giovedì, Ottobre 17

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finanziaria economia

I Campionati Mondiali di Calcio sono terminati solo qualche giorno fa. Le partite della Nazionale italiana hanno trasformato, come da tradizione, tutti gli italiani in commissari tecnici ed esperti di calcio. Questa tendenza degli italiani ad attribuirsi competenze che esulano dalle loro dirette conoscenze non è limitata agli avvenimenti sportivi, ma si manifesta anche in altri campi.

Un ambito su cui i cittadini italiani tendono ad intervenire spesso è quello economico-finanziario. Sono numerosi i blog, i commenti alle manovre finanziarie, gli articoli di protesta scritti da persone con scarse, o in alcuni casi nulle, competenze economico-finanziarie.

Il basso livello di conoscenze in ambito finanziario da parte degli italiani è da tempo dimostrato da indagini e inchieste nazionali ed internazionali. Davanti a domande precise, si palesa l’ignoranza degli italiani in materie economiche.

Queste limitate conoscenze non rappresentano un problema marginale perché tutti i cittadini hanno, e avranno, contatti con il mondo finanziario ed economico. Una scarsa conoscenza della materia, quindi, non è solo un problema di forma, che espone le persone meno esperte a proporre ragionamenti senza senso in campo economico, ma è un problema soprattutto di sostanza perché va a condizionare la vita di ognuno di noi.

A conferma di quanto serva agli italiani lo studio della finanza è arrivata qualche giorno fa una ricerca dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) basata su un’indagine somministrata agli studenti di diverse nazioni.

Visto che nelle scuole italiane sono molto rari i corsi di finanza ed economia, e anche quando ci sono non è detto che forniscano le informazioni necessarie (e la responsabilità di una scarsa conoscenza è da attribuire anche alla svogliatezza degli studenti), è più che naturale che i risultati degli studenti italiani siano negativi, per non dire disastrosi, considerato che vivono in una delle economie più sviluppate del pianeta.

Come al solito, i dati chiariscono meglio la situazione. Partiamo dal confronto internazionale, per poi passare ad un raffronto fra le regioni italiane. All’indagine sull’educazione finanziaria hanno partecipato 29.000 studenti quindicenni di diciotto nazioni. Per fornire immediatamente un’idea di quanto poco sappiano gli studenti italiani in materia finanziaria si consideri che si sono posizionati in diciassettesima posizione su diciotto nazioni. Alle spalle degli studenti italiani ci sono solo quelli colombiani.

Al primo posto della classifica ci sono gli studenti di Shanghai con un punteggio di 603, molto più alto persino della media dei 13 Paesi OCSE del campione (i Paesi OCSE partecipanti all’indagine erano 13 sul totale di 18 Paesi) che si attesta a 500 punti. Sopra la media OCSE si posizionano anche gli studenti del Belgio (541), dell’Estonia (529), Australia (526), della Nuova Zelanda (520), della Repubblica Ceca (513), della Polonia (510) e della Lettonia (501).

Al di sotto della media OCSE troviamo gli studenti quindicenni degli Stati Uniti (492), della Russia (486), della Francia (486), della Slovenia (485), della Spagna (484), della Croazia (480), di Israele (476), della Repubblica Slovacca (470), dell’Italia (466) e, infine, della Colombia (379).

Dalla classifica, quindi, emerge non solo che l’Italia è nelle retrovie, ma che anche il risultato è distante da quello ottenuto dagli studenti di altri Paesi. Quindi, nel confronto internazionale gli studenti italiani registrano un pessimo risultato per quel che riguarda le loro conoscenze in ambito finanziario.

Già questo risultato dovrebbe far comprende quanto sia necessario l’inserimento di un corso in materie finanziarie all’interno del percorso formativo degli studenti italiani. Non è accettabile un così ampio differenziale di conoscenza rispetto ad altri studenti.

