mercoledì, Agosto 21

Il Brasile che odia ambientalisti e indios Il Paese dei mondiali di calcio 2014: 448 attivisti dell'ambiente uccisi dal 2002 al 2012 e i Guarani sotto il fuoco dei grandi proprietari terrieri

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Il Brasile -quello dei mondiali di calcio 2014non è un Paese né per ambientalisti né per indios. Il Brasile è il Paese più pericoloso per quanti difendono le risorse naturali, tra il 2002 e il 2013 sono stati uccisi 448 persone impegnate nella difesa dell’ambiente. A denunciarlo è il rapporto ‘Deadly Environment di Global Witness.
Tra il 2002 e il 2013 è notevolmente aumentato il numero di persone uccise durante la protezione dell’ambiente e il diritto alla terra, in questo periodo 908 persone sono morte -in 35 Paesi-, e che le cause principali sono state le controversie attinenti al disboscamento industriale, minerario e ai diritti fondiari. Le regioni più colpite sono state l’America Latina e Asia –Pacifico, con il Brasile, appunto, in testa. Negli ultimi quattro anni il tasso di mortalità è aumentato ad una media di due attivisti settimana.   Il 2012 è stato l’anno peggiore, sono stati commessi 147 omicidi, ovvero il triplo di quelli commessi nel 2002. L’impunità, prosegue il rapporto, è molto diffusa: tra il 2002 e il 2013 sono state condannate solo 10 persone, ovvero poco più dell’1% degli omicidi ha avuto giustizia. Il Brasile è seguito da Honduras e Perù con 58 uccisioni; in Asia il primato spetta alle Filippine, con 67 decessi, seguito dalla Thailandia, con 16. Oltre l’80% delle uccisioni sono avvenute in America centrale e America Latina.

In Brasile, alla base degli omicidi vi sono le dispute sulla terra e per la registrazione industriale. Molti di quanti ricevono minacce e di coloro che poi vengono uccisi, secondo quanto emerge dal rapporto, sono persone comuni che si oppongono al land grabbing, a operazioni minerarie e al commercio del legname.

Mentre venivano diffusi questi dati, Survival, l’organizzazione mondiale dedita alla difesa dei diritti dei popoli indigeni di tutto il mondo, diffondeva un video, realizzato da un membro della comunità di Pyelito Kuê, nel quale si vedono i sicari che passano in pieno giorno vicino alla comunità Guarani e sparano colpi nella loro direzione. Eccolo.
Anche in questo caso, alla base c’è la terra, ovvero la sua contesa. Il mese scorso i Guarani di Pyelito Kuê erano riusciti a ritornare in una piccola parte della loro terra ancestrale sfrattando l’allevatore che se ne era impossessato e impediva l’accesso alle loro case. Da quando gli indiani hanno rioccupato il territorio, però, i sicari continuano a minacciarli: li circondano, sparano colpi nella loro direzione e impediscono agli operatori sanitari di visitare la comunità. Nell’ultimo attacco una donna è stata ferita e molti altri sono stati costretti a scappare.

 

Di recente la Polizia brasiliana ha chiuso la Gaspem, una famigerata agenzia di sicurezza accusata di aver ucciso almeno due leader Guarani e di aver attaccato centinaia di altre persone. Molte altre compagnie simili, però, rimangono attive ancora oggi e alcuni politici brasiliani membri della potente lobby anti-indigeni hanno incoraggiato gli allevatori a sfrattare gli Indiani dalle loro terre.

Migliaia di Indiani in tutto il Brasile hanno protestato contro la proposta di un emendamento costituzionale che darebbe voce in capitolo al Congresso brasiliano  -influenzato pesantemente dalla lobby agricola anti-indigena- nella demarcazione delle terre indigene. La scorsa settimana le ONG brasiliane, tra cui anche alcune organizzazioni indigene, hanno pubblicato una lettera in cui chiedono al Governo di non modificare il sistema di demarcazione, e concentrarsi invece sulla mappatura e sulla protezione dei territori indigeni secondo quanto riconosciuto dalla Costituzione.

Questo video, ha detto la Direzione di Survival, «offre un breve sguardo su quello che i Guarani sopportano da mesi: molestie, intimidazioni e a volte persino assassini; tutto perché cercano di vivere in pace in piccoli frammenti di quello che un tempo era il loro territorio. È troppo chiedere alle autorità brasiliane, considerati i miliardi che stanno spendendo per la Coppa del Mondo, di risolvere questo problema una volta per tutte invece di lasciar vivere gli Indiani in questa disperata situazione?»

 

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