venerdì, Settembre 25

I paradossi del Messico

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Il Messico non è solo un paese dove investire e con il quale intrattenere grandi e strategici affari, bensì una realtà molto complessa e fatta di grandi paradossi. Luogo di migrazioni, cartelli della droga e povertà che stridono dinanzi ai numeri statistici che ci parlano di un paese in crescita e che ben si colloca nel mercato globale. Forse, dallo stesso paese centroamericano è possibile tratte anche utili spunti per meglio capire quanto oggi accade anche in Europa. Ne parliamo con Alfonso Jiménez de Sandi, economista e sociologo messicano specialista in studi latinoamericani, oggi professore di Politiche Economiche del Messico e Problemi dell’Educazione Contemporanea presso la Facoltà di Filosofia e Lettere dell’università UNAM.

Il Messico è un paese molto particolare in quanto la sua politica e la sua economia risentono fortemente del vicino statunitense. Inoltre il paese oggi è il canale imprescindibile per il transito della droga dal continente latinoamericano al più grande mercato del mondo ovvero il nord America. Altro aspetto che contraddistingue il Messico come altri paesi latinoamericani è la manodopera a basso costo e la bassa protezione nei confronti dei lavoratori: un plusvalore di cui godono le grandi multinazionali che nel paese fanno grandi affari a bassissimo costo. Ma è veramente questo il futuro che ancora ci dobbiamo attendere per questo grande paese?

Spero di no, il nostro paese deve giungere ad un cambio, ma ciò dipende dagli elettori. Abbiamo bisogno di governi più nazionalisti, che appoggino le imprese ed i lavoratori in una sorta di ritorno al passato pur accettando la globalizzazione. In poche parole volgere il modello dominante a strumento utile agli interessi nazionali.

In Europa si vive un momento di grave emergenze a causa dei flussi migratori provenienti dalle regioni africane e mediorientali. L’Europa appare disorganizzata e capace di affrontare il problema cercando di chiudere i propri confini. Ultimo evento la decisione dell’Austria di creare una vera e propria barriera fisica al confine con l’Italia. Una crisi di sistema per la quale lo stesso Obama ha avuto parole di rimprovero nei confronti di tali atteggiamenti sottolineando l’importanza dell’accoglienza e della cooperazione intraeuropea. Ci può spiegare come è gestito il confine tra Messico e Stati Uniti e come questi ultimi affrontano i flussi migratori provenienti dal Centro America?

La gestione della frontiera Messico-Stati Uniti è ben lontana dal poter esser presa come esempio da seguire. Si tratta di una frontiera controllata dalle agenzie di polizia statunitensi verso le quali non ha nessuna voce in capitolo il nostro paese. Tutti i migranti clandestini che attraversano il nostro paese hanno come obiettivo di raggiungere gli Stati Uniti e sfortunatamente, a causa di una mancanza di controlli da parte del Messico, queste persone finiscono per essere in balia dei gruppi criminali che operano nella regione. la cooperazione messicana con gli Stati Uniti in ambito migratorio è soggetta agli interessi politici: i messicani intrappolano i migranti, soprattutto centroamericani, e li sottopongono alla medesima politica che a loro volta i nordamericani applicano ai messicani. Una situazione veramente deplorevole.

Un altro problema per noi europei è la crisi economica e finanziaria. Una condizione che dal 2008 ad oggi non ha ancora visto una soluzione o quasi. Nello specifico viviamo un’accelerazione dei dialoghi per la creazione del TTIP ovvero un’area di libero commercio tra Europa e Stati Uniti con l’auspicio di rilanciare l’economia. Si tratta in sostanza di un revival del progetto ALCA che vede sempre la centralità di Washington nella sua promozione. Il Messico ha aderito negli anni ’90 al NAFTA ovvero la sperimentazione in ‘piccolo’ del progetto ALCA. Quali sono stati gli effetti reali per il Messico di questo ampio accordo commerciale?

Il maggior beneficio lo hanno ottenuto le imprese multinazionali così come i lavoratori di queste stesse imprese. Il governo non ha operato per ottenere i benefici fiscali che avrebbe potuto ottenere da un maggior controllo dei flussi di capitale in uscita generati dalle stesse multinazionali e diretti ai paesi d’origine. Si sono così avuti pochi benefici, ancor meno se pensiamo alle aspettative che gli accordi commerciali generano nella collettività.

Come detto il narcotraffico rappresenta uno dei maggiori problemi per il Messico. Forse il risultato di una (non)politica sociale ed economica rivolta all’interno del paese da parte dello stato che da sempre ha dato l’impressione di guardare a nord per trovare una soluzione ai suoi problemi. Tutto ciò ha permesso la formazione dei cartelli della droga che oltre al mercato di stupefacenti gestiscono anche i flussi migratori verso gli Stati Uniti. Un vero e proprio stato nello stato difficile da delegittimare visto che per molti rappresenta anche l’unica fonte di reddito e l’unica fonte di protezione. Si parla anche di forti punti d’unione fra classe politica e signori della droga tanto da far pensare che nulla potrà cambiare. Possiamo sperare nelle nuove generazioni o il sistema è inesorabilmente inespugnabile?

Il risultato dell’apertura commerciale è stato lo smantellamento della vecchia struttura istituzionale che un tempo rappresentava un vero e proprio modello. Apparentemente questo governo è riuscito a giungere a degli accordi con la classe politica, ma continua a vigere un compromesso all’interno dell’élite politica per non consolidare i cambi profondi attuati in merito alla lotta alla corruzione, per cui si può dire difficile che il tutto giunga ad un pieno compimento. Le nuove generazioni sono integrate al sistema di corruzione e non si vede in loro alcun interesse per il cambiamento, soprattutto in chi appartiene all’élite. A livello popolare è la stessa cosa perchè i cartelli della droga integrano le proprie schiere operative attingendo dai settori più poveri della società. Lo vedo molto difficile il cambiamento, ma non impossibile se vi sono piccoli settori della popolazione interessati a questo.

E proprio le nuove generazioni sono al centro del dolore del paese: ancora oggi si cercano risposte alla scomparsa di 43 studenti il 26 settembre 2014 a Iguala. Perché è così difficile raggiungere la verità?

I criminali che hanno compiuto questa operazione, sono riusciti ad eliminare ogni traccia e la relazione tra questi gruppi ed alcuni settori della classe politica e giudiziale peggiorano le possibilità di arrivare alla verità. Forse è necessario creare una commissione per la verità, integrata da personalità con un’alta credibilità morale per poter superare questa situazione di crisi.

Lei stesso cura le future generazioni con il suo lavoro di docente universitario. Oltre alla sua materia di studi, cosa cerca di far capire ai suoi studenti per permettergli di inserirsi in questa complessa e ricca di paradossi, società messicana?

Io cerco di fare in modo che gli studenti pensino con la propria testa  e affinché gli stessi possano giungere ad una coscienza del mondo in cui devono vivere. Tale coscienza, che quando io ero studente era molto alta, oggi non è affatto presente nelle nuove generazioni. Il loro unico interesse è migliorare la propria situazione ed adattarsi in un mercato del lavoro molto difficile. E’ importante equipaggiarli di strumenti tecnici, ma allo stesso tempo non trascurare questa visione critica e cosciente del mondo attuale in modo tale che qualcuno tra loro cerchi di diventare un attore del cambiamento necessario.

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