giovedì, Aprile 2

I terremoti visti dai satelliti Tre anni prima de L'Aquila i dati dicevano qualcosa. Si potrà un giorno prevederli?

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Sembra che nostra Madre Terra stia dando segnali di fastidio ai suoi abitanti, per come viene trattata dal  genere umano. Forse nei tempi di estremo razionalismo queste affermazioni possono apparire nostalgiche e senza senso per cui ce ne prendiamo il peso, ma di certo tra uragani e terremoti non si può dire di star tranquilli, sul nostro pianeta anche in zone sperdute.

Riteniamo di contro poco probabile che in alcuni eventi vi possa essere la causa umana. Le energie liberate sia dall’aria che dal sottosuolo sono incommensurabili da quello che può generare l’intelligenza umana. Fortunatamente!

Non ci sono ragionevoli dubbi sui danni causati dagli inquinamenti e certo, se a qualche folle maniaco vien voglia di far esplodere un ordigno sotterraneo, molte teorie diventano pratiche da discutere. Per quanto tendiamo a dimenticare, episodi di esperimenti nucleari ci son stati regalati da dieci regimi con ideologia e potere militare assai eterogenei e questi sono – per ricordarcelo – la Corea del Nord, tristemente di cronaca quotidiana, ma anche Stati Uniti e la Russia dell’Unione Sovietica, per non parlare dei nostri amici vicini del Regno Unito e della Francia, certo la grande Cina e poi India e Pakistan, mentre il Sudafrica e Israele asseriscono di non aver mai compiuto test ufficiali, ma sono considerati fra i possibili responsabili di un’esplosione nell’Atlantico del Sud sviluppata nel 1979 ma tutta la storia è ancora top secret e resta nella memoria di un satellite che ne avrebbe rilevato gli effetti. Ci sarebbero pure gli esperimenti effettuati in zone dell’eso-atmosfera (quattro eventi a quote più alte, tra il 1961 e il 1962 da parte dell’Unione Sovietica) ma anche gli USA non si sono fatti mancare la soddisfazione delle proprie curiosità sia sul Pacifico che sull’Atlantico.

Episodi ormai sbiaditi, per i cronisti che amano indagare sul presente senza ricordarsi che tutti noi siamo pur sempre figli di un passato!

Orbene, non abbiamo gran voglia di istillare terrore in chi ci legge e quindi torniamo con i piedi su quella Terra che non ha smesso di tremare e di farci tremare, come ci racconta in questi giorni la regione del Messico. Perché pensiamo che se per adesso non esista alcun modo per evitare i terremoti, abbiamo pure qualche strumento utilizzabile per avvertirci di pericoli incombenti ed effettuare le dovute precauzioni. E veniamo a un esempio che ci è veramente vicino.

Circa tre anni prima che si scatenasse il finimondo a L’Aquila con il terremoto del 6 aprile 2009, i satelliti per l’osservazione della Terra hanno rilevato un abbassamento del suolo di un centimetro e mezzo in un’area vicina alla zona dell’epicentro. Il risultato ha tutta la reputazione scientifica, visto che è stato il frutto di una ricerca coordinata dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), secondo cui un segnale di questo tipo potrebbe essere legato a una fase preparatoria del terremoto. Anche se, con indiscussa serietà, l’ente di ricerca dichiara che la previsione dei terremoti è un traguardo ancora lontano dall’essere raggiunto. Quindi siamo in pieno guado dalla sponda del traguardo agognato ma ci auguriamo tutti che i nostri scienziati abbiano imboccato la strada giusta. Del resto, sia pur con grandi distinguo noi riteniamo che le previsioni sismiche potrebbero seguire i modelli matematici usati nelle anticipazioni metereologiche: molti dati statistici immagazzinati e confrontati con le dirette osservazioni delle nubi e del vento oggi ci permettono di conoscere con approssimata sicurezza il futuro climatico. Solo che queste operazioni avvengono da millenni. Vi è traccia che già nel 650 a.C. e hanno iniziato i Babilonesi a predire il tempo dalle forme delle nuvole, come anche dall’astrologia. Poi dai frammenti della filosofia greca sappiamo che nel 340 a.C. Aristotele descrisse le forme meteorologiche in Meteorologica.

