domenica, Novembre 17

Il ‘boccone’ indigesto di Veneto Banca

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Il centro. Scattano le manette per l’ex amministratore delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli. Un caso destinato a non concludersi con la giornata di oggi e che mette in crisi i fragili equilibri dell’istituto di credito. Nel cerchio. Le discusse nomine dei direttori dei Tg Rai, il ricordo di Bologna e il dibattito infinito della ‘Monnezzopoli’ romana.

Banchieri, manette e sequestri

Un fulmine a ciel sereno, ma i visti guai in cui versava la filiale ben poco inaspettato, quello che travolto questa mattina Veneto Banca. Gli uomini della Guardia di Finanza su ordine della procura di Roma hanno sequestrato somme considerevoli a personaggi vincolati alla filiale e messo agli arresti domiciliari l’ex amministratore delegato, Vincenzo Consoli. L’uomo, a cui sono stati confiscati 1,8 milioni di euro, è accusato di aggiotaggio ed ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, azioni che, secondo gli inquirenti, avrebbe compiuto tra il 2013 ed il 2014. L’arresto, attuato come misura preventiva, fa tremare gli attuali vertici dell’istituto di credito che rimangono allibiti e confusi «Ho appreso la notizia dell’arresto dell’ex amministratore delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli, e sono meravigliato per la tempistica» ha commentato Giovanni Schiavon, fondatore dell’Associazione degli azionisti di Veneto Banca, ex presidente del Tribunale di Treviso ed attuale vice presidente dell’istituto di Montebelluna, proseguendo «Arrestare una persona in via preventiva è sempre grave ma farlo dopo un anno, quando evidentemente non c’è più pericolo di fuga, di inquinamento delle prove o di reiterazione del reato, è qualcosa che non capisco». Una perplessità quella di Schiavon che si acuisce ancora di più quando punta il dito sulla concorrente Banca Popolare di Vicenza, la cui indagine non è gestita dalla procura romana, ma dalla locale vicentina e alla quale non è stato riservato il medesimo trattamento per gli ex dirigenti.

Rai: gente che viene, gente che va

Restano ancora solo nell’aria, ma le nomine dei nuovi direttori dei telegiornali Rai sembrano essere giunte al vaglio definitivo. Secondo alcune fonti interne al servizio pubblico di viale Mazzini, ad uscire di scena sarebbero Bianca Berlinguer, sostituita alla guida del ‘Tg3’ da Luca Mazza, e Marcello Masi, che lascerà il ‘Tg2‘ alla collega Ida Colucci. Ben saldi alle loro ‘poltrone’ rimangono Mario Orfeo, al ‘Tg1‘, e Vincenzo Morgante per ‘TGR‘. Nella nebulosa permane ‘Rai Parlamento‘ dove si vocifera il nome della corrispondente dal Berlino, Nicoletta Manzione. Come molti si aspettavano i neo eletti non piacciono ad alcuni degli esponenti di spicco della politica italiana, primo fra tutti Angelino Alfano che preme affinché Carlo Dall’Orto e colleghi facciano un passo indietro sulle loro decisioni. Stesso sentimento spinge anche Fabio Rampelli di Fratelli d’Italia ad intervenire sulla rimozione della Berlinguer sostenendo «la sostituzione di Bianca Berlinguer solo perchè non allineata ai diktat del premier, costituiscono l’ennesimo colpo al pluralismo». Entrambi i soggetti coinvolti però non si lasciano andare a coinvolgimenti politici dato che, secondo alcune indiscrezioni, per la Berlinguer sarebbe pronta una conduzione e a Masi sarebbe stato designato come possibile vice di Carlo Verdelli, direttore dell’offerta informativa Rai.

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