La situazione, grazie ai dati forniti dall’OCSE, appare ancora più problematica quando si analizzano i dati regionali poiché le differenze regionali si presentano molto marcate. Passando in rassegna i punteggi ci si accorge che ci sono solo due regioni con voti leggermente superiori alla media dei 13 Paesi OCSE, Veneto (501) e Friuli Venezia Giulia (501). Gli studenti delle province di Bolzano (500) e Trento (498) e gli studenti lombardi (491) sono vicini alla media OCSE, ma le altre regioni sono decisamente più indietro. Sopra la media nazionale (466) si posizionano gli studenti di Emilia Romagna (481), Piemonte (481), Valle d’Aosta (476), Marche (474), Umbria (474), Toscana (471) e Liguria (468). Sotto la media troviamo gli studenti della Puglia (462), prima regione del Mezzogiorno, Lazio (460), Molise (453), Abruzzo (449), Basilicata (446), Sardegna (446), Campania (439), Sicilia (429) e in ultima posizione gli studenti calabresi (415) che sono circa 200 punti distanti dalla media dei quindicenni di Shanghai, un valore intollerabile. Si consideri che anche gli studenti migliori in Italia, quelli residenti in Veneto e Friuli, sono pur sempre oltre 100 punti sotto i loro coetanei cinesi.

Questo risultato è sicuramente dovuto al contesto sociale in cui si vive, visto che i programmi di economia e finanza latitano sia al Sud che al Nord Italia. Un dato particolare che mette in luce quanto siano poco istruiti gli studenti italiani in ambito finanziario riguarda il punteggio ottenuto dagli studenti calabresi. Come indicato poco fa, il punteggio della Calabria è il più basso registrato in Italia ed è sostanzialmente uguale a quello raggiunto dagli studenti della regione di Medellin in Colombia (414) oltre che essere inferiore a quello di una altra regione colombiana (Manizales, 417). Sapere che gli studenti calabresi vantano conoscenze finanziarie pari ai coetanei che vivono in una regione, Medellin, famosa nel mondo per i narcotrafficanti e non certo sviluppata come dovrebbe essere una regione di un Paese del G7 è un ulteriore dato che dovrebbe indurre le istituzioni e le famiglie a comprendere quanto sia necessario intervenire su queste materie per migliorare le conoscenze dei nostri giovani.

Vista la gravità della situazione è necessario organizzare azioni mirate per cercare di cambiare lo status quo. Da un lato sarebbe utile rafforzare gli interventi sull’educazione finanziaria che già oggi vengono svolti da istituzioni pubbliche e private attraverso lezioni che affiancano il normale iter formativo degli studenti. Un maggior supporto della politica e degli apparati ministeriali sarebbe, quindi, più che opportuno in tal senso. Più interessante è l’ipotesi di inserire tra gli insegnamenti scolastici un corso di economia e finanza. In questo modo si fornirebbero agli studenti lezioni strutturate e costanti nel corso dell’anno scolastico, imponendo uno studio duraturo di questi argomenti.

Per ottenere un miglioramento dei risultati nazionali appare prioritario avviare questi corsi soprattutto nelle regioni Meridionali, che registrano punteggi molto bassi nel confronto internazionale. Infatti, potenziare le conoscenze degli studenti Meridionali permetterebbe alla media nazionale di avvicinarsi alla media OCSE.

L’importanza di questo tipo di conoscenza deriva dal fatto che tutti prima o poi sviluppiamo una domanda di servizi finanziari. Sia che si tratti di un semplice conto corrente, di una carta di credito prepagata o di un piccolo investimento in titoli di stato è necessario avere delle conoscenze basilari di finanza per poter capire che tipo di investimento o di servizio si sta scegliendo. È importante comprendere che queste conoscenze sono necessarie per evitare errori che possono condizionare il tenore di vita.

Inoltre, dai dati dell’indagine OCSE emerge una particolarità interessante. Gli studenti italiani registrano voti in matematica più alti rispetto a quelli in finanza. Ciò significa che vi è una carenza specifica in materia, visto che anche gli studenti più bravi ottengono risultati scarsi quando si confrontano con argomenti finanziari. Da ciò deriva la necessità, come si indicava in precedenza, di un intervento mirato, con corsi strutturati e ben progettati al fine di migliorare queste specifiche conoscenze.

Avere una conoscenza di base su queste tematiche serve a migliorare la percezione della realtà che ci circonda e riduce le possibilità di incorrere in errori quando si decide di investire i propri risparmi. Indubbiamente la scuola potrà far molto nell’incrementare le nozioni finanziarie, previa opportuna formazione dei docenti, ma è fondamentale che non solo i giovani studenti, ma tutti i cittadini italiani, capiscano l’importanza della formazione in materia finanziaria ed economica. Quindi, a prescindere da ciò che sarà fatto in ambito scolastico è opportuno che tutti gli italiani migliorino la loro istruzione finanziaria.

 

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