sabato, Settembre 21

Israele: due Benny, una poltrona Israele di nuovo al voto, Netanyahu è l’uomo forte, ma non è mai stato così debole, mentre Gantz lo tallona

0

Likud contro Blue and White. Benjamin Netanyahu contro Benjamin Gantz. Questo è lo scenario che contraddistingue la politica israeliana a cinque giorni dalle elezioni parlamentari: le seconde del 2019. Il turno elettorale di aprile si è chiuso con un nulla di fatto e il rinnovo del Knesset – il Parlamento – è stato riprogrammato per il 17 settembre. Tutto, però, fa prevedere che anche la prossima tornata si concluda con un pareggio, lasciando Israele dentro ad un vuoto politico che perdura ormai da oltre cinque mesi.

Come si è arrivati a tutto ciò? Il 9 aprile scorso, il voto popolare aveva decretato un perfetto equilibrio tra le due fazioni principali: entrambe al 26% – con Likud in vantaggio di soli tre decimi su Blue and White – che tradotto significava 35 seggi a testa. Preso atto della volontà dei cittadini, il Presidente israeliano, Reuven Rivlin, ha assegnato a Netanyahu il compito di formare una maggioranza. Affinché questa possa costituirsi, però, è necessario possedere 61 dei 120 seggi di cui è composto il Parlamento israeliano. Ed è proprio durante la fase esplorativa che il premier incaricato ha trovato una montagna insormontabile. Sul finire di maggio, non ricevendo la disponibilità da parte dei suoi vecchi alleati a formare un Governo, Netanhyau ha quindi proposto un ritorno alle urne al riunito Knesset. I neo-deputati, recependo la mozione del leader di Likud, hanno votato favorevolmente, sciogliendo così il neonato Parlamento. Una mossa necessaria quella di Netanyahu, poiché si stava avvicinando la scadenza dei 42 giorni utili per la presentazione di un Esecutivo. Una volta scaduti i termini, infatti, Rivlin avrebbe potuto incaricare Gantz, leader della coalizione Blu and White, del mandato esplorativo: una prospettiva che l’attuale Primo Ministro israeliano ha voluto scongiurare a tutti i costi.

Dunque, eccoci arrivati a settembre. Lo scenario, però, non sembra essere cambiato e Gantz rappresenta ancora un pericolo per la leadership di Netanyahu, che corre per il suo quinto mandato. Diversamente dalla scorsa tornata, Gantz sembra meglio oliato nei meccanismi della campagna e del palcoscenico elettorale, ma parte con lo svantaggio di non avere le stesse doti oratorie del suo rivale. 

Durante la campagna precedente, Gantz ha in parte risentito del ritardo con cui si è presentato sulla scena politica nazionale in coalizione con i centristi di Yesh Atid – secondo partito nel 2013, quarto nel 2015 – e Telem, nuova forza di centrodestra guidata da Moshe Yaalon, Ministro della Difesa dal 2013 al 2016. Fondato a fine dicembre il suo partito, Israel Resilience Party, Gantz ha poi dato vita all’alleanza Blue and White nella seconda metà di febbraio, non rilasciando fino ad allora nessuna dichiarazione riguardo le sue opinioni e la sua agenda programmatica. Nonostante ciò, alle elezioni Blue and White è risultata la seconda forza del Paese. Come è stato possibile per Gantz ottenere un risultato simile? Crisi della sinistra parlamentare, certo, ma grazie anche al ruolo di Capo di Stato Maggiore che ha rivestito tra il 2011 ed il 2015. In Israele, infatti, tale carica reca una grandissima popolarità presso lopinione pubblica. E questo spiega anche come, già a gennaio, senza aver mai proferito parola, il nome di Gantz fosse schizzato in testa ai sondaggi.

Sorge allora un dubbio: data la sua popolarità, se avesse avuto più tempo per strutturare la sua campagna, cosa avrebbe potuto fare Gantz? È una domanda a cui avremo presto risposta. Quella di Blue and White, comunque, non è una vera alternativa ideologica a Likud. Entrambe sono schierate nell’emisfero di destra/centrodestra dell’universo politico israeliano, ma Gantz ha evitato intenzionalmente richiami ideologici per garantirsi una base elettorale più ampia: la prova è data dal fatto che la questione palestinese non è stata tirata minimante in ballo durante questa campagna, così come è stata toccata solamente di striscio per le elezioni di aprile. Non a caso uno degli slogan elettorali più gettonati nella precedente tornata era ‘non c’è destra o sinistra, solo ciò che è buono per Israele’.  «Non ci uniremo ad un Governo corrotto con Netanyahu», ha affermato recentemente Gantz, il quale si dice disposto invece a «formare un Governo di unità nazionale con altri partiti sulla base di principi condivisi».

