giovedì, Luglio 18

Il Caporale e il partigiano Franco Varini Nella maggioranza dei casi, gli elettori di Matteo Salvini sono odiatori potenziali a cui il Caporale fornisce il pretesto per sentire riconosciute come normali le loro patologie interiori, incitandoli all’odio. Ma lui e la sua setta cadranno presto nell'oblio

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Cominciamo dal Caporale. Propongo, da ora in poi, di chiamarlo così. Si, perché è questo il suo grado, altro che Capitano. Un banditore, la cui unica competenza è nell’abilità a incolpare gli altri, meccanismo tipico di tutti i mediocri che, lo insegna anche il grande Alfred Adler, non essendo capaci di vincere, perché scarsi, cercano di fare perdere gli altri, in tutti i modi possibili. Squalificano, insultano, disumanizzano. Infine, razionalizzano, cioè nascondono la mano dopo avere tirato il sasso, perché anche un imbecille capirebbe che certe cose sono luride, allora raccontano che vogliono salvare vite. Chiudendo porti e lasciando a bagnomaria donne, vecchi e bambini. Così fa un vero cristiano, come molti di quelli che votano Matteo Salvini e la domenica danno il segno della pace al vicino. Non coi suoi figli, però, perché come tutti i mediocri, possiede un istinto territoriale molto sviluppato, radice e alimento del razzismo che lo pervade. 

In origine quelli da abbassare erano i terroni, addosso ai quali il Caporale, allora soldato semplice, vomitava il proprio fiele, sovrabbondante nelle persone affette da sentimenti di inadeguatezza. Matteo Salvini ne gronda in modo imbarazzante, altrimenti non avrebbe motivo per posare a uomo forzuto. Gli eccessi compensatori devono sempre fare riflettere, una persona risolta non è mai così caricaturale e in genere il tratto che insegue in modo maniacale, l’immagine del duro, parla della carenza dalla quale origina. Fragilità, certezza di essere niente.

Inutile spiegargli che quando i progenitori dei terroni giocavano alla civiltà i suoi nonni avevano ancora la coda. Speriamo il Caporale se ne sia liberato, i milanesi, ai quali indegnamente appartiene, se ne sono disfatti da milioni di anni, per questo non lo sopportano e preferiscono farsi amministrare da contemporanei. 

Il passato non si addice a Milano, guarda avanti, ma quello che esibisce fa intimidire, a cominciare dalle meravigliose basiliche, tuttavia per fare apparire un insetto il caporale mi fermerei al salotto di casa Manzoni, dove Alessandro incontrava l’emiliano Giuseppe Verdi e il veneto Francesco Hayez, che milanesi non erano, come non lo sono la maggior parte di coloro che scelgono il capoluogo meneghino per posare mattoni di civiltà, dopo averne imparato il metodo esistenziale. Pensavano e parlavano da patrioti, in quel salottino di piazza Belgioioso, mentre la versione ottocentesca del Caporale serviva la gazzosa e ringraziava i sciuri. Quello era e dovrebbe essere il suo ruolo nella società.

Ecco, proprio la repulsione di Milano nei confronti di Matteo Salvini (che conosce i bauscia e li considera patetici), rappresenta la prova del nove dell’inadeguatezza del personaggio. Nei Superconessi, mi sono tolto un debito di riconoscenza verso questa città, apponendo una dedica affettuosa. «A Milano, che non ti chiede mai da dove vieni, ma che cosa sai fare, e se non sai fare niente non ti getta via, ti aspetta». 

L’imperfetta Milano è la capitale del sentimento sociale, un ingrediente che, sempre secondo Alfred Adler, misura il grado di normalità di una persona, «il barometro della normalità», così lo chiamava. Milano ne è pregna, per questo è una città civilissima e proiettata nel futuro, mentre Matteo Salvini e il sentimento sociale non si conoscono, se si incontrassero la loro relazione durerebbe un lampo

Caporale, durante la Prima Guerra Mondiale, fu anche Adolf Hitler, uno sfigato uscito a pezzi dal conflitto, persino con una ferita, ma che invece di interrogarsi sulle responsabilità del proprio Paese si mise a cercare colpevoli nello spazio profondo, così saltarono fuori gli ebrei. I tedeschi, arrabbiati dopo i terribili accordi di pace che li misero all’angolo, staccarono il cervello e persero tutto.  

Comunque, un merito al Caporale italiano dobbiamo riconoscerlo: essere riuscito a tirare fuori dai connazionali quello che sono veramente, senza bisogno di spendere migliaia di euro in costosi seminari motivazionali. Americanate, al cospetto dell’efficacia del metodo praticato con profitto dal Caporale, che a duemila anni di distanza riesce anche a spiegare in maniera mirabile come mai Gesù di Nazaret è stato crocifisso dalla sua stessa gente

Matteo Salvini, con la complicità di pericolosi bulli, virtuali e tridimensionali, richiama alla vita Giuda Iscariota, lo tira giù dall’albero dev’era appeso e lo colloca su un piedistallo, davanti al quale folle osannanti di sedicenti religiosi sono propense a credere che Gesù Cristo fosse un povero illuso, anzi un cretino, e che la fratellanza sia un crimine da punire.

Persone infelici, che non sopportano di essere ciò che sono, anime sopraffatte dalla propria desolazione interiore. Orribili mondi desertificati dove c’è posto soltanto per loro stessi, per l’odio e per la vendetta verso tutto ciò che vive, ma non per il coraggio, perché agiscono solo da dietro schermi protettivi o in branco. Questi sono, nella maggioranza dei casi, gli elettori di Matteo Salvini, odiatori potenziali a cui il Caporale fornisce il pretesto per sentire riconosciute come normali le loro patologie interiori, incitandoli all’odio, scagliandoli come aguzzini contro i propri stessi fratelli, ma nello stesso condannandoli ad una sconfitta senza appello.  I loro belati contro il mondo e contro la dignità della persona saranno silenziati dalla macchina della storia, che procede in direzione contraria, allontanandoci da quella condizione di specie assassina, nella quale il Caporale e la setta agglomeratasi intorno a lui vorrebbero mantenerci, nella disperata speranza di essere ricordati. Ma cadranno presto nell’oblio.

Chi invece sarà ricordato è il partigiano Franco Varini, morto poche ore fa a 93 anni, fu catturato e torturato nel luglio del 1944 dalle SS tedesche, quindi internato. Lui certamente ci mancherà, perché è a quelli come Franco che dobbiamo il privilegio di abitare un paese libero ed è sempre a persone come lui che dobbiamo l’educazione civica che ci rende certi delle nostre ragioni, le stesse della parte più evoluta del genere umano.

 

Ps. Matteo Salvini definisce la Capitana Carola una «viziata comunista». Un’autorità pedagogica come lui dovrebbe sapere bene che i lineamenti della personalità sono il riflesso anche del modo in cui siamo stati allevati, quindi se un’ex bambina viziata salva vite e lui le mette in balia degli elementi, qualcosa deve pure significare.

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