E ci fermiamo qui ma la storia giunge a noi in modo trasversale, con la tradizione culturale cinese delle predizioni del tempo che risale almeno al 300 a.C. e quindi araba, indiana e romana. Per quanto gli antichi metodi di previsione meteorologica facessero affidamento sulle forme osservate degli eventi, il sistema veniva definito anche dal riconoscimento che appariva all’occhio degli osservatori, quali per esempio il colore del cielo serale o la forma delle stratificazioni nuvolose. Ovviamente il modello empirico ha avuto molte carenze ma poi attraverso una costante catalogazione degli eventi, si è ottenuta una banca dati tale da poter confrontare la ripetizione degli accadimenti con una buona speranza di successo.

Una metodologia così raffinata si sta ripetendo sicuramente per la sismologia ma è ancora da troppo poco tempo. Intanto per il tempo c’era poi la simbiosi con le credenze mistiche.

Gli antichi romani leggevano i fenomeni sismici quale preludio ad altri avvenimenti terreni; e parliamo anche di menti raffinate. Franco Foresta Martin e Patrizia Polizzi nel loro piacevolissimo lavoro intitolato ‘Terremoto’ di Avverbi Editore, ricordano che nella terza orazione di Cicerone contro Catilina si parla di un cielo infiammato di meteore, di cadute di fulmini e di terremoti che il grande oratore così commentava: «… Per non parlare degli altri prodigi che si sono verificati durante il mio consolato in un numero così grande da far pensare a un vero e proprio presagio, da parte degli immortali, degli attuali avvenimenti».

Quindi le lontane credenze generate dalla necessità di trovare un colpevole e di personificare una forza senza volto e senza nome tralasciavano l’annotazione fisica per abbandonarsi di più alla trattazione teologica. Dall’altra parte del mondo i padroni dei terremoti sono stati i giapponesi, che hanno personificato gli eventi sismici in orribili esseri dal corpo di uomo e la testa di pescegatto. Nel tempio di Kashina è rappresentata una divinità celeste che ordina al dio Daimyojin di conficcare a martellate un cuneo di legno nella testa di Nanazu, colpevole della distruzione di Edo, l’attuale Tokyo, causando distruzione e morte.

Tuttavia sappiamo anche che nell’antichità, il comportamento di serpenti, rane e molti rappresentanti del mondo ittico erano associate alla vigilia di un accadimento. Non se ne conosceva il perché e forse neanche adesso c’è gran chiarezza ma ora noi sappiamo che taluni animali percepiscono le particolari onde acustiche che precedono la catastrofe. Quindi nella mescolanza tra la sacralità e la saggezza popolare si sviluppa una illuminata traiettoria di conoscenza.

Oggi che abbiamo a disposizione la possibilità di osservare ampi spazi di distese terrestri con un’unica immagine e catalogarla con la possibilità di un confronto proattivo, la ricerca previsionale fa degli importanti passi avanti.

Per cui, tornando allo studio effettuato dall’Ingv in collaborazione con le università di Cassino e L’Aquila, le immagini radar rilevate dai satelliti indicano che la deformazione del suolo in due bacini nell’area dell’epicentro del terremoto del 2009 è stata causata dal progressivo abbassamento del falde acquifere, a sua volta determinato dallo spostamento dei fluidi nelle fratture formate nella roccia. In questo modo si è definito che la formazione delle fratture, già per altro nota da tempo, esclude con le sue riprese che vi siano state altre altre cause dello spostamento del suolo.

E pensare che qualcuno si domanda ancora a cosa servano i satelliti!

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