domenica, Dicembre 15

Il ‘bel Paese’ degli ipocriti: caso Saraceni docet Dai politici ai cittadini l’ipocrisia, spesso per ignoranza, la fa da padrona. Immaginare di togliere quel diritto ad una persona, perché è stata terrorista, è una violazione dei principi più elementari di uno Stato di diritto

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A costo di apparire ripetitivo e ‘fissato’, ancora una volta il tema, indiretto, di queste righe è: l’ipocrisia. Dal suicidio assistito al caso di Federica Saraceni, passando per il contante in riferimento alla lotta all’evasione, tutto si tiene in nome dell’ipocrisia. L’ipocrisia dominante e irrefrenabile che domina il nostro Paese al livello dei nostri politici, ma spesso anche dei cittadini, che da quella ipocrisia dei politici, sono spesso indotti -sì, proprio così, indotti- a pensare cattiverie e a desiderarle, senza avere la necessaria prospettiva per valutare.

Molti di quelli -cittadini- che pensano cattiverie, poi, interpellati direttamente, messi di fronte ai fatti, riconoscono che la loro ipocrisia era tale, dettata da mancata conoscenza dei problemi e mancato approfondimento degli stessi. Altri, beninteso, non ci ripensano per nulla o, peggio, negano l’evidenza di ciò che dicono e le vogliono realmente, anche se come gli altri, non ne sanno spiegare bene le ragioni.
Quest’ultimo è il caso di quella signora che non affitta la casa ai terroni, ma poi dice che era ‘esasperata’ o che so io, e insomma dice che lei con i terroni non ce l’ha. E del resto, chi ce l’ha con i terroni e con gli stranieri (a costo di farmi ‘ridere appresso’, io continuerò a chiamare i non italiani ‘stranieri’, il termine sprezzante ‘migranti’ lo lascio ad altri) poi si trova di fronte a Vittorio Feltri che si lamenta che il Governo sia in prevalenza fatto da terroni. Il che magari forse è vero (francamente non faccio statistiche), ma nel senso che ci sono molti meridionali, i ‘terroni’ se li tenga Feltri.
E dunque, l’ipocrisia imperante.

Leggo un articolo breve e anche bello di Carlo Rovelli sul suicidio assistito. Per favore, ‘suicidio assistito’, noneutanasia’, questa è un’altra cosa, questa sì disgustosa, largamente praticata da altri (ad esempio i tedeschi a suo tempo) ma che con il suicidio assistito non ha nulla a che vedere. E non mettiamoci di mezzo, il caso Englaro, che, di nuovo, è tutt’altra cosa. Qui si tratta del fatto che una persona pensante, lucida, cosciente di sé, di fronte ad una sopravvivenza, che potrebbe durare indefinitamente, di tipo vegetale, decida coscientemente di mettere fine alla propria, ripeto propria, vita.
Ho sentito molti dire che la vita essendo un ‘dono’ di Dio, non è nella disponibilità di chi ha ricevuto il dono, che è come dire che se io regalo a mia moglie un gioiello, quella non se lo può vendere o regalarlo alla figlia. Magari non è molto cortese, è di cattivo gusto, ma nessuno può negare questo diritto. Gli argomenti per negare questo diritto, dal punto di vista cristiano, sono ben altri e ben più seri e quindi lasciamo perdere i doni.
Ma non lasciamo perdere l’ipocrisia. Perché, torno a Rovelli, la tesi di Rovelli (e di molti medici italiani, purtroppo) è che, visto che il compito del medico è salvare le vite, dare la morte non gli si addice. E fin qui potrei anche capire il punto, non accettarlo, perché l’assunto è sbagliato: non si tratterebbe di togliere una ‘vita’, perché quella non è vita, come affermano quelli che desiderano porvi fine. Non voglio entrare in questo dibattito tra il filosofico e l’autoritario, ma solo nella proposta sconvolgente di Rovelli e di certi ‘medici’. Rovelli: permettiamo una sorta di obiezione di coscienza; i medici: incaricate un funzionario di decidere e magari di farlo, una sorta di boia!

Confesso, sono interdetto.
Potrei citare il caso dell’aborto, che in pratica non viene praticato negli ospedali perché i medici fanno ‘obiezione di coscienza’, che è diventato un modo subdolo per impedire nei fatti l’esercizio di un diritto. Eh sì, perché si tratta di un diritto e lo Stato deve garantire i diritti a tutti, e siccome lo Stato è una entità astratta, lo fa attraverso i suoi funzionari, e i medici lo sono. Quindi immaginare una obiezione di coscienza (quanti ginecologi fanno ‘obiezione’ e poi praticano l’aborto nelle cliniche private?) è una cosa assurda, anche perché tutti sappiamo benissimo quali azioni subdole verrebbero messe in moto per ottenere che il suicidio assistito non venga praticato.

Beninteso che qualcuno abbia delle remore morali a praticarlo è comprensibile perfettamente, che la Chiesa e i suoi ministri si affannino a dire di non farlo va altrettanto bene, ma non in modo subdolo, non facendo capire al medico che lo fa che potrebbe averne dei danni di carriera o altro. Questo sarebbe l’unico, deleterio risultato di una cosa del genere.

Ma l’ipocrisia la fa da padrona.
Tra le voci che giravano sulla ‘manovra economica’ c’era quella per cui si pensava di ridurre la circolazione dei contanti permettendo di usarne solo pochissimi, e favorendo così i mezzi di pagamento trasparenti. Io stesso l’ho proposto ripetutamente.
Alcuni, molti, hanno iniziato a far notare l’inutilità di una cosa del genere, perché non avrebbe effetti, ci sono altri più sofisticati mezzi per combattere l’evasione, tanto più che in Germania di contante ne circola quanto se ne vuole e l’evasione fiscale è minima. Già, vero, appunto, ma: da noi il contante viene usato per non pagare le tasse, questo è un dato di fatto, e, certo, viene usato da persone votanti e di un certo ceto per lo più (si dice, io non credo, ma lasciamo correre), ma è un dato di fatto che -a prescindere da tutte le regole in materia fiscale che si possono fare e a prescindere dalle azioni mirabili che si possono mettere in opera- è certo che finché io potrò pagare l’idraulico, il medico, il mediatore di un acquisto di casa, il pusher e il venditore di yacht in contanti o con mezzi analoghi, sarà più facile l’evasione. Questo è il punto.

Se si vuole realmente combattere l’evasione questo è un passo semplice, rapido e indolore, adottabile in dieci minuti, il resto è più complesso … poi quando saremo diventati tutti dei pagatori compulsivi delle tasse, permetteremo ad ogni cittadino di stamparsi la sua carta moneta, così faremo felice anche Borghi. Una volta si diceva che l’occasione fa l’uomo ladro, beh, togliamogliela questa occasione, no? Almeno questa!
Ma l’ipocrisia alligna nel nostro Paese sempre a tutti i livelli, al punto che certe volte, non ci si rende conto di … non essere ipocriti.

Una signora di nome Federica Saraceni ha fatto per un certo tempo la terrorista, è stata arrestata e condannata e oggi, come ogni detenuto nel rispetto della legge, è agli arresti domiciliari e da un po’ riceve il famigerato reddito di cittadinanza -famigerato perché chi ha letto qualche altro mio articolo sa che io ne penso tutto il male possibile. È un suo diritto: i diritti li hanno tutti, terroristi inclusi, in nome del principio di non discriminazione, che vale per i terroristi, per gli stranieri, ecc.
Immaginare di togliere quel diritto ad una persona, perché è stata terrorista, è una violazione dei principi più elementari di uno Stato di diritto. Se ne ha diritto deve averlo, specie se si sorride -letteralmente si sorride- quando al super Nocchiero del Missipipì, il prof. non so cosa, che parla con un accento lievemente alla Friedman, per intenderci, viene mostrato il filmato del solito napoletano che prende il reddito e lavora in nero: eh sì, Feltri ha i terroni, altri se devono fare vedere qualcosa di male, dove vanno? … a Napoli! Grazie per l’equità e la … ipocrisia. Comunque quel terrone lavora in nero perché c’è chi può pagarlo, magari pochissimo, ma in contanti, ma anche perché la cosa è organizzata male, ha fini propagandistici e basta. Ma cosa ci sia da sorridere mi sfugge.

Specie se, contemporaneamente si vede che il reddito è organizzato in modo tale che, guarda un po’, gli stranieri non riescono ad ottenerlo, perché gli si chiedono degli adempimenti tali che non possono farli: se sei straniero ti chiediamo documenti impossibili, se sei italiano basta che non fai vedere che lavori in nero, se sei terrorista ci scandalizziamo.
Ma in nome dell’ipocrisia non diciamo una parola.

Al punto che una ragazzina di nome Alessia Korotkova, è impegolata in un tale marasma di burocrazia che non riesce ad avere la cittadinanza italiana, che le spetta, pur essendo una campionessa … italiana di uno sport che non ricordo.
Bene. Se poi domani, il Malagò di turno o qualcun altro, col cuore esulcerato (perché l’Italia rischia di non avere certi successi, solo per quello ovviamente) troverà il modo di facilitare alla Alessia l’ottenimento della cittadinanza, a lei e basta, come si chiamerà questa cosa se non ipocrisia? Beh, certo, anche cretineria.
Ci chiamiamo ‘il bel Paese’, ma ne siete proprio sicuri?

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.