sabato, Dicembre 14

'Il bambino inquinato': la nostra immagine peggiore field_506ffbaa4a8d4

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Gli uomini che cambiano l’ambiente cambiano se stessi e questo è un circolo vizioso che abbiamo imparato a nostre spese, soltanto negli ultimi anni.
Sappiamo che i cambiamenti che apportiamo all’ambiente inquinano, che se inquiniamo ci ammaliamo. Sappiamo cause, effetti e conseguenze delle nostre malattie, eppure saperlo non basta per capire che i cambiamenti non fanno sconti e che, in verità, a cambiare siamo proprio noi.
La realtà ci ritrae mentre facciamo a pezzi l’ambiente come fosse uno specchio, dinanzi al quale, poicontempliamo sorpresi e disgustati noi stessi, in un’immagine riflessa ammalata di cui lo specchio non ha colpa, perché siamo stati noi a romperlo.
Eppure, di riparare lo specchio non se ne parla. Ci agghindiamo, ci sistemiamo un po’, magari tutto si sistema.
A un certo punto, mettere insieme i cocci diventa difficile e parlarne non basta, perché i cocci rimangono cocci e le immagini riflesse, seppure truccate e agghindate, rimangono distorte e imbruttite, malate di una malattia che è figlia del nostro tempo e che non serve maledire, giacché non chiede condanna ma guarigione.

E quando ad esserne afflitti sono i bambini, diventa insopportabilmente lampante l’insofferenza e la perversione della vita umana, che si arreca da sola le sue malattie, che si contorce nell’ironia del suo egoismo.
Il bambino inquinato, insomma, è l‘immagine peggiore che lo specchio che abbiamo rotto ci rimanda con la stessa crudeltà che noi gli abbiamo riservato quando lo abbiamo preso a martellate.
E ‘Il bambino inquinato‘ è il tema del Convegno, organizzato da Emergenza Sorrisi, Istituto Italiano Della Donazione e Associazione Medici per l’Ambiente Isde Italia, che avrà luogo il 19 Maggio, presso la Camera dei Deputati, col fine di mostrare i dati sanitari e le possibilità di prevenzione primaria, in un Paese, come il nostro, che non informa e non è informato.
Il bambino inquinato è l’emergenza dei giorni nostri, la necessità di puntare i riflettori sull’immagine peggiore di noi stessi, che noi stessi abbiamo prodotto. Allora, abbiamo chiesto a Ernesto Burgio, Presidente del comitato scientifico di Isde Italia e pediatra dell’Isde della sezione di Palermo, la situazione sanitaria che riguarda i bambini di oggi, quali i rischi e i pericoli a cui sono esposti, quali le forme di tutela più efficaci. Ma, soprattutto, gli abbiamo chiesto se è possibile, mettere insieme i cocci di questo specchio inclemente. Se è possibile ottenere un’immagine migliore di noi stessi.

 

Quali sono i problemi sanitari più comuni nel feto durante la gestazione, riconducibili ai fattori ambientali e all’inquinamento?
Il feto è un organismo che si sta programmando per tutta la vita e tutte le interferenze ambientali, positive e negative, marcano il DNA del feto. Quelle positive, dunque, le informazioni corrette, permettono di programmarsi in modo funzionale per la vita. Le sostanze inquinanti ‘sprogrammano’ il feto. Allora, le malattie croniche aumentano: l’obesità, il diabete secondo, i tumori infantili, i disturbi del neurosviluppo, le allergie, in buona parte, potremmo collegarle al modo in cui il DNA del feto viene informato. Se l’ambiente informa il DNA del feto in modo scorretto, questo si programma in modo sbagliato e sviluppa delle ‘epidemie’. Le sostanze più pericolose sono i pesticidi, presenti in tutte le catene alimentari, dalle carni alla frutta e alla verdura, essenziali per la vita. Seguono i metalli pesanti, presenti nelle grandi città. Poi ci sono i cosiddetti ‘interferenti endocrini’, cioè sostanze che interferiscono nell’adulto sul sistema endocrino, e nel feto agiscono ‘sprogrammandolo’.

 

E, quindi, i problemi più comuni tra i bambini dopo la nascita sono gli stessi che accomunano il feto?
Se l’età fetale è quella più fragile, subito dopo viene l’età post-natale, durante la quale i tessuti e gli organi si stanno organizzando, soprattutto il sistema nervoso centrale. È in questa fase della vita, che tutte le sostanze inquinanti danneggiano la programmazione del cervello. Ecco perché, molto probabilmente, aumenta l’autismo e le malattie neuropsichiche. Oggi non possiamo parlare di inquinamento come se ne parlava anni fa: oggi l’inquinamento è un fattore fondamentale per la costruzione più o meno alterata del nostro organismo.

 

Dunque, che relazione c’è tra i problemi che si sviluppano nel feto e quelli che si sviluppano dopo la nascita?
Più è precoce l’esposizione delle sostanze inquinanti, più questa è pericolosa e incisiva per tutta la vita. Magari per anni non viene fuori nessun problema. Poi all’età di dieci anni, i bambini si ammalano. Il danno si verifica prima, anche se l’effetto di manifesta dopo. Più si cresce , meno si rischia perché l’organismo è più stabile. Dunque, più si è piccoli, più si è fragili e più si rischia. Tra l’età infantile e quella adulta, c’è un rapporto di progressiva diminuzione della pericolosità dell’inquinamento.

 
In cosa è cambiato drasticamente e strutturalmente il nostro ambiente negli ultimi anni e come ha stimolato la diffusione di determinati problemi di salute?
Nel giro di trent’anni sono state prodotte e disseminate nell’atmosfera, nell’acqua e nelle catene alimentari, più di centomila di molecole artificiali. Poi ci sono tutte le molecole che sono prodotte dai motori a scoppio, che formano sostanze tossiche direttamente a contatto con la membrana del cervello. C’è una sinergia tra inquinanti chimici e quelli fisici, e i soggetti che si espongono precocemente agli inquinanti corrono un grosso rischio per la salute. Parliamo, per esempio, di tutti quei bambini che sono a stretto contatto col cellulare già da piccolissimi.

 

Le problematiche di oggi, sono diverse rispetto a quelle degli anni precedenti? Cioè, sono tipiche del nostro presente?
Negli ultimi trent’anni abbiamo letteralmente cambiato la composizione dell’aria che respiriamo e di tutto quello che è attorno a noi. È cambiato tutto, quindi le problematiche di oggi sono strettamente connesse con la nostra epoca.

 

Che ruolo ha la predisposizione genetica nello sviluppo dei problemi di salute?
La predisposizione genetica ha un ruolo minore rispetto a ciò che si pensava prima. Anni fa si pensava che tutto fosse scritto nel DNA, mentre oggi, grazie alle tecnologie adeguate, sappiamo che più del DNA, che è un insieme di potenzialità, incide ciò che disturba queste potenzialità. Quest’idea è alla base dell’epigenetica, uno studio che sta emergendo con grande rilievo da circa dieci anni. Non è tanto il DNA che conta, quanto le marcature negative del DNA, prodotte dallo stress iniziale che può essere l’inquinamento e lo stress materno-fetale, in grado di marcare questa sorta di software del DNA.

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