Lobiettivo dichiarato di Gantz è solo uno: mettere fine allera Netanyahu. La sicurezza nazionale è il tema maggiormente affrontato dall’ex Capo di Stato Maggiore per attaccare il premier uscente, reo di aver cercato accordi temporanei con Hamas anziché distruggere il gruppo che tiene in pugno la Striscia di Gaza. Ma la campagna elettorale attuale non è sostanzialmente diversa dalla precedente. Gantz si nasconde, non è esplicito sul programma e, nonostante ciò, continua a guadagnare voti: secondo gli ultimi i sondaggi stilati dall’istituto Israeli Policy Forum, Blue and White otterrebbe 32 seggi contro i 31 di Likud. 

Gantz si propone come il nome forte che è mancato in questi anni di egemonia targata Netanyahu. Ma le elezioni israeliane, data la storica frammentazione della politica dalle parti di Tel Aviv – nessun partito ha mai ottenuto i 61 seggi  necessari per governare da solo – sono come una gara di sartoria: vince chi si dimostra più abile nell’arte della tessitura, cioè a formare alleanze. E in questo mestiere il leader di Likud ha dimostrato di non avere rivali, mentre Gantz fatica a trovare alleati

Nell’ultimo periodo, però, Netanyahu sembra aver dimenticato le sue abilità da sarto, oppure a Tel Aviv è semplice cambiata la moda. Il premier più longevo della storia di Israele è, forse, nel suo momento più critico, mentre si trova sempre ad affrontare spinosi casi di corruzione. Questi, tuttavia, stando ai risultati di aprile e ai sondaggi odierni, non sembrano aver scalfito la sua popolarità presso l’elettorato. Ciò che potrebbe compromettere la sua rielezione come capo del Governo è il rapporto con i suoi (ex) alleati. La coalizione di destra di cui era a capo si è sgretolata negli ultimi mesi del 2018, costringendolo a convocare elezioni anticipate. A metà novembre, Avigdor Lieberman, ex Ministro della Difesa e leader del partito laico e nazionalista Yisrael Beiteinu, ha rassegnato le dimissioni come atto di protesta dopo l’ennesima tregua stipulata con Hamas. Ma i dissidi tra Lieberman e Netanyahu erano ben più ampi e riguardavano soprattutto l’annosa questione della leva militare obbligatoria per gli ortodossi. Negli ultimi anni, per garantirsi la leadership del Paese, Netanyahu si è sempre più rivolto ai partiti di destra, tra cui gli ultra-ortoddossi. Tra questi, gli Haredim sono esentati dalla leva militare sin dalla nascita di Israele, così da dedicarsi maggiormente allo studio della Torah. Ma se negli anni passati rappresentavano solo una piccola comunità, ora la loro popolazione è in costante aumento: ciò si potrebbe far sentire sia in termini di unità militari, sia in termini di peso elettorale. In ogni caso, anche con l’appoggio dei partiti ultraortodossi, Shas e United Torah Judaism, Netanyahu non riuscirebbe a ottenere la maggioranza. Ago della bilancia rimane allora Lieberman, il cui partito dovrebbe guadagnare circa 10 seggi, ma che di esenzione della leva militare per gli ortodossi non ne vuole sentir parlare.

Netanyahu si trova allora costretto a ricorrere ai suoi soliti metodi propagandistici. Se a fine marzo ha sfruttato il riconoscimento da parte degli Stati Uniti della sovranità di Israele sulle Alture del Golan, due giorni fa ha promesso di annettere lintera valle del Giordano e del Mar Morto e tutti gli insediamenti ebraici in Cisgiordania. Solo pochi giorni prima aveva mostrato un sito segreto dove l’Iran svilupperebbe il suo piano nucleare. L’annuncio – già criticato dalle Nazioni arabe – sembra non aver generato particolare entusiasmo e Blue and White ha accusato il Primo Ministro di fare solo propaganda elettorale. Il forte rapporto con Washington rimane comunque il faro della politica di Netanyahu, il quale ha tempestato le città israeliane con cartelloni raffiguranti una stretta di mano tra lui e Donald Trump. Il licenziamento del Consigliere per la Sicurezza Nazionale, John Bolton, però, non è un buon segnale per Tel Aviv. Bolton era fautore di una forte politica a sostegno di Israele e anti-iraniana. Adesso, invece, il pragmatico Presidente degli USA starebbe virando verso un’apertura nei confronti di Teheran, di cui Netanyahu è acerrimo nemico. 

Stati Uniti o meno, la figura di Netanyahu riscuote ancora di un largo consenso. Per questo motivo, sondaggi alla mano, lipotesi più quotata è che si vada verso un Governo di unità nazionale o, addirittura, verso un terzo turno elettorale. In questo caso, il ‘Benny vs Benny’ sarebbe destinato a replicarsi ancora, facendo entrare Israele in un loop elettorale senza precedenti, a meno che i due contendenti non decidano di riporre le armi e cercare un compromesso. 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore