Le agevolazioni politiche sarebbero poi continuate durante il sessennio di Felipe Calderón, quando la richiesta di una commissione parlamentare di «seguire le tracce del denaro» dei fratelli Bribiesca fu respinta dalla Segreteria dell’Industria, allora guidata dall’attuale Governatore della Banca del Messico, Agustín Carstens. Infine, come anticipato, il sistema si sarebbe perpetuato anche sotto un Governo di diverso colore, quello priista di Enrique Peña Nieto: documenti presentati dal partito Movimiento Ciudadano dimostrerebbero «l’intenzione di eliminare tutti i competitori e lasciare due imprese privilegiate del sessennio [Sepec Well Services S.A. de C.V. e Petrodata Services S.A. de C.V., entrambe legate a Oceanografía, ndr], due imprese che agiranno in modo determinante, due imprese che agiranno in maniera preponderante in tutti gli appalti di Pemex».

Come ci informa il Presidente González, l’indagine “ancora non è conclusa. La CNBV, nell’ambito delle sue facoltà, ha iniziato un processo di supervisione, che consiste in una visita di ispezione all’interno di Banamex, per sapere come è stato autorizzato il credito, chi sono i responsabili, se sono stati applicati i regolamenti emessi dalla CNBV e se sono stati seguiti i processi operativi della stessa banca, e così determinare se hanno avuto luogo reati finanziari, tanto della banca quanto dell’impresa che ha emesso le fatture». Intanto, però, la Segreteria dell’Industria dovrà farsi carico dei quasi ottomila lavoratori di Oceanografía, che, a causa della malversazione dei loro padroni, rischiano di rimanere senza stipendio. Sabato, fortunatamente, è stato annunciato il pagamento degli stipendi a partire da domani. Va tuttavia ricordato che, in caso contrario, i lavoratori avevano annunciato di voler bloccare l’accesso alla zona industriale del porto di Ciudad del Carmen, sede della loro impresa. Il proprietario, Amado Yáñez, è invece formalmente ricercato dalla Procura Generale della Repubblica.

Rimane invece da scoprire quanto impatto avrà la vicenda sugli sviluppi della riforma energetica: le autorità stanno facendo il possibile per mantenere Pemex ai margini dello scandalo, come ad esempio il Procuratore Murillo Karam, secondo il quale la frode riguarda Banamex e non la compagnia petrolifera. In teoria, un aspetto positivo della controversa riforma sarebbe l’allentamento della presa statale sull’azienda, che potrebbe evitare scandali simili. Ma il fatto che la stessa riforma sia stata sostenuta da chi, apparentemente, è coinvolto nella vicenda getta una luce tutt’altro che rassicurante sul futuro di Pemex.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore