giovedì, Gennaio 23

Il Cairo, voglia di normalità

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Il Cairo – Un sottile manto di smog misto a polvere avvolge le strade de Il Cairo. L’aria è già molto calda nonostante sia appena iniziato marzo. Lungo gli affollati e caotici viali che passano per Piazza Talat Harb, zona centrale della città, macchine e taxi sfrecciano a gran velocità. Intanto sui marciapiedi sostano i commercianti, che non si lasciano sfuggire i pochi turisti di passaggio invitandoli ad entrare nei loro shop. Pochi metri ancora e si arriva in Piazza Tahrir. Il trambusto causato da un maxi ingorgo di macchine che suonano con insistenza e persone che si lanciano in strada in tutta fretta per arrivare dall’altro lato senza badare troppo ai semafori, non mi permette inizialmente di realizzare dove sono. Ma non ci vorrà molto.

Dopo aver attraversato la strada passando insieme agli altri tra le macchine ferme in coda, alla mia sinistra il disegno su di un muro raffigurante un bambino con gli occhi rossi intento a mangiare un pezzo di pane, attira la mia attenzione. E’ lì che inizia via Muhammad Mahmoud, la strada nei pressi di Piazza Tahrir in cui gli street artists hanno raccontato attraverso meravigliosi graffiti i giorni della rivoluzione del 2011. Purtroppo, dopo il colpo di stato di Abdel Fatah Al-Sisi molti disegni furono cancellati e oggi non restano che poche immagini sulle pareti esterne dell’Università Americana del Cairo.

Mi piacerebbe scattare una foto in piazza Tahrir, ma preferisco non farlo seguendo il consiglio di alcuni giornalisti più esperti di me che mi hanno messa in guardia prima di partire dai poliziotti in borghese. Trascinata dal caos che mi circonda finisco in uno dei moltissimi negozi di profumi lì vicino. Il commerciante cerca di vendermi i suoi prodotti mentre mi offre del thé: “Prova questa fragranza, puoi comprare anche la boccetta più piccola” mi dice con insistenza. Resisto dal lasciarmi convincere, ma anche lui non demorde. “Sai non ci sono più molti turisti come una volta?” mi spiega mentre conversiamo.

Nel negozio conosco il fratello del proprietario, Mamndouh un ragazzo della mia età, che lavora in un altro shop poco distante da lì, dove vende papiri raffiguranti piramidi, faraoni, scritte geroglifiche, e ogni altro simbolo legato all’antico Egitto. Con lui mi intrattengo a parlare un po’ di più: “Prima della rivoluzione del 2011 c’erano moltissimi turisti in città, poi abbiamo passato un periodo davvero difficile. Ora molto lentamente gli affari dovrebbero andare meglio, Inshalla”